Rubrica “Massa Critica”/ Putin non sarà Hitler, ma gli somiglia molto

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Editoriale-Qualche sera fa in Tv ho assistito alla protervia di due accademici, palesemente innamorati della loro intelligenza e della loro preparazione culturale, che si sono prodigati nell’impartire lezioncine e rimproveri agli altri astanti sulla guerra di Putin in Ucraina.
Quasi infastiditi che le loro idee non fossero accolte come oro colato, hanno sollevato dubbi finanche sull’unico dato oggettivo e indiscutibile: l’aggressione militare di uno Stato libero e democratico da parte di un altro Stato.
Tali personaggi hanno accusato tutti gli altri interlocutori (tra cui un illustre storico e una nota esperta di affari internazionali) di non avere visione storica e di non riuscire a considerare la complessità del contesto.
Addirittura costoro hanno messo in discussione il lessico utilizzato per raccontare la resistenza degli ucraini, sostenendo sostanzialmente che i morti e la tragedia umanitaria fossero soprattutto colpa della stessa Ucraina e dei suoi leader, incapaci di arrendersi all’inevitabile disfatta.
Ovviamente, nel loro arzigogolato tentativo di concedere una qualche fondatezza alle apprensioni espresse da Putin e alla sua conseguente azione militare, non si sono sottratti dal chiamare in causa le responsabilità passate e presenti della NATO, degli USA e della UE, aggravatesi oggi nell’offrire armi e finanziamenti all’Ucraina per opporsi all’invasione.
Questi due personaggi, peraltro, insegnano all’università e scrivono libri, manifestando anche una qual certa insofferenza se non correttamente qualificati con il titolo appropriato (professore, ecc ecc).
Ebbene, con tutta la modestia e i limiti del sottoscritto, mi chiedo come si possa arrivare ad avere un approccio alle cose cosi tanto analitico e parcellizzato dei fenomeni da perdere qualsiasi contatto con la realtà delle cose.
Nessuno nega che tutto debba essere approfondito e compreso in profondità, senza lasciarsi orientare da un pensiero unico o maggioritario.
Nessuno nega che esistano errori, anche gravi, dell’Occidente nella gestione dei rapporti con la Russia e gli altri Stati post-sovietici.
Nessuno nega che all’origine del dramma ci possano essere stati o persistano anche interessi più o meno palesi se non indicibili e sotterranei.
Ritengo, però, che esista un tempo opportuno per ogni cosa, ma che oggi non sia quel tempo.
Che pure ci sarà e ci dovremo concedere, perché la piena comprensione è premessa di ogni azione volta a prevenire tragedie e non ricadere negli sbagli del passato.
Oggi, però, ripeto: non è quel tempo.
Mentre, infatti, costoro discettano e pontificano dalle loro comode cattedre sulle cause storiche e sulle responsabilità a monte della guerra in corso, le persone, quelle vere, quelle in carne e ossa, muoiono o restano mutilate.
E, come sempre e per primi, ne pagano il prezzo i più vulnerabili: donne e bambini, anziani e malati.
Ragionare sui massimi sistemi e richiamare ai principi generali, pur condivisibili in teoria, non può e non deve mai superare ed eludere i fatti nella loro attuale evidenza e oggettività.
Studiare la causa non può e non deve diventare l’alibi per non affrontare il tragico effetto oramai prodottosi, assumendo una posizione chiara, decisa e senza riserve nel condannarlo, stigmatizzarlo e additarlo in tutta la sua scelleratezza.
Non basta.
Oltre alla condanna, serve agire.
Serve una volontà attiva che determini azioni concrete a sostegno dell’Ucraina, nei limiti del possibile e del ragionevole, per offrire un aiuto doveroso alle vittime dell’aggressione russa e per compensare l’abnorme differenza di forze tra i due contendenti in armi.
Contesa che – va sempre rimarcato per non perdere la bussola – ha voluto e iniziato la Russia e non l’Ucraina, Putin e non Zelens’kyj.
Si può opinare su tutto, ma non su questo.
E, pur nel sacrosanto diritto di critica e di opinione diversa che va sempre difeso e assicurato a chiunque, mi pare un dato preoccupante che tale diritto venga brandito in modo così fuori sincrono e distonico rispetto al momento e ai fatti.
Soprattutto se a brandirlo in modo così leggero sono i titolari di fondamentali responsabilità formative e informative.
Invocare e alimentare l’esercizio di un pensiero critico è una cosa, ma esercitarlo in modo quasi ossessivo su tutto, in modo indistinto e senza una presa di posizione netta su ciò che è oggettivamente giusto o sbagliato in quel dato momento storico, è ben altra cosa.
E l’aggressione di un Paese libero è oggettivamente sbagliata.
E l’invasione di un Paese democratico è oggettivamente sbagliato.
E l’attacco militare sferrato ad un Paese, che non sia per legittima difesa, è oggettivamente sbagliato.
E l’emergenza umanitaria provocata dalla guerra voluta da Putin è oggettivamente sbagliata.
Su questo, almeno su questo, non si possono e non si devono avere tentennamenti di sorta.
A prescindere da ogni altra legittima o diversa opinione su tutto il resto.
La premessa di ogni ulteriore ragionamento non può prescindere dal riconoscere che la decisione di Putin è una follia infame, da contrastare e condannare senza se e senza ma.
Ci sarà, poi, il giusto tempo per approfondire e provare a comprendere tutti gli altri fattori che abbiano potuto concorrere a creare le condizioni per il gesto folle.
Altrimenti, se la chiara distinzione tra aggressore e aggredito, tra bullo e vittima, tra picchiatore e bersaglio, non viene fatta prima e subito, ogni altra discussione rischia di inquinarsi.
Peraltro, come si può impostare un confronto costruttivo tra idee se già in premessa si evita di attenersi ai fatti e i comportamenti per aggrovigliarsi in una serie di cervellotiche considerazioni senza riscontro?
Eppure basterebbe già limitarsi a riconoscere serietà a quanto pubblicamente dichiarato da Putin per capire che chiudere gli occhi e voltare le spalle al dramma del popolo ucraino oggi non ci esonererà dal dover affrontare un dramma ben peggiore domani.
Dopo la Seconda Guerra mondiale ci si è resi tardivamente conto che, invece di perdersi in un infinito processo alle vere intenzioni di Hitler, forse sarebbe bastato leggere e prendere molto sul serio il Mein Kampf per evitare la tragedia successiva.
Non vorrei che oggi, anche per l’atteggiamento ambiguo di tanti rispetto a Putin e la sua spregiudicata politica militare, si ripetesse lo stesso spartito di allora e con le stesse terribili conseguenze.
D’altra parte, al netto di un contesto storico, economico e politico molto diverso, Putin non sarà Hitler, ma gli somiglia molto.

 

(di Luigi Massa – dalla Rubrica “⚡️massa critica ✍️” – n. 6/2022 – edizioni Pensiero Libero -®️ diritti riservati)

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