Piedimonte Matese. Col reddito di cittadinanza acquistavano droga che spacciavano a Sepicciano: 8 arresti

Nella mattinata di lunedì 29 marzo i Carabinieri della Compagnia

di Piedimonte Matese, coadiuvati nella fase esecutiva da quelli del Comando Provinciale di Caserta, di Napoli e di Pordenone, nonché dal Nucleo Elicotteristi di Pontecagnano, dai Vigili del Fuoco e da due unità cinofile del Nucleo di Sarno, hanno dato esecuzione ad otto ordinanze di custodia cautelare (sei ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di custodia cautelare agli arresti domiciliari) emesse dal GIP del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, su conforme richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di soggetti gravemente indiziati del delitto di detenzione a fini di spaccio e cessione di sostanze stupefacenti, del tipo marijuana, hashish, cocaina e crack.

Tale operazione rappresenta l’epilogo di una complessa e articolata attività di indagine diretta da questa Procura e condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Piedimonte, che ha consentito di far emergere l’operatività di una piazza di spaccio presso il rione IACP frazione di Sepicciano di Piedimonte Matese, gestita da alcuni residenti, tutti originari del comune matesino.

L’indagine, iniziata nell’agosto 2019 a seguito di una mirata e pervicace attività di controllo del territorio e protrattasi sino a dicembre 2021, ha consentito di ricostruire il modus operandi degli indagati e di individuare il loro canale di approvvigionamento.

I soggetti nei cui confronti sono emersi gravi indizi delle condotte di spaccio, che dovranno essere verificati nel corso del giudizio, erano tutti percettori di reddito di cittadinanza ed investivano, per lo più, i proventi dell’attività delittuosa ed i sostegni economici elargiti dallo Stato per l’acquisto delle sostanze stupefacenti che rivendevano generalmente all’interno delle proprie abitazioni, divenute punto di riferimento di numerosi assuntori provenienti da tutta la zona dell’alto casertano.

Attraverso attività di intercettazione telefonica, escussione degli acquirenti, servizi di osservazione, controllo e pedinamento nonché sequestri di stupefacente, è emerso che il contesto ambientale era ritenuto dagli indagati e dagli acquirenti luogo protetto ed impermeabile alle investigazioni, e consentiva loro di agire con estrema spregiudicatezza anche nel periodo in cui vigevano le più restrittive norme sulla libera circolazione.

Nel corso del primo lockdown, infatti, le vendite al dettaglio proseguivano con ritmi incalzanti.

Nella maggior parte dei casi, gli acquirenti si recavano anche più volte al giorno senza preavvertire presso le abitazioni degli indagati essendo certi di poter trovare la sostanza stupefacente.

In altre circostanze, nel tentativo di eludere le investigazioni utilizzavano un linguaggio convenzionale come ad esempio “pane cotto o pane crudo”, “zucchero”, “panettoni”, “piccolo o grande”, “sacchi di colla”, “filoni di pane”, “cioccolata”, “piantine rampicanti”, “pacchi di battiscopa”, “latte” eccetera.

(Procura della Repubblica Santa Maria Capua Vetere – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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