Gabriella | Gli anni passano

Alle nostre madri: senza di esse non saremmo state così… E noi, cosa siamo diventate noi? Le prime della classe, come Gabriella, che fa i conti con gli anni che passano… 

Gli anni cominciarono a trascorrere velocemente tra il lavoro, i corsi di meditazione, il volontariato e mi ritrovai così con quattro figli adolescenti e alle prese con le loro piccole crisi esistenziali.

Ne avevo due al liceo, una alle scuole medie e il più piccolo ancora alle elementari. Era il mio tesoro, il mio cucciolo.

Tenero, buono ma testardo come un mulo. Me lo portavo spesso dietro, sempre curioso di sapere, di conoscere aveva un così tale desiderio di apprendere e sperimentare la vita che non si annoiava mai di seguirmi nelle mie attività, cosa che alla maggior parte dei bambini avrebbe provocato crisi isteriche.

La ragazzina delle medie aveva già compiuto dodici anni. Era una ragazzetta sveglia ma taciturna, sempre assorta nei suoi libri e nelle storie che lei stessa amava scrivere.

Il suo vanto erano i suoi lunghi capelli castano scuro che si pettinava mille volte al giorno e il suo violoncello. Era brava a suonare, una passione che aveva cominciato a coltivare all’età di sei anni e ci deliziava, per così dire, con gli arpeggi che rimbombavano per tutta la casa.  Era la nipote preferita di mia madre, probabilmente perché le somigliava oppure, nei momenti di rabbia, perché mi voleva fare dispetto, preferendola a me.

I maschi più grandi erano solo dei gran confusionari, sempre pronti ad azzuffarsi per un nonnulla. A scuola si impegnavano quel tanto necessario per evitare rimandi e poter così trascorrere le vacanze in santa pace.

Fu proprio durante questo periodo di calma apparente che mia madre cominciò a manifestare i primi segni della malattia. Un giorno, mentre veniva a casa mia dimenticò dove era e vagò per oltre mezz’ora intorno all’isolato.

Fu accompagnata da una mia vicina di casa che preoccupatissima la scortò fino da me.

Fortunatamente non portò con sé mia sorella, era come una bambina e Dio sa come sarebbe andata a finire.Avevamo ormai preso da tempo una badante, era srilankese, molto dolce, molto materna.

L’accudiva con così tanto amore che mia madre progressivamente aveva cominciato a disinteressarsi di lei, uscendo sempre più spesso con la scusa di venire a trovare i nipoti.

Al suo distacco corrispose in maniera sempre più proporzionale la vaghezza dei ricordi e la memoria.

Sempre più distratta, sempre più assorta nei suoi pensieri, sempre più distante, stava cominciando lentamente, ma inesorabilmente a scivolare nell’oblio della mente.

 

Bianca Sannino, docente appassionata nella scuola statale italiana, vive e insegna a Portici da più di vent’anni.

Dopo aver attraversato perigliosi mari in vari ambiti e settori ed essersi dedicata alla redazione di libri saggistici e specifici del settore dell’insegnamento, esordisce oggi nel genere novellistico.

 Due lauree, corsi di specializzazione, master non sono bastati a spegnere la sua continua, vulcanica e poliedrica ricerca della verità. 

Da sempre, le sue parole che profumano di vita e di umanità, arricchite dalla sua esperienza e sensibilità, restituiscono delicati attimi di leggerezza frammisti a momenti di profonda riflessione.

Nel 2021 inizia la collaborazione con LoSpeakersCorner pubblicando una serie di novelle, tutte al femminile.

 

 

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