Clemente Arneri: pittore piemontese in “Campania Felix”

La presenza di Clemente Arneri, pittore piemontese, in Campania, risale ai primi anni dello scorso secolo e lo si evince chiaramente dalla sua firma e dalla data posta sulle sue opere. Il pittore ed affreschista sabaudo nacque nel 1850 a Castiglione Falletto (Cuneo) e, giovanissimo, studiò arti pittoriche a Parigi. Continuò gli studi in Italia, come allievo e collaboratore di Rodolfo Morgari, nominato dal Re Vittorio Emanuele II, pittore e restauratore dei reali palazzi. Nel 1883 i pittori Morgari ed Arneri furono a Cherasco (Asti) dove restaurarono e ridipinsero la navata centrale della chiesa di San Pietro, realizzando due grandi medaglioni raffiguranti la vita di San Pietro, la glorificazione dell’Apostolo e la caduta di Simon Mago. Il Maestro Arneri tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del secolo successivo si trasferì in Campania, incaricato, dal Re d’Italia, di restaurare ed affrescare le chiese e gli edifici civili, per i quali era prevista una ristrutturazione decorativa. L’Italia veniva dal periodo risorgimentale, da una storia di centenni di frammentazione e da un’unificazione ottenuta a mezzo dell’esercito, con i soldati dei Savoia ed i denari dei Borbone, ma l’idea di Italia nasce da lontano, dai tempi di Dante fino a quelli di Cavour, che parlava di italiani prima dell’Unità. Il 17 marzo 1861 nasce l’Italia Unita, ma Nazione e Stato non vanno di pari passo, la Nazione italiana arriva dopo lo Statuto Albertino, dopo Giolitti, dopo l’allargamento del suffragio con la costituzionalizzazione delle masse, l’anima italiana esisteva già da prima, forgiata nelle sue civiltà, nella cultura, nella letteratura e nelle arti. Vittorio Emanuele II era un re molto vicino alla sensibilità popolare e ben lontano dalla nobiltà torinese snob e la regina Margherita, consorte di Umberto I di Savoia, era molto amata a Napoli, era la regina che partecipava alla processione di San Gennaro, che inaugurava gli orfanatrofi e gli asili per l’infanzia, era la regina che riuniva artisti e letterati nella reggia del Quirinale. Detto ciò non stupisce che un pittore piemontese, formatosi a Parigi, vada ad insegnare nell’Accademia delle Belle Arti di Napoli ed operi artisticamente in Campania, le testimonianze di questo operare sono parte dei dipinti giunti fino a noi. Nel 1902, a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Clemente Arneri realizzò le decorazioni della Sala di Palazzo Cappabianca, a Caivano affrescò la volta della chiesa di San Pietro, mentre a Napoli dipinse in collaborazione con il pittore Nicola Ascione di Torre del Greco. Nella chiesa di San Gregorio Magno a Crispano, nel 1905, affrescò il soffitto della navata centrale. Di quest’affresco restano oggi, sui riquadri laterali, le quattro figure degli Evangelisti e quelle dei Santi Pietro e Paolo. Alle mani dell’Arneri sono dovuti anche la realizzazione della Conversione di Teodolinda e San Gregorio che impartisce lezioni di musica ad un gruppo di fanciulli, posti nella tribuna, rispettivamente a sinistra e a destra della parete absidale. Nella chiesa di San Giovanni Battista a Casavatore, nel 1914, realizzò un grande affresco nel soffitto della navata centrale, in cui appare San Giovanni Battista al cospetto di Erode Antipa. Il re che aveva preso con sé Erodiade, moglie del fratello Filippo, preso quasi in una morsa tra l’amante e la figliastra Salomè. La tragedia biblica è efficacemente raffigurata. Al trio che si stringe quasi in autodifesa si contrappone la statuaria figura del Battista raffigurato secondo l’iconografia classica con l’indice puntato contro i peccatori che tuona l’implacabile: “Non Licet”. L’ambiente sontuoso ed orientaleggiante, secondo il gusto esotico del tempo, è impreziosito da colonne, baldacchino, tappeti e oggetti preziosi in netto contrasto con il Battista, scalzo, vestito di pelle di cammello e mantello rosso. Un’altra particolare opera artistica a Santa Maria Capua Vetere, fu realizzata, dal Maestro, in collaborazione con il pittore Giametti, nella Chiesa Santa Maria delle Grazie. La chiesa è larga dieci metri e lunga ventuno, compreso l’abside. Essa presenta un’unica navata, nella quale è incamerata l’antica cappella con l’affresco della Madonna delle Grazie, sull’archivolto dell’abside, Arneri e Giametti realizzarono le rappresentazioni busti di santi e beati francescani, in dodici medaglioni e decorarono le volte con la figura di Cristo e della Vergine. Il visitatore entrando nella chiesa viene colpito dalla bellezza delle immagini e dalla similitudine con la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli ad Assisi ed alla Basilica Superiore di San Francesco, similmente, in alto al centro la figura di Cristo e della Madonna, nel quale Maria ha le mani giunte, invocando la Grazia ed il Perdono del Figlio, mentre Gesù benedice con la mano destra, (ad Assisi ha le braccia allargate in segno di approvazione), gli elementi decorativi comuni sono le nuvole ove sono Cristo e la Madonna, i gradini cosparsi di fiori e la figura di Francesco che qui è genuflesso ed ha il volto chino su un fascio di fiori (ad Assisi ha le braccia innalzate al cielo), sugli scalini compaiono tra i fiori le firme degli autori “Arneri e Giametti – 1912”. Clemente Arneri, come altri artisti itineranti che lavoravano nelle chiese e nelle case private, molto spesso prendevano a modello le persone del luogo con le quali condividevano una vita fatta di cose semplici, tipiche delle piccole cittadine di un secolo fa. Approfondimento: Clemente Arneri nato a Castiglione Falletto (Cuneo) in Piemonte, viveva con Rosa De Martino, astigiana, vedova di Giovanni Ferrero e con suo figlio, Alfonso Ferrero anch’egli pittore. Da una serie di ricerche effettuate dallo scrivente risulta che il pittore fu invitato ad andare a Napoli dal Re Vittorio Emanuele II, abitò a San Pietro a Maiella con la compagna Rosa De Martino ed insegnò tecniche di pittura ed affresco presso l’Accademia di Belle Arti sita in via Santa Maria di Costantinopoli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sempre a Napoli, Arneri, conobbe il livornese, Alberto Pacini che fu suo allievo. Negli anni ’20, il Maestro Arneri e Pacini lavorarono in collaborazione e tra le varie, realizzarono dei cartelloni pubblicitari in stile liberty presso la Mostra d’Oltremare. Non si nasconde la bontà del Maestro Arneri e di Rosa De Martino nell’ospitare gli allievi a casa loro per lavorare nello studio ma anche per assicurare un pasto a tutti. Frequentando questa casa, ritrovo di artisti, Alberto Pacini, conobbe la nipote acquisita del Maestro, Elettra Ferrero, figlia di Alfonso. Così tra i due iniziò una lunga storia d’amore. Quando Elettra terminò gli studi in ostetricia presso l’Istituto Bianculli di Napoli, nel 1927 ebbe la condotta nel paese di Castel Campagnano che all’epoca era in provincia di Benevento (oggi Caserta), e decise di portare con sé i nonni, Clemente e Rosa, da Napoli per non lasciarli soli. Così, il Maestro Clemente Arneri si trasferì a Castel Campagnano, dove visse gli ultimi anni della sua vita, con la compagna Rosa De Martino, Alberto Pacini ed Elettra Ferrero, dal 1927 al 1934, continuando a dipingere fino alla fine. Si tramanda da testimonianze di famiglia che egli dipinse anche nel letto di morte, una tempera raffigurante Pompei e chiese ad Alberto Pacini come fosse venuto il quadro, quindi girando il capo, spirò, era il 1934. Molte delle sue opere sono gelosamente custodite dalla nipote Aurora Pacini e dalla pronipote, Gilda Bellomunno, tra cui l’ultima tempera: la raffigurazione di Pompei. Attualmente, il Maestro Clemente Arneri, il pittore Alberto Pacini, Rosa De Martino ed Elettra Ferrero riposano nel cimitero comunale del paese che li ha accolti con amore, perché tanto amore hanno dato, Castel Campagnano in provincia di Caserta.
(Biografia tratta dal 14° volume della collana del: “Chi è? – Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati – Narrativa e Poesie” di Franco Falco ed Autori vari, presentato sabato, 4 dicembre 2021, in occasione della XIX edizione di Ambiente Cultura Legalità).

(Fonte: DeaNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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