Mia Martini: voce straordinaria, carattere estroverso e grande successo, soprattutto postumo

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Ascoltare un brano interpretato da Mia Martini è come ricevere un pugno nello stomaco, una scarica di emozioni e riesce difficile paragonarla a qualsiasi altra artista.

Mimì era… è… e resta l’unica grande, vera voce della Musica Leggera Italiana.

Talento e versatilità interpretativa, seppure in ritardo, le sono stati riconosciuti assurdamente negli ultimi suoi anni di vita.

Mimì, sicura delle proprie capacità, offriva a chi l’ascoltava una vocalità complessa, mai banale, che usava adattandola alla propria tecnica e ai suoi interessi musicali.

Quando, negli anni ‘60, cominciò a incidere con il suo vero nome (Mimì Bertè) fu giudicata cantante stile “urlatori”.

Una voce “squillante” e amorfa, senza particolari sfumature degne di lode.

Nessuno avrebbe mai scommesso una lira sulla ragazzina calabrese che dopo qualche incisione finì nel dimenticatoio.

Dopo la disavventura del carcere (1969), Mimì si trasforma in quella che sarà universalmente conosciuta come Mia Martini.

Silenzio e scandalo maturarono un periodo di attento studio che provocò in Mimì una vera e propria rivoluzione vocale e intepretativa.

Viareggio, 1971: Festival d’Avanguardia e Nuove Tendenze.

Nessuno riconobbe in Mia Martini la ragazzina “yeye” che cantava a squarciagola motivetti melensi e senza futuro.

Accompagnata da una vera e propria formazione rock infervorò pubblico e critica con quella che rimane una delle sue canzoni più spietate in assoluto: “Padre davvero”.

Il testo fu censurato da radio e tv, urtò il mondo cattolico e testo fu cambiato in alcune frasi.

Censura e finto perbenismo non riuscirono a essere d’intralcio alla voce di Mimì che divenne da allora stendardo di tutte le insoddisfazioni giovanili dell’epoca.

Mimì offrì al pubblico la sua meravigliosa voce duttile, accompagnata da una gestualità provocatoria e un abbigliamento che fu capace di infondere in chi l’ascoltava quel senso, inquietante, di libertà sofferta e agognata da tutta la generazione dei giovani dei primi anni ‘70.

La canzone descrive tutta la rabbia di una figlia nei confronti del proprio padre: un padre “padrone” e senza cuore. Un padre violento con la figlia e con la moglie.

L’autore del testo (Antonello De Sanctis) ha più volte ribadito che il brano non fu scritto per Mimì ma che quando la cantante lo ascoltò lo sentì particolarmente suo poiché molto vicino alla sua storia di figlia e di suo padre.

Ed ecco che, così, nacque un capolavoro. Il disco è qualcosa di straordinario, al di fuori di ogni schema e impensabile per l’epoca. Mimì lo cesella con una interpretazione agghiacciante e inizia a farsi conoscere quale artista unica.

La frase: “…e con mia madre dormivi nel fieno, anche in aprile, e di me era piena.

Padre davvero… sarebbe grande, sentire il parere della tua amante…”, allusione al fatto che il padre non rispettasse nemmeno la moglie nemmeno durante una gravidanza, diventò: …e con mia madre giocavi ad un bel gioco, mano per mano, e la luna era piena.

Padre davvero… dai i tuoi consigli, all’altra donna e agli altri tuoi figli…”.

Censurato anche il verso: “…Ti servo solamente, dentro il letto. Ti servo solamente, quando è notte…”.

La rabbia della figlia esplode alla fine del brano quando grida la padre: “Padre davvero… ma chi ti somiglia! Ma sei sicuro che io sia tua figlia?..”.

La crisalide divenne farfalla e volò tra mille peripezie, mille maldicenze, cadute, rinascite fino a raggiungere l’eternità.

In Italia manca una vera e propria cultura musicale. Le giovani generazioni canore dovrebbero attingere dal passato per realizzare qualcosa di duraturo in futuro…

In apertura, dopo la foto di Mimì, il video con il testo cambiato a causa della censura. Qui di seguito il video della versione originale senza censura.

 (Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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