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Femminicidi: non solo norme: Del Monaco (5 Stelle) invoca ‘un’educazione culturale a monte’

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Se ne continua a parlare…ed ogni volta qualche falla sembra vanificare gli sforzi.
Le donne non si sentono sufficientemente tutelate, hanno paura. E a ragione: doppiamente “in gabbia” se, dopo le denunce per abusi, violenze e minacce di ogni sorta, si ritrovano chiuse per loro sicurezza in centri di assistenza, o di accoglienza.
Perdono libertà e affetti, lontane dal loro aguzzino, certo…ma lontane anche dalla vita. Una vita che, invece, chi dovrebbe essere punito continua a fare liberamente.

Perché ciò accade? Perché la legge non è drastica, “ammonisce” chi commette violenza domestica, stalking, chi minaccia…ma non può bastare. Non basta più, se la cronaca nera ce lo ricorda quotidianamente.
Alla vigilia della giornata contro il femminicidio, continuiamo a contare il numero sempre crescente delle vittime.
Serve una normativa più forte. Servono tutele più ampie. Serve un cambiamento drastico.

Noi del M5S abbiamo avuto sempre a cuore il delicato tema della violenza di genere, consapevoli di quanto ancora c’è da fare.
Ed io in primis, soprattutto in veste di psicologo, non posso non sottolineare l’importanza di una necessaria e fondamentale educazione affettiva (non solo sessuale) all’interno dei percorsi scolastici.

La scuola, come luogo formativo per eccellenza, non può prescindere da tutto questo, non è un capriccio, non è una banalità, una perdita di tempo o qualcosa di superfluo.
Il rischio di devianza è qualcosa che si sviluppa nel tempo, soprattutto in una fase adolescenziale, una fase molto particolare nella vita di ognuno. C’è uno sviluppo psicofisico notevole, ed è importante accompagnare questo sviluppo con un’educazione affettiva e sessuale impattante in maniera positiva.

La necessità di instillare quei sani valori che inducono al bene, all’ empatia, al rispetto dell’altro, soprattutto se diverso da noi, deve essere la priorità di ogni istituzione formativa, a partire dal nucleo familiare.

La violenza è un cancro che divora dall’interno ed esplode con cieca ferocia fuori, senza alcuna remora.
La prevenzione, la cura costante, il cambiamento socioculturale…sono questi i concetti chiave, gli obiettivi a cui tendere.
Non si possono accettare più tragedie del genere. Non è ammissibile pensare di non poter fare nulla, non poter prevedere o non poter cambiare le cose.

La nostra proposta di legge è valida e lotteremo per portarla avanti: se vogliamo un mondo migliore, dobbiamo impegnarci a costruirlo.
E si costruisce sempre partendo dalle fondamenta…mai dal tetto.

Voglio aggiungere una nota importante al mio precedente comunicato in merito al femminicidio.

Ci sono falle importanti nelle normative: la sola repressione non è sufficiente; l’ammonimento non lo è.
Ho già accennato prima all’importanza dell’educazione affettiva, partendo dalla scuola primaria.
Non solo: anche la famiglia giova un ruolo chiave, in quanto prima istituzione valoriale.
Serve una collaborazione, una sinergia a maglia, che possa davvero porre le basi per un cambiamento socioculturale.

La prevenzione, dunque, ma anche e soprattutto la cura: questi gli aspetti, a mio parere, che vanno considerati imprescindibili.
Da psicologo mi preme sottolineare quanto è fuorviante tutto il meccanismo paradossale che siamo abituati ad accettare: il carnefice, ammonito, resta libero. La vittima, viene allontanata per sicurezza ed accolta in istituti, che altro non sono che “gabbie dorate”.
Non dovrebbe subire, oltre al terrore per se stessa e i suoi cari, la negazione della propria libertà; non dovrebbe essere lasciata sola.
Non è mia intenzione criticare il lodevole lavoro di associazioni, enti e case accoglienza, che fanno il possibile per tutelare le vittime, che rischiano effettivamente la vita.
La soluzione però non può essere questa: isolamento della vittima, ammonimento del carnefice. È quest’ultimo che necessita di assistenza, cure psichiatriche: spesso si tratta di persone alcolizzate, violente, con disturbi della personalità.
Non è con la sola repressione che salveremo vittime designate.
I SerD, i SerT, ad esempio, potrebbero essere il primo step per una collaborazione efficiente tra le istituzioni.

Ci sono ulteriori passi da compiere e con la mia PdL spero di poter fare la differenza. Spero di riuscire a far comprendere l’importanza non solo della repressione ed individuazione del possibile carnefice ma soprattutto della prevenzione e della cura, e dare così un colpo alla violenza di genere.
Un colpo che non sia solo duro, ma soprattutto duraturo.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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