Ricatti ed estorsioni in Parlamento sono peggio della Camorra / In fumo tanti processi: modifiche o potrei non votare il sì alla fiducia”

 

 

LUNEDì 26 LUGLIO 2021

Clamoroso

MBS, per occidentalizzare l’Arabia Saudita, ha permesso a negozi e uffici di rimanere aperti durante le ore di preghiera [Stabile, Specchio].

«Prima le pause giornaliere erano regolate dalla Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, un “ministero della moralità” che controllava anche l’Haia, la temuta e famigerata polizia religiosa. I suoi agenti, spesso in borghese, avevano il potere di arrestare i negozianti che ritardavano le chiusure anche di soli pochi minuti. I titolari stranieri rischiavano persino l’espulsione».

In prima pagina
• Incendi in Sardegna nell’Oristanese, le fiamme minacciano le case
• Renzi lancia messaggi a Letta per l’elezione suppletiva di Siena: «Enrico ci faccia sapere se vuole i nostri voti»
• In Italia ieri sono stati registrati 7 morti di Covid. Il tasso di positività è salito al 2,7%. I ricoverati in terapia intensiva sono 178 (+6), le persone vaccinate 30.055.326 (il 50,7% della popolazione)
• Figliuolo vuole calmierare il prezzo dei tamponi. A Pescara i NoVax hanno aggredito un gazebo di Forza Italia. L’attrice Claudia Gerini ha paura di vaccinarsi
• Contagiato un leopardo delle nevi allo zoo di San Diego. La Bbc ha scoperto che una società russa voleva pagare degli youtuber per diffondere fake news sui vaccini. In Australia, rivolte contro il lockdown
• Ieri a Tokyo gli azzurri hanno vinto tre medaglie di bronzo: Elisa Longo Borghini nella prova in linea di ciclismo, Odette Giuffrida nel judo e Mirko Zanni nel sollevamento pesi. Delusione per Benedetta Pilato, squalificata nei 100 rana. Nella notte italiana, sono arrivate la quarta medaglia di bronzo – Niccolò Martinenghi nei 100 metri a rana – e la seconda d’argento – il nuoto 4×100 (Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo)
• In Afghanistan è stato imposto un coprifuoco per provare a fermare l’avanzata dei talebani
• A Taranto un uomo ha tentato di ammazzare la moglie con delle forbici da cucina, lei è scappata, allora lui si è buttato dalla finestra
• Sempre a Taranto, si è scoperto che otto autisti dell’autobus per un anno e mezzo hanno abusato di una ragazza disabile
• La questura ha impedito il corteo a Predappio ai duecento nostalgici che si sono ritrovati per celebrare i 138 anni dalla nascita di Mussolini
• È morto a 77 anni il serial killer Rodney Alcala
• Cristiano Ronaldo è arrivato a Torino. Domani si aggregherà al gruppo guidato da Allegri per la quarta stagione alla Juventus

Titoli
Corriere della Sera: Vaccini, appello del governo
la Repubblica: Il pass anche per i ristoratori
La Stampa: «Vaccini obbligatori a 12 anni». Figliuolo: è l’ultimo miglio
Il Sole 24 Ore: Ferie in autostrada. Il grande esodo a rischio paralisi, ecco tutti i cantieri
Il Messaggero: Più ricoveri, Lazio a rischio
Il Giornale: Terremoto in procura
Leggo: Green Pass, boom di vaccini e polemiche
Qn: Pass ai dodicenni, i dubbi dei genitori
Il Fatto: Cartabia, tutti contro il M5S. Grasso: “O cambia, o non voto no”.
Libero: Intervista a Salvini: «Cambierò il Green pass»
La Verità: Tutte le balle sul Green Pass
Il Mattino: Scuola e pubblico impiego verso l’obbligo di vaccino
il Quotidiano del Sud: Sanità della Calabria senza speranza
Domani: L’enigma Cartabia

Delitti e suicidi

Un uomo di 40 anni con precedenti penali, in preda a un violento raptus e senza un particolare motivo, si alzò dal letto, prese un paio di forbici da un cassetto della cucina, e colpì la moglie, 39 anni, con due fendenti. Lei, ferita al mento e allo sterno, riuscì a divincolarsi e a scappare, portando con sé i due figli, una bimba di 6 anni e un ragazzino di 13. I vicini, svegliati dalle sue urla, le aprirono e chiamarono un’ambulanza. L’uomo, intanto, si affacciò sul balcone del loro appartamento, al quinto pianto, e si buttò di sotto (nella notte tra sabato e domenica, nel borgo di Taranto).

 

Riforma Cartabia, il giorno della guerra in commissione

Riforma Cartabia, il giorno della guerra in commissione

Alla Camera – FI pronta al blitz per l’ impunità anche dei reati contro la Pa. I 5Stelle alla battaglia degli emendamenti

di Luca De Carolis | 26 LUGLIO 2021

Sarà un giorno nervoso e importante, per certi aspetti decisivo. Perché oggi la commissione Giustizia torna a riunirsi, a discutere di quella riforma Cartabia che ha reso più incerto il cammino perfino per il governo di Mario Draghi, per l’esecutivo del presidente del Consiglio che di solito va dritto e con la rotta e l’andatura che vuole lui: e i partiti dietro, da bambini al massimo un po’ birichini. E sarà una giornata lunghissima, perché in commissione si annunciano botole e isterie assortite. Con Forza Italia che chiederà di allargare il perimetro della riforma ai reati contro la pubblica amministrazione, compreso l’abuso di ufficio. Gli altri partiti di centrodestra e i renziani di Iv sono pronti a sostenere la richiesta, evidente benzina sul fuoco. “Se passa siamo pronti a far saltare i lavori” già ringhiano fonti grilline. Ulteriore ostacolo sulla già dissestata strada per una mediazione tra Draghi e Cartabia con Giuseppe Conte e il M5S. Con il capo in pectore dei Cinque Stelle che continua a chiedere modifiche, concrete, tali da poter essere mostrate come un risultato al Movimento di cui deve assumere la guida. Partendo dall’esclusione delle nuove norme sull’improcedibilità – cioè qualcosa di peggio della vecchia prescrizione – di tutti i reati per mafia. Richiesta fatta arrivare al premier e alla ministra anche ieri, in una domenica di trattative incrociate, in cui sarebbe stato molto attivo anche Luigi Di Maio. Mentre Conte ha riunito i deputati grillini della commissione Giustizia per ragionare degli emendamenti e della strategia.

Per cambiare il testo prima dell’approdo in Aula, fissato per il 30 luglio, ci sono quattro giorni. E il primo obiettivo, raccontano dal Movimento, “è sottrarre alla riforma Cartabia tutti i reati per cui si applica il regime carcerario del 41 bis”, cioè i cosiddetti reati “ostativi”, crimini gravi per cui non sono previsti la sospensione della pena nè molti dei benefici carcerari (cioè per cui, in pratica, il carcere è obbligatorio). Quindi non solo reati di mafia e camorra, ma anche quelli di corruzione e concussione, associazione a delinquere, terrorismo e molti reati a sfondo sessuale. Altro punto controverso, da quando far decorrere i tempi del processo di secondo grado, ossia se dal deposito della richiesta di appello, come vorrebbe Cartabia, oppure dalla prima udienza, come chiede Conte: deciso, ripetono, a ottenere molto di ciò che chiede. In caso contrario, l’avvocato valuta seriamente di premere il bottone rosso, ossia di consultare gli iscritti del M5S sulla permanenza in questa maggioranza. Un’opzione che – a dispetto di zoppicanti smentite – è sul tavolo da giorni. D’altronde anche ieri da ambienti vicini all’ex premier ribadivano che la condizione per votare la fiducia al governo è “salvare” dalla riforma tutti i reati per mafia.

Ma la strada è strettissima, da qualsiasi lato la sia prenda. Così Lorenzo Borrè, avvocato di molti degli espulsi dal M5S, teorizza: “Se i 5Stelle non votano la fiducia alla riforma Cartabia si autoespellono dal Movimento o, in alternativa, si mettono fuori dal governo, lo prevedono le loro regole”. Mentre il nemico dei nemici, Matteo Renzi, morde facilmente: “Oggi Conte avrebbe detto che se non cambia la norma sulla giustizia lui se ne va. Il Pd deve scegliere se inseguire lui o scegliere Draghi”. Di sicuro tra domani e mercoledì Conte incontrerà tutti i parlamentari del Movimento, divisi per commissioni, in presenza. Un modo per tastare il polso ai gruppi in una fase delicatissima.

Ma prima sempre da lì bisognerà ripartire, cioè da quella commisisone Giustizia dove il centrodestra e i renziani sono pronti a sbarrare il passo al Movimento che ha presentato centinaia di emendamenti. Fiutano la possibilità di fare molto male all’ex premier ancora prima che diventi capo – il nuovo Statuto che lo prevede come “presidente” del M5S verrà votato il 2 e il 3 agosto – e devono comunque ricordare a Draghi che nel governo ci sono anche loro, eccome. Ci sarebbe anche il Pd, “da cui sulla battaglia per i reati di mafia ci aspetteremmo di più, un appoggio vero” sibila in serata un grillino di rango.

E magari è solo rabbia, per una partita dove nel migliore dei casi il M5S potrà dire di aver limitato i danni. Nel peggiore, chissà cosa ne sarà dei 5Stelle, e di Conte.

 

Caso Amara: a Milano i pm e i gip con Storari

Caso Amara: a Milano i pm e i gip con Storari

“Loggia ungheria” – Non si astenne dall’indagine sulla fuga di notizie

di Antonio Massari | 26 LUGLIO 2021

 

Ben 78 magistrati della Procura di Milano hanno pubblicamente espresso solidarietà nei riguardi del collega Paolo Storari, per il quale Giovanni Salvi, procuratore generale della Cassazione, ha chiesto il trasferimento di sede e di funzione. La raccolta delle firme è stata promossa anche dal procuratore aggiunto e capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili. Nel documento i magistrati (che rappresentano i due terzi dell’ufficio) escludono – al di là di “ogni valutazione di merito” – che la loro “serenità” sia “turbata” dalla permanenza di Storari nel suo ruolo di pm a Milano. Sostengono quindi l’assenza di un’incompatibilità ambientale con uno dei pm più stimati.

Le 78 toghe milanesi dichiarano il loro “bisogno impellente di chiarezza” e di “accertamento completo dei fatti” su “ipotetiche responsabilità dei colleghi coinvolti”. La vicenda Storari, che s’incardina nel “caso Amara”, riguarda infatti anche altri pm e il “pacchetto” complessivo di indagini su Eni.

Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e l’ex pm Sergio Spadaro, titolari del fascicolo sul giacimento nigeriano Opl245 – terminato con l’assoluzione dei vertici Eni dall’accusa di corruzione internazionale – sono indagati a Brescia per rifiuto di atti d’ufficio proprio a partire dalle dichiarazioni di Storari: ha sostenuto che non valorizzarono le sue conclusioni sull’inattendibilità di Vincenzo Armanna che, nel processo Eni-Nigeria, era imputato (anch’egli assolto) e “teste” d’accusa. Ma Salvi di cosa accusa Storari?

Nell’aprile 2020 Storari consegna al consigliere del Csm Piercamillo Davigo una pen drive. Contiene copie non firmate dei verbali d’interrogatorio di Piero Amara (ex legale esterno di Enindr) che ha rivelato l’esistenza della presunta loggia massonica coperta Ungheria. Interrogatorio reso nel fascicolo sul presunto “falso complotto” ordito da Amara per demolire il processo Eni-Nigeria. Storari consegna i verbali a Davigo perché ritiene di essere rallentato nelle indagini sulla loggia Ungheria e vuole tutelarsi. Davigo avverte il vice presidente del Csm David Ermini, al quale consegna copia degli atti, lo stesso Salvi, altri 5 consiglieri e il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Lo fa in modo informale, senza atti scritti, perché – sostiene – intende tutelare il segreto investigativo: Amara, nei suoi verbali, cita infatti due consiglieri – Sebastiano Ardita (quest’ultimo in modo evidentemente calunnioso, sosterrà il consigliere Nino Di Matteo in un’udienza pubblica) e Marco Mancinetti. A Storari (indagato a Brescia con Davigo per rivelazione del segreto, ndr) Salvi contesta la “consegna informale e irrituale di copie non firmate” e di non aver prima “formalizzato” ai suoi superiori il “dissenso” sulle “manchevolezze” dell’indagine. Nell’ottobre 2020, quando Davigo ha ormai lasciato il Csm, una copia dei verbali non firmati viene inviata anonimamente al Fatto. Per la procura di Roma, a inviarli, è Marcella Contrafatto, ex segretaria di Davigo (che non sapeva di queste spedizioni). Il Fatto (chi vi scrive, ndr), non avendo certezza della loro autenticità e non volendo distruggere l’eventuale indagine, denuncia e deposita i verbali a Storari e Pedio. Parte l’inchiesta sulla fuga di notizie. Salvi accusa Storari di non essersi astenuto e aver omesso la consegna dei verbali a Davigo. Storari non poteva essere certo che i verbali depositati dal Fatto fossero una copia di quelli consegnati a Davigo. Ma poteva escluderlo dalle ipotesi investigative? Nel gennaio 2021 Laura Pedio – che teme siano stati “rubati” dai loro pc – concorda con Storari persino una perizia informatica (il pm la dispone 2 mesi dopo). Le manca un elemento investigativo: una copia dei verbali è stata consegnata all’esterno – a Davigo – proprio da Storari che, sulla fuga di notizie, sta indagando accanto a lei.

 

“In fumo tanti processi: modifiche o potrei non votare il sì alla fiducia”

“In fumo tanti processi: modifiche o potrei non votare il sì alla fiducia”

Pietro Grasso: “Ai reati di mafia e corruzione non si devono applicare queste norme”

Chiede e propone modifiche, vere, perché se rimane così com’è la riforma Cartabia sarà una mannaia: “Migliaia di processi andranno in fumo”. Magistrato per una vita impegnato contro la mafia, l’ex presidente del Senato Pietro Grasso si aggiunge ai tanti pm, giudici e avvocati preoccupati per i possibili danni della controriforma.

Senatore, cosa non funziona in questa riforma?

Penso che in molti si saranno chiesti se i dati drammatici sui tempi attuali di durata dei processi, da tempo noti, siano stati letti dai tecnici del ministero che hanno scritto l’emendamento o dai decisori politici, senza desumerne l’assoluta certezza che centinaia di migliaia di processi andranno in fumo.

Si spieghi meglio.

Come si sa, la riforma Cartabia introduce come una sorta di prescrizione processuale, l’improcedibilità dell’azione penale qualora i processi d’Appello e di Cassazione non si concludano rispettivamente nei termini di due e di un anno, con possibilità di proroga della metà per i reati di mafia, terrorismo, corruzione e con la già esistente imprescrittibilità per i reati puniti con l’ergastolo.

Tempi strettissimi…

Io dico che il legislatore non può non tenere conto della realtà esistente che, col suo intervento, va a modificare e dei prevedibili effetti che andrà a produrre. Nel dettaglio, la Cassazione è forse in grado di rispettare il termine di un anno. Ma 9 Corti di appello su 26 superano la media di durata di due anni dei processi, e gli uffici di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Bari e Venezia, che rappresentano circa la metà del carico giudiziario, non concludono un processo in appello prima di mille giorni, cioè praticamente tre anni.

Si prepara una falcidie?

Se non si apporta alla riforma qualche ulteriore modifica, non v’é dubbio che i cittadini non potranno che prendere atto che la scelta politica sarà quella di far andare in prescrizione, sostanziale o processuale che sia, i numerosissimi procedimenti accumulatisi nelle corti di Appello meno virtuose.

La Ue ci chiede di ridurre del 25% i tempi del processo penale…

Quell’obiettivo si può ugualmente raggiungere prendendosi per un periodo limitato un margine in più: tre anni piuttosto che due per l’Appello e uno e mezzo per la Cassazione, con esclusione della improcedibilità per i reati di mafia, terrorismo e corruzione, e con una norma transitoria che ne preveda l’entrata in vigore dopo tre anni. Nel frattempo il “Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio sull’efficienza della giustizia penale”, opportunamente introdotto con l’articolo 15 bis, si impegnerà per l’attuazione delle misure organizzative messe in cantiere e per seguire le Corti d’appello più lente.

Altro punto controverso è da quando debba iniziare il calcolo dei tempi dei processi di secondo grado.

Non si può partire dalla data del deposito della sentenza di primo grado, ma occorre considerare i tempi tecnici di trasmissione del fascicolo dai tribunali alle corti di Appello – a Napoli passano anni – e da lì in Cassazione.

Le sue proposte ricalcano quelle di Conte e del M5S, ma Mario Draghi ha già fatto approvare in Cdm il voto di fiducia sul testo. Senza queste modifiche, lei non la voterebbe?

Se non cambiasse nulla farei fatica a partecipare al voto di fiducia.

Questa riforma ha il sapore di una restaurazione, di un favore a certe lobby o a certi mondi?

Direi che, improcedibilità a parte, i restanti emendamenti hanno recepito molte, purtroppo non tutte, delle innovative e pregevoli proposte della commissione Lattanzi, ma per potersi definire una riforma ci vorrebbe una coraggiosa revisione di tutto il sistema processuale.

 



(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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