Aversa,“Per ogni donna”/ Donne e detenzione

Aversa, Salvea tutti i lettori di Belvederenews e ai lettori della rubrica ” Per ogni donna”, diretta dal professor Pasquale Vitale e curata e ideata dalla dottoressa in giurisprudenza e criminologa Speranza Anzia Cardillo. Per la terza settimana consecutiva rivolgiamo la nostra attenzione alla nostra realtà carceraria, perché riteniamo che per far cadere il velo di indifferenza che avvolge la società di fronte alla condizione dei detenuti italiani l’informazione sia uno strumento efficace. Molti dei problemi e dei disagi affrontati da coloro che si trovano all’interno dei penitenziari italiani sono per la maggior parte ignorati da coloro che vivono come cittadini liberi. Se poi consideriamo, in particolare, il tema della detenzione delle donne il problema assume delle dimensioni ancora più preoccupanti. A tal proposito abbiamo chiesto l’intervento del dottor Gianluca Serlenga, biologo e criminologo e dell’avvocato Giulio Amandola, Cassazionista e Presidente dell’Osservatorio Giuridico Italiano.

Intervento della dottoressa Cardillo. Quando parliamo di donne in carcere affrontiamo un argomento davvero delicato perché, al di là della questione in sé, solitamente parliamo di madri o di donne che hanno un ruolo fondamentale da un punto di vista morale e affettivo all’interno della famiglia. Da questo punto di vista l’ordinamento giuridico italiano ha fatto il suo corso emanando leggi che consentono alle madri scontare la loro condanna con loro i figli negli istituti di pena oppure di evitare il carcere quando ci sono figli piccolissimi. Tuttavia, nonostante alcune attenzioni che il legislatore ha prestato alla figura della donna detenuta, non si può negare che la condizione delle donne nelle carceri italiane rappresenti un vero problema per il nostro Paese, soprattutto perché sono ignorati i disagi vissuti quotidianamente dalle stesse. Il disagio maggiore riguarda l’igiene che riguarda un po’ tutti i detenuti, ma che nel caso delle donne assume caratteristiche più gravi in particolare giorni del mese. Rispetto a questo problema gli istituti di detenzione femminili andrebbero adeguati a garantire una maggiore assistenza.
Altro problema che riguarda le donne e madri che scontano pene detentive in istituti è rappresentata dal fatto che spesso il carcere non ha per loro una funzione rieducativa o per lo meno di rilancio o di riscatto. Non va ignorato, infatti, il fatto che esistono storie di donne che si sono macchiate di reati gravi che vengono bersagliate da altre detenute e questo è assolutamente in contrasto con la funzione rieducativa della pena. Quest’ultima potrebbe essere attuata attraverso la strutturazione di progetti che diano alle detenute sbocchi lavorativi per il futuro. È ovvio che lo stesso ci concetto valga anche per gli uomini, purtroppo, però, non sempre c’è tra i due sessi la stessa possibilità di approccio al modo del lavoro durante i periodi di permanenza in carcere.

Gli interventi dei nostri esperti 

Intervento di G. Serlenga

Intervento di G. Amandola

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