Aversa. Le condizioni dei detenuti in Italia illustrate da due criminologi

Salutiamo i lettori

di Belvederenews e della rubrica “Per ogni donna”, diretta dal professor Pasquale Vitale e curata e ideata dalla dottoressa in giurisprudenza e criminologa, Speranza Anzia Cardillo.

Oggi approfondiremo, grazie anche all’intervento del dottor Gianluca Serlenga, biologo e criminologo, il tema del disagio dei detenuti italiani proprio perché è un argomento rispetto al quale ci sono scarse informazioni e, di conseguenza, anche poca sensibilità da parte della società.

Tratteremo nel corso dei prossimi numeri diversi argomenti che riguardano questa delicata materia, in modo da riuscire ad offrire ai lettori una corretta e doverosa informazione ed anche spunti per alcune riflessioni.

Introduzione della dottoressa Cardillo

Quando ci accostiamo ad un argomento di questo tipo ci troviamo a porci tante domande e a conoscere tante storie, ma soprattutto a riflettere sulla validità di un percorso di questo tipo ai fini di una rieducazione del reo.

Uno degli aspetti più evidenti da tenere in considerazione, che comunque rappresenta un vero problema all’interno di certe strutture, è il sovraffollamento delle carceri che rendono le stesse celle un inferno a tutti gli effetti. Soprattutto nel periodo estivo le celle diventano dei luoghi impraticabili e i detenuti sono messi veramente a dura prova.

Nell’estate del 2006 ,con la concessione dell’indulto, abbiamo assistito ad un alleggerimento delle carceri, ma il problema è stato risolto solo in parte. Da solo, infatti, l’indulto non è sufficiente, perché il sovraffollamento ha toccato in alcuni periodi cifre allarmanti.

Oltretutto alcune leggi che hanno inasprito le pene  e le leggi sull’immigrazione clandestina, hanno generato un ulteriore affollamento dei penitenziari italiani. Con la crisi economica molti reati sono commessi con sempre più frequenza ed il carcere è diventato un luogo in cui sempre più spesso si trovavano detenuti provenienti da diverse realtà e anche un luogo in cui si è elevato il rischio di contagio di tante malattie.

Nel 2013 c’è stato anche l’intervento della Commissione Europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia e il sistema penitenziario italiano per aver sottoposto i detenuti del nostro Paese a condizioni fortemente degradanti. In questo clima arroventato dai fatti di Santa Maria  si è parlato un po’ di più degli abusi a danno dei detenuti, anche Papa Francesco ha chiesto di porre attenzione  alla condizione dei detenuti italiani, ma la strada da percorrere per cambiare completamente la condizione carceraria è ancora lunga.

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