L’Italia di Mancini sbanca a Wembley e sale sul tetto d’Europa

L’Italia di Mancini sbanca a Wembley e sale sul tetto d’Europa

Una vittoria ai rigori, ma in realtà gli azzurri avrebbero meritato di vincere già nei tempi regolamentari.

Una scintilla nella notte, un lampo a due minuti dall’inizio partita e la gara viene stravolta. Gli inglesi vanno in vantaggio appena intrapreso il match, gol con il terzino sinistro britannico tutto solo. A tale proposito, mi domando: “dove era la Chiesa, fuori dal villaggio, in occasione del gol di Shaw?”

La rete del vantaggio inglese ha consentito agli uomini di Gareth Southgate di vivere di rendita fino alla lotteria dei calci di rigore, micidiali per qualunque avversario italiano, quando in porta, come avversario, ti ritrovi un gigante stabiese che sembra una montagna invalicabile. La vittoria albionica, nel caso fosse avvenuta, sarebbe stata immeritata, ancora di più di quella che ha consentito all’ Inghilterra di passare il turno della semifinale con un rigore inventato dopo l’ennesimo tonfo di Raheem Sterling, che ci ha provato anche con gli azzurri. Ma stavolta il  “tuffo alla Cagnotto” del giocatore dei Citizen era troppo evidente per essere preso in considerazione come penalty, il calciatore del Manchester City, se non fosse per questo difetto infame, sarebbe un atleta lodevole.

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L’Italia strappa la vittoria ai rigori, ma in realtà gli azzurri avrebbero meritato di vincere già nei tempi regolamentari.

L’aplomb, la classe e la tanto decantata cortesia anglosassone è un lontano ricordo di tempi che furono, anche se da sempre questo popolo ha praticato il detto: ”Predicare bene, razzolare male”, ne sanno qualcosa i paesi del Commonwealth, che con la scusa della  “bene comune” si sono visti strappare risorse dagli albionici fin dal XVI secolo; così, ieri Albione ha toccato il fondo, in occasione della finale di calcio Europea, nella bella cornice dello stadio di Londra, quando i supporter britannici si sono messi a fischiare sonoramente l’inno nazionale degli ospiti. Una situazione eticamente scorretta, volgarmente immorale e per nulla esaltante, condizione, quella dell’oltraggio agli inni delle altre nazioni, che però, purtroppo, nasce proprio in Italia, quando nei mondiali del 1990, i tifosi padani, nello stadio di San Siro di Milano, pensarono bene di fischiare l’inno Argentino, in spregio a Maradona, che rappresentava non solo la selezione albiceleste, ma anche il sud del mondo, specialmente Napoli. Quell’onta volgarissima ha scatenato l’immorale comportamento che si è ripetuto ieri sera in Inghilterra, a opera dei tifosi di casa.

Sono sicuro che da lassù il grande Pibe avrà gioito per il gol del Fideo, al secolo Angel Di Maria, fatto al Brasile durante la notte carioca, che ha regalato la Copa America agli argentini, e poi ancora per la vittoria azzurra, che ha battuto Albione, quelli delle violenze e del massacro argentino delle Malvinas.

L’Italia ha meritato, più di chiunque questo torneo, perché ha giocato meglio di tutti gli altri, per quel che concerne il gioco di squadra, un epilogo giusto.

Prima della gara, sui molti tabloid inglesi campava dappertutto la scritta: “It’s coming home” , in realtà la scritta esatta deve essere “It’s coming Rome” perché il calcio è l’Italia. La nazionale italiana vanta quattro titoli mondiali (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006) e due europei, con quello di ieri, (Italia 1968 e Europa 2020). Inoltre, ha conquistato un oro olimpico nel 1936 e due Coppe Internazionali negli anni ’20 e ’30 del XX secolo. Per non rinvangare la storia del “Calcio Fiorentino”, che ha i suoi natali in piazza Santa Croce, il 17 febbraio 1530 da un gruppo di persone che si racconta, si ritrovarono a giocare a palla. Per alcuni con il semplice scopo di distrarsi dall’occupazione dell’esercito spagnolo, per altri con la voglia di schernire il nemico.

Mai come questa volta Napoli, il Napoli, il sud in generale, ha avuto i suoi degni rappresentanti. Peccato che nessuno di loro abbia avuto l’ardire splendido dei due calciatori sardi, aggregati alla compagnia, che a fine gara hanno esposto orgogliosamente la bandiera delle quattro teste di moro, simbolo dell’identità isolana, peccato che i nostri atleti siano digiuni di sapere della nostra e loro storia, sarebbe stato bello vedere qualcuno di loro sventolare orgogliosamente il giglio borbonico in mezzo a tanta italianità. Perché come dice Gennaro De Crescenzo :” Il calcio è solo il calcio? Solo un idiota potrebbe dirlo anche alla luce della storia (con i regimi di turno puntualmente vittoriosi ai mondiali, ad esempio). E se il calcio non è solo il calcio, perché mai non avremmo dovuto pensare, mentre l’Italia giocava, al razzismo sempre più impunito contro i napoletani e i meridionali sugli stadi di diversi calciatori di questa nazionale?” Un gesto simbolico può servire a zittire centinaia di idioti, qualche volta basta solo avere l’ardire di provarci.

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