Euro 2021. ‘Di rigore’ l’Italia accede alla finale dopo aver liquidato anche la Spagna

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“Quando il gioco si fa duro, allora i duri cominciano a giocare”: all’insegna di tale storico adagio, gli Azzurri hanno battuto anche la Spagna: Italia “di “rigore” in finale.

C’è poco da fare: il calcio nostrano può provare  a imitare il gioco altrui, tentare mille soluzioni, ma quando le cose diventano importanti, serie, si torna al passato e raramente si sbaglia.

Quattro mondiali e un Europeo non si vincono per caso.

La Spagna anzi Mister Luis Henrique ha scompaginato con un “falso nueve”, l’intero catafalco messo su dal suo collega Mancini, anche se per fare questo ha dovuto rinunciare al gol, che alla fine è arrivato proprio grazie al centravanti, che per il primo tempo e per metà della ripresa è stato tenuto in panchina.

Gli iberici come possesso palla, palleggio, tenuta del rettangolo di gioco, tiri nella porta avversaria, sono stati superiori e meritavano molto di più degli azzurri savoia, ma il calcio è questo, è bello proprio perché non è mai scontato, proprio perché anche Davide se la può giocare, almeno una volta, contro i Golia di turno, così è stato.

Fino alla partita di semifinale contro i “diavoli rossi”, ieri in tenuta bianca, l’Italia aveva sciorinato un buon calcio e quasi sempre dominato la gara, ieri Olmo, che non è il famoso “compagno” del film di Bertolucci “Novecento” ma un rosso malpelo catalano, ha tenuto botta fino alla fine, tenendo in apprensione difesa e tifosi, per poi sbagliare proprio lui il rigore decisivo, così come ha fatto Morata, autore della rete del pareggio degli ispanici, a pochi minuti dal suo ingresso in campo, per poi mandare tutto alle ortiche fallendo il rigore determinante, l’ingresso di Morata è stato talmente letale al che uno si domanda, due punti virgolette: ma era meglio giocare con la punta di ruolo o con il falso centravanti, visto che il gol è arrivato solo dopo che è subentrato il bomber?

La sentenza, se è quella dei rigori finali, hanno dato torto al tecnico spagnolo.

C’è una frase nel film “Animal House”, indimenticabile pellicola del 1978 , diretta da John Landis, con John Belushi, Donald Sutherland e altri, che racconta la storia del club dei Delta, circolo universitario più scanzonato del campus di Faber, la locuzione che è diventata una sorta di rito per chi affronta qualsiasi agone:

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, così ha fatto l’Italia, che man mano che passavano i minuti, sostituiva con muscoli e potenza fisica, astuzia e tecnica, risultando in assoluto la mossa vincente, anche se alla fine è stato per merito della lotteria dei rigori,  che si è andati in finale, ma sinceramente tra Donnarumma e Unai Simon che avrebbe scommesso sull’iberico?

La “rete”, che è diventato il mezzo assolutamente più potente di informazione e di tam tam mediatico, ha fatto scoprire al mondo intero che c’è una parte dell’Italia che non ama i colori azzurri dei Carignano, al punto che in molti sperano in un fallimento della squadra del Mancio, non tanto per lui o per i calciatori stessi ma per quello che quei colori hanno rappresentato per i vinti del risorgimento, per gli sconfitti dal Piano Marshall, per quelli che da 160 anni subisco partiti dei ricchi che si ribellano ai poveri, per chi non conosce la storia e i fatti, diventa incomprensibile, così come è a nostro sommesso avviso incomprensibile questa avversione da parte di molti che “fanno parte della mia parte”.

C’è da dire che nella squadra degli azzurri savoia, giocano alcuni figli delle Due Sicilie, che potrebbero essere definiti ascari, se non fosse che hanno la scusante che nulla si è mai detto sia nella scuola italiana e nelle leggende cittadine  di quel che accadde da noi nel 1860, quindi questi ragazzi sono cresciuti digiuni di sapere.

Personalmente ho avuto sempre una storia avversa con la nazionale tosco- padana, ricordo che al gol di Falcao nel 1982, esultai talmente tanto che mio padre mi cacciò di casa, eppure nel ’82 non sapevo nulla di quello che accadde manu militari nelle nostre contrade: ho esultato nel 1990 quando l’Argentina di Diego, eliminò i “savojardi”, proprio a Napoli, quelle erano squadre a trazione padana, però ora le cose sono diverse, questa squadra è piena zeppa di napolitani, vedere duosiciliani inveire contro i loro stessi figli o fratelli a favore dei negrieri del Belgio, o immaginare domenica quello che si leggerà, sui mezzi infernali della web, tipo esortare una vittoria albionica contro calabresi, napolitani, pugliesi, abruzzesi, e poi calciatori del Napoli e che hanno giocato nel Napoli, e qualche papalino mi suona davvero come una campana stonata, che aggià ffà io a negrieri, schiavisti e invasori nun ‘e supporto, è chiù forte e me. Cumpagni miej nu ve capisco.

Mi arrendo.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)
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