Euro 2020, l’ Italia batte la Spagna ai rigori

Italia-Spagna si è vitalizzata dopo il vantaggio degli Azzurri. Non troppo, a dirla tutta, ma il giusto per rendere la partita non soporifera. Sono quasi mai belle le partite che decidono le finali importanti, tant’è. Roberto Mancini aveva messo in campo una squadra tignosa, accorta, passiva. Idea antica: fai credere agli avversari di avere il controllo della partita, poi colpisci. La Spagna d’altra parte è sommarsi di passaggi, tanti, e qualche tiro, pochi. Ha funzionato a lungo, poi Alvaro Morata ha pareggiato: 1-1

Da lì è iniziata una partita a tris. Accortezza nelle mosse, gioco in difesa, quasi sempre un nulla di fatto. E infatti è andata a finire ai rigori, dopo due tempi supplementari che hanno generato qualche grattacapo difensivo e nulla più. Dice la statistica che la prima squadra che tira è quella che vince. Come nell’amore, chi primo si stacca dal bacio è l’anello forte della coppia. È andata bene anche questa volta.  Rigore decisivo e finale conquistata. Contro chi si vedrà, non ha importanza.

È andata bene, molto. La palla del rigore decisivo è finita in rete lenta lenta, un sospiro infinito. Degna conclusione di un partita lunga, troppo lunga.

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L’Italia ha avuto paura, più per antichi fasti, che per cronaca recente. S’è costretta al rincorrere, ha deciso di non dare continuità all’incipit manciniano, quello dell’imposizione del gioco come necessità. E senza nemmeno la consolazione della grinta di Oriali, Bonetti e Gattuso, quella che molto spesso dava la carica anche ai virtuosi del pallone. I medianacci se la passano male.

Non che l’avvio di ripresa incoraggi l’ottimismo: Di Lorenzo deve immolarsi subito su un cross di Olmo per Torres, Busquets sfiora la traversa servito da Oyarzabal. Alleggeriamo con un diagonale basso di Chiesa, ma insomma, si nuota in apnea per gran parte del tempo. Tutto pronto per affogare? Macché. Tutto pronto per esultare, perché il calcio è così, e perché in campo c’è Federico Chiesa, uno che può spaccare la partita sempre e comunque, a prescindere da tutto ciò che ha fatto prima e farà dopo. Scocca l’ora di gioco e Fede fa impazzire le migliaia di italiani che affollano la tribuna dietro la rete di Unai Simon… Ripartenza, Immobile viene murato da Laporte e il figlio di Enrico è il più bravo ad avventarsi. destro perfetto. Boato tricolore. Italia in vantaggio.

Cambia il punteggio, la gara, tutto. Anche gli uomini e le impostazioni tattiche: Mancini col “falso nueve” (dentro Berardi per Immobile), Luis Enrique col centravanti vero (Morata rileva Torres). Parrebbe beneficiarne la Spagna, che con Koke recapita sulla testa di Oyarzabal un altro gioiello sprecato e con Olmo fallisce l’ennesima botta dal limite. Ma quando le squadre si riassestano, pure gli azzurri hanno due tiri di Berardi parati. Ora sono in campo anche Gerard Moreno e Rodri, la resistenza italiana dovrebbe essere guidata da Toloi e Pessina, dentro per Emerson e Verratti. Ma prova e riprova, alla fine la Spagna ci buca. Minuto 80, segna Morata, l’uomo dei gol pesanti: combina con Olmo, controlla da campione e penetra in area, battendo Gigio. Tutto da rifare.

I supplementari li giochiamo con Belotti e Locatelli, perché la partita di Immobile e Barella è finita poco prima del novantesimo. E ricominciano i brividi, con Donnarumma “terra-aria” che deve mettere le mani sulla punizione bassa di Olmo e sopra la testa di Morata. Nel secondo extra-time Luis Enrique vuole ancora più idee, dentro Thiago Alcantara per Busquets. Mancio risponde con Bernardeschi per Chiesa e al 110’ vorrebbe scattare in campo al gol di Berardi, ma il fuorigioco annulla il gesto tecnico di Mimmo. Rigori, inevitabilmente. Si parte malissimo, con Locatelli mangiato da Unai Simon, ma Olmo calcia il suo penalty anche peggio. Rompe il ghiaccio Belotti, poi segnano Moreno, Bonucci, Thiago e Bernardeschi. Tocca a Morata e stavolta fa cilecca: Gigio vola sulla sua sinistra e respinge. Chiude Jorginho, con esecuzione professorale. La Wembley azzurra esplode di nuovo, definitivamente, mentre tutto il gruppo azzurro corre ad abbracciarsi sotto il settore italiano

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