NEL MIRINO DELLA MAFIA I MAGISTRATI CORAGGIOSI: “Hanno dato la sentenza: ammazzano Di Matteo”

Dopo la collaborazione di Galatolo, gli inquirenti avevano cominciato a cercare il tritolo che doveva essere usato per Di Matteo, ma secondo un altro pentito, Francesco Chiarello, era già stato spostato in un luogo sicuro. Sul caso ha indagato la Procura di Caltanissetta, che nel 2017 ha archiviato il fascicolo. Per i pm tutta la storia è riscontrata: la riunione per uccidere Di Matteo ci fu, ma poiché l’attentato non venne mai realizzato non era possibile contestare alcun reato. Nell’archiviazione i magistrati scrissero: “L’ordine di colpire Di Matteo resta operativo”.

Ora a parlare di un piano di morte per il magistrato è per la prima volta un boss della Calabria, la stessa zona da dove – secondo Galatolo – era arrivato l’esplosivo. “Già la sentenza gli hanno dato”, sostiene. Cosa intende dire?

Di sicuro c’è che il tema della scarcerazione di Brusca ha appassionato anche altri boss detenuti. Circa mezz’ora dopo l’esternazione di Bellocco, sono tre camorristi a parlarne. Gaetano Di Lorenzo spiega di essere “contento”, visto che pare non considerare il boss di San Giuseppe Jato come un pentito. Antonio Caiazzo auspica: “Devono cambiare la legge sui collaboratori”. Poi interviene Vincenzo Aprea, che dice: “Come quelli di Forza Italia, quei figli di bocchini che si sono opposti alla scarcerazione”.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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