I grandi assenti (di Stelio W. Venceslai)

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Russian President Vladimir Putin takes part in a meeting on development of the Russian fuel and energy industry via a video conference at the Novo-Ogaryovo residence outside Moscow, Russia, Wednesday, April 29, 2020. (Alexei Druzhinin, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

            In Europa Biden si presenta per riesumare la NATO, rassicurare l’Europa e cercare un’intesa con la Russia di Putin. Continua l’ingenuità della politica estera americana. Non c’è speranza: la riprova di un equivoco non sciolto.

            Nella NATO, se non si risolve il problema della Turchia, è solo acqua fresca. Dove va Erdogan? Con la Russia in Siria e in Libia e contro Israele oppure con gli (ex) alleati occidentali?  Silenzio. Senza la Turchia la NATO è uno straccio molle. Lo sanno tutti, anche gli Stati Uniti.  Ma il silenzio regna su questo dossier.

            Con l’Europa, sempre meno importante, il conflitto doganale acceso da Trump sembra finalmente composto. Potremo esportare prosciutti e parmigiano, acciaio e scarpe senza costi aggiuntivi. È un po’ poco e lo sanno tutti. Resta nell’ombra la questione fiscale sulle transazioni web, sulle grandi multinazionali protette da Washington, sull’incapacità di offrire uno scudo militare adeguato. Sono questioni complesse. Possiamo essere soddisfatti? No, ma almeno il dialogo è ripreso.

            Con la Russia le questioni sono altrettanto delicate. Putin ha una visione “territoriale” degli interessi russi: Bielorussia, Ucraina, Siria. Vuole ricostruire l’Impero con una serie di Stati cuscinetti intorno. Biden, invece, ha una visione evangelica: diritti umani, ambiente, cooperazione con i Paesi più poveri.

            È un dialogo difficile, perché parlano due linguaggi totalmente diversi. Sullo sfondo, poi, c’è il problema della guerra elettronica e delle presunte interferenze russe sugli affari interni americani.

            La Russia, in una visione non “territoriale”, dovrebbe decidersi fra l’essere un Paese europeo o un Paese asiatico, ma non sarà questa l’occasione per farlo.

            Il grande assente è la Cina, un problema per tutti e due.

In un conflitto cino-americano se la Russia si schierasse con la Cina, l’America sarebbe perdente. Lo sanno tutti. Però Putin sa bene che, poi, la Russia sarebbe stritolata da una Cina vittoriosa.

In un conflitto russo-americano la Cina sarebbe dalla parte del vincitore. Aspetterebbe che uno dei due finisca affogato.

Ma non parliamo di conflitti. Le guerre, oggi, si fanno in un altro modo.

Biden è convinto che la questione dei diritti umani (e il rispetto delle regole internazionali) sia determinante per discutere con Putin. Forse ha ragione, ma sostenere che la libertà di Navalny (oppositore di Putin ma acceso nazionalista) è una condizione essenziale per discutere è un errore.  Perché con la Russia vale per Navalny e non per l’Egitto, fedele alleato americano, che da due anni tiene in galera per accertamenti Raki, il giovane egiziano studente a Bologna?

I diritti umani non sono un’arma a senso unico. Dittatura per dittatura, l’una vale l’altra.

Altri grandi assenti sono l’Iran, la Corea del Nord e l’India.

Rinverdire l’accordo nucleare con l’Iran placa le tensioni con Israele e, forse, con il Medio Oriente, ma è tutto da rivedere.

L’India, alleata della Russia, potrebbe essere il contro murale con la Cina, ma è afflitta dalla pandemia. Le velleità nazionaliste del suo Presidente sono molto ridimensionate, ma per l’India la Cina resta sempre un vicino molto scomodo.

Poi, c’è la Corea del Nord: un imbarazzo per tutti.

La partenza è divertente: per Biden, Putin è un assassino, per Putin, Biden è un cretino. Dichiarazioni rese formalmente alla stampa e alle televisioni di tutto il mondo non più tardi di due settimane fa. Una bella accoppiata: buffonate da lotta a corpo libero.

Purtroppo, la politica è una cosa seria.

Roma, 16/06/2021

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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