Aversa. ‘Per ogni donna’: il danno biologico: gli esperti ne esaminano i vari aspetti

Salutiamo i lettori di Belvederenews e tutti coloro che puntualmente seguono la rubrica “Per ogni donna”, diretta dal Professor Pasquale Vitale e ideata e curata dalla dottoressa e criminologa, Speranza Cardillo.

Oggi trattiamo un argomento, che genera sempre tante domande e dubbi per la sua complessità: il danno biologico, che  può essere causato da un medico, presentarsi nello svolgimento della propria attività lavorativa o in tanti altri modi.

Può essere permanente o temporaneo, può essere parziale o totale. Tutte queste differenze possono aggravano o meno l’entità del danno e ancor di più dell’indennizzo che ne può derivare.

Relativamente a questo argomento abbiamo chiesto l’intervento del biologo, criminologo e laureando in Giurisprudenza, il dottor Gianluca Serlenga e del dottor Luca Cacciapuoti, sociologo .
Intervento della dottoressa Cardillo

Per riuscire a comprendere il significato dell’espressione “danno biologico” bisogna partire dalla premessa che l’integrità della persona è un bene primario e come tale deve essere tutelato giuridicamente. Questo non solo quando la menomazione abbia compromesso , in tutto o in parte , definitivamente o temporaneamente, le capacità del soggetto di svolgere le sue funzioni produttive, ma in tutti i casi in cui il danno abbia compromesso il valore biologico dell’individuo.
In poche parole alla persona deve essere riconosciuto un valore patrimoniale, indipendentemente da un’attività lavorativa svolta effettivamente.
L’uomo, in quanto persona, deve essere sempre tutelato dall’ordinamento giuridico a prescindere dal reddito o dal lucro che possa trarre dall’impiego delle sue energie fisiche o intellettive. Pertanto, la lesione di natura biologica è qualcosa che va ad intaccare l’integrità fisica o psichica dell’uomo e rappresenta, perciò, un danno che deve essere riparato, quando sia la conseguenza di un comportamento doloso o colposo imputabile ad altri. Il nostro ordinamento tutela la persona con le seguenti principali disposizioni: con l’art. 32 della Costituzione; con gli artt. 2043 e 2059 del codice civile; con gli artt. 581, 582, 590 del codice penale; con le norme sulla tutela del lavoratore contenute nella L. 300/70; con la L. 833/78, istitutiva del servizio sanitario nazionale e le successive modifiche.
Inoltre, anche la Corte costituzionale nella sentenza n. 88 del 1979 ha affermato che il bene della salute risulta direttamente tutelato dall’art. 32 della Costituzione non solo nell’interesse della collettività, ma anche e soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo e certamente si può affermare come un diritto primario ed assoluto, che si può considerare operante anche nei rapporti tra privati. Bisogna dire, però, che la giurisprudenza sembra ricondurre il danno alla salute nell’ambito dei danni non patrimoniali, risarcibili solo ai sensi dell’art.2059.

Video-interventi dei nostri esperti: Intervento dott. Cacciapuoti – Intervento dott. Serlenga
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