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La denuncia è partita da una fonte inquinata (un personaggio ambiguo, che si è spesso interfacciato prima come giudice e poi come avvocato perfino nell’interesse del  Comune di Sessa Aurunca)  arrestato per fatti analoghi nel 2011 assieme ad uno degli arrestati odierni e messo da parte nella spartizione attuale  – ecco il livore e la conseguente denuncia. Invidia? faida?

Un poco come la vicenda dell’Aima. La denuncia partì dai finanzieri che non lucravano nello “scamazzo”. Furono oltre 50 i finanzieri arrestati con i responsabili delle truffe per il macero della frutta.

Francesco Schiavone, Sandokan dichiarò al Piemme Francesco Curcio che avrebbero dovuto costituirsi addirittura parte lesa contro i finanzieri che pretendevano un  “pizzo” superiore al contributo  che passava la Comunità Europea.

Il “patto scellerato”,  attuato dai ladri di galline dell’ufficio del giudice di Pace di Sessa Aurunca ha dei risvolti incredibili.

Il primo errore madornale è stato quello di utilizzare atti e persone “fuori dalla giurisdizione” del GdP di Sessa Aurunca.

Tutti sanno – anche gli uscieri del comune –  che un magistrato,  la prima cosa che deve fare – vicino ad un processo che gli viene assegnato  – è controllare se ha competenza a giudicare (per valore, per materia, per giurisdizione, e via discorrendo). Infatti quello che ha subito insospettito il magistrato inquirente è stato proprio questo, oltre al fatto che i processi messi a ruolo su istanza di uno degli avvocati arrestati venivano sempre “assegnati” al magistrato arrestato, senza, peraltro, rispettare la turnazione obbligatoria.  

Sia gli atti (le procure) sia quelli opposti ( falsi) erano sempre di persone non residenti nella giurisdizione del GdP di Sessa Aurunca.

Il cancelliere (ex vigile urbano, già abituato al gioco delle tre carte con la divisa) truffatore, complice, accusatore, pentito – il suo premio è i domiciliari invece di una cella a Carinola –  è il perno principale di tutta l’armata Brancaleone  finita nel tritacarne giudiziario: assegnava i processi  – messi a ruolo dagli azzeccagarbugli casalesi – sempre allo stesso giudice – e per tale “lavoro” riceveva 50 euro per ogni fascicolo… oltre ad una tantum di euro 2.000 da parte di ogni “paglietta” per le sue “esigenze familiari”. 

Ma il vero squallore di tutta la vicenda (anche se molti fascicoli non sono stati individuati) viene dal “piatto di lenticchie” che spettava al giudice a seguito del “patto scellerato”.

Ho letto con attenzione le 35 cartelle scritte dal Gip di Roma e i reati contestati sono: Art. 416 (Quando tre o più persone si associano  allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni. Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. 

E inoltre (art.319 cp e 321 cp) Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni.

Per ogni processo venivano liquidate 800/900 euro di compenso per gli avvocati. Il 10%, cioè circa 90 euro, era il piatto di lenticchie per il giudice!!! Ma facciamo un conto: I fatti contestati sono 38 per 900 hanno incassato circa 40 mila euro. Al giudice andavano 4 mila euro.

Era meglio fare una rapina in banca: meno anni di carcere e più soldi!