Arce (FR). Omicidio Serena Mollicone: si va sgretolando il castello di accuse contro i Mottola?

Il criminologo Carmelo Lavorino

Si va verso l’assoluzione dei Mottola per “bis in idem” con Belli?

Più si va avanti con le udienza, più si comprende che le accuse contro la famiglia Mottola sono il classico “nulla mischiato col niente”, un sarcofago che nasconde le ceneri di un’intuizione investigativa divenuta sospetto e poi vuoto innamoramento della tesi (lo stesso che accadde contro il carrozziere Carmine Belli).

L’udienza dell’11 giugno ha evidenziato e dimostrato che la ragazza notata la mattina dell’1 giugno 2001 presso il bar Della Valle (a 600 metri da Fontecupa, luogo del rinvenimento del cadavere di Serena) ad acquistare sigarette Marlboro non era Serena Mollicone.

L’aspetto è molto fine ed esiziale, perché l’impianto accusatorio gradirebbe che la ragazza fosse Serena e che con lei ci fosse Marco Mottola… invece non è così… e cade un altro presupposto dell’impianto contro i Mottola.

Il gioco dello scaricabili del “grande accusatore” di Carmine Belli, l’ex poliziotto passato alla trasmissione “Chi l’ha Visto?”.

È venuto a testimoniare Giuseppe Pizzo, all’epoca poliziotto dell’UACV (Unità Analisi Crimine Violento), in seguito inviato speciale della trasmissione “Chi l’ha visto?” (no comment).

Pizzo è stato il fautore delle indagini e dell’informativa di analisi criminale che portarono Carmine Belli ad essere indagato, arrestato e imputato; fu lui – profondamente convinto della colpevolezza di Belli – a organizzare tutte le fasi investigative che vedevano oggetto di attenzione Carmine Belli (esistono tutti gli atti investigativi a sua firma e un video dove interroga Belli e lo accusa di essere l’assassino di Serena, ovviamente Belli era senza avvocato).

La debacle investigativa-giudiziaria  che vide Belli subire tre processi e 18 mesi di carcerazione, la famiglia Mollicone accanirsi contro un innocente e l’erario dello Stato buttare una montagna di soldi tra indagini fallaci, processi a un innocente, perdita di tempo e risorse… ovviamente non viene accettata dai responsabili.

I Pm Maurizio Arcuri e Carlo Morra chiesero prima l’arresto di Belli e poi il processo basandosi sul lavoro svolto da Giuseppe Pizzo, dal Capo dell’UACV Carlo Bui e dal Capo della squadra Mobile di Frosinone Cristiano Tatarelli.

Non accettare oggi tale responsabilità ci ricorda il brocardo “La colpa muore sempre fanciulla e orfana”. Sicuramente Pizzo è stato uno dei “grandi” cacciatori… col carniere vuoto: tanto è!

Incomprensibile atteggiamento delle parti civili

Non riusciamo a comprendere perché le Parti civili si ostinino a seguire le posizioni e i convincimenti della Procura e non invece le nostre indicazioni.

Già sbagliarono ad accanirsi contro Carmine Belli, oggi stanno facendo lo stesso contro i Mottola.

Stiamo notando con “terrore” che gli argomenti e i metodi usati contro Belli stanno tornando e sono usati contro gli attuali indagati, solo perché hanno sposato l’impianto accusatorio della Procura, frutto di una improbabile intuizione investigativa di un maresciallo, innamoratosi di un sospetto e scivolato nell’auto convincimento riverberante.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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