News salienti di martedì 8 giugno selezionate da Cronache Agenzia Giornalistica

Stesa, strage della funivia, tolto il caso alla gip Buonamici, il Pm: “Ora il Riesame annulli le scarcerazioni”Strage Stresa, tolto il caso alla gip Buonamici. Pm: “Ora il Riesame annulli le scarcerazioni”

(ANSA) – SYDNEY, 08 GIU – Centinaia di persone sono state arrestate in diverse parti del mondo in una massiccia operazione contro la criminalità organizzata, grazie all’infiltrazione della polizia in un’app utilizzata per scambiare messaggi in codice tra criminali. Lo ha reso noto oggi la polizia federale australiana.

• L’ex segretario della Cgil e del Pd Guglielmo Epifani è morto a 71 anni, dopo una breve malattia

• Il fratello di Saman rivela ai carabinieri: «È stata strangolata, papà era in lacrime quando lo zio è tornato»

• Una ragazzina di 13 anni si è impiccata a una mensola della sua cameretta a Torpignattara. I carabinieri stanno passando al vaglio il suo cellulare

• Il presidente del tribunale di Verbania ha tolto il caso della funivia alla gip Donatella Banci Buonamici, che aveva rilasciato i tre indagati. Ora la procura di Verbania chiede di annullare l’ordinanza di scarcerazione

• Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha dato il via libera a un farmaco contro l’Alzheimer, ma ci sono dubbi sulla sua efficacia

• I morti di Covid ieri sono stati 65. Il tasso di positività rimane stabile all’1,5%. I ricoverati in terapia intensiva sono 759 (-15), le persone vaccinate sono 13.149.922 (il 22,05% della popolazione)

• Draghi ha ricevuto Matteo Salvini a Palazzo Chigi. Un colloquio di oltre un’ora. «Piena sintonia sulle riforme e sul blocco dei licenziamenti» dice il leader leghista

• L’eurodeputato Vincenzo Sofo, fidanzato di Marion Le Pen, lascia la lega per Fratelli d’Italia

• Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina, lascia il M5S e passa a Forza Italia

• Jeff Bezos e suo fratello Mark saranno tra i primi turisti spaziali. Si faranno lanciare in orbita il 20 luglio sulla navicella New Shepard

• Kim Jong-un vieta jeans e film stranieri in Corea del Nord. I trasgressori finiranno in campo di concentramento o saranno condannati a morte

• La Procura di Roma ha ordinato di oscurare un sito i cui gestori offrivano via chat consigli personalizzati su come togliersi la vita

• Lavoratori sfruttati e tasse non pagate: sequestrati 20 milioni al colosso della logistica Dhl

• È morto Michele Merlo, il cantante di Amici colpito da leucemia fulminante. Aveva 28 anni

• Alle elezioni di domenica in Messico la coalizione del presidente López Obrador ha ottenuto la maggioranza alla Camera, ma il risultato è deludente per il governo

• Giornataccia per gli italiani al Roland Garros: Musetti vince i primi due set con Djokovic poi crolla e si ritira, Sinner è liquidato da Nadal in tre set

• Il centrocampista spagnolo Busquets è risultato positivo al Covid. Paura per gli Europei di calcio, che iniziano venerdì

Titoli

Corriere della Sera: Entro settembre saranno vaccinate 8 persone su 10

la Repubblica: Uno scudo anti-hacker

La Stampa: Il piano per chi perde il lavoro

Il Sole 24 Ore: Parte il piano per la cybersecurity

Avvenire: Bombe sulle chiese

Il Messaggero: Lavoro agile, i nuovi obblighi

Il Giornale: Così l’algoritmo-spia ci segnalerà al fisco

Leggo: 40 anni senza Alfredino

Qn: Ecco le carte: così uccisero Saman

Il Fatto: «

AZ ai ragazzi, più rischi che benefici»

Libero: Figliuolo piccona Arcuri

La Verità: Figliuolo: «Da Arcuri conti in disordine»

Il Mattino: Saman, la barbarie di famiglia

il Quotidiano del Sud: Fatti non parole

il manifesto: La giusta causa

Domani: Altro che Salvini, il “federatore” del centrodestra è solo Draghi

Delitti e suicidi

Una ragazzina di 13 anni, di cui i giornali non riportano il nome, si è impiccata a una mensola della sua cameretta, in una piccola palazzina di borgata a Torpignattara, zona est di Roma. Figlia di genitori divorziati, era cresciuta con la mamma, le zie e la nonna, la famiglia era seguita dai servizi sociali del V municipio. Iscritta alla seconda media, il cellulare perennemente in mano, era appassionata di TikTok e di manga. Aveva gli occhi belli e profondi, portava la frangetta. Le sue migliori amiche, a un certo punto, l’avevano esclusa dal loro gruppo. In passato aveva manifestato atteggiamenti autolesionistici, si era tagliuzzata braccia e gambe, ed era seguita dagli psicologi dell’Umberto I. Domenica pomeriggio aveva mandato nella chat di classe le foto della gita di venerdì alla Garbatella e ricordato a tutti di prepararsi per la verifica di storia. Poi, la sera, quando la madre è uscita per andare in un piccolo pub all’angolo della strada per fare le pulizie dopo la chiusura, lei ha preso un cavo elettrico, lo ha reciso con un taglierino e si è fabbricata un cappio. Quando la donna è rincasata, intorno alle 23.45 e si è affacciata alla camera della figlia per darle la buonanotte, l’ha vista appesa alla mensola. I vicini raccontano di averla sentita urlare disperata [Marani, Mess].

Cos’è successo? Era vittima di bullismo? Oppure partecipava a qualche gioco mortale sui social? I carabinieri hanno sequestrato telefono e computer e li stanno passando a setaccio. Il pm disporrà un’autopsia.

 

Mafia, toghe e condannati: Salvini si è berlusconizzato

Mafia, toghe e condannati: Salvini si è berlusconizzato

Il leader leghista parla come Dell’Utri sui pentiti e ora vuole la separazione delle carriere dei magistrati: l’obiettivo di Gelli e “Silvio”

di Fabrizio d’Esposito | 8 GIUGNO 2021
Aguardarli bene, i nuovi referendum anti-pm sono un mostro a tre teste, non due. Cioè: i capoccioni di Matteo Salvini e Pannella buonanima. E poi quello di Silvio Berlusconi. Ché adesso che tra l’uomo del Papeete e il Pregiudicato azzurro è di nuovo esploso l’amore sotto forma di federazione o di che cavolo sarà (l’incontro è previsto domani, sempre che sia decisivo), il risorgente forzaleghismo si fonda sull’antico obiettivo di B. al momento della fatidica discesa in campo: l’impunità e quindi la lotta feroce ai magistrati.

Ed è per questo che le affinità elettive della destra di governo vanno in una direzione non basata sulla forza dei numeri: la berlusconizzazione di Salvini e non viceversa, la salvinizzazione di Berlusconi. La maschera del Caimano, in fondo, è quella che aderisce meglio al volto cangiante del leader leghista, passato dal comunismo padano al sovranismo clericale nella sua lunga parabola di professionista della politica. Da quelle parti, a destra, non è una novità: prima o poi il Berlusconi che è dentro ogni capo e capetto viene gaberianamente fuori.

I referendum, dunque. Salvini li ha presentati insieme agli eredi pannelliani e il quesito più dirompente tra i sei illustrati ha un’evidente matrice gelliana. Dal Piano di Rinascita democratica della Loggia P2: “Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile”. Adesso anche Salvini vuole separare le carriere dei magistrati (oltre ad abolire la legge Severino sui politici condannati) e questo era, appunto, un pallino del Venerabile Licio Gelli poi ripreso Bettino Craxi e lo stesso Berlusconi.

Tutto torna. Andiamo avanti.

Dopo la controversa liberazione di Giovanni Brusca, in base alle norme volute da Giovanni Falcone sui collaboratori di giustizia, il condottiero del Carroccio in crisi di consensi ha detto che “è ora di cambiare la legge sui pentiti”. Oggettivamente un chiaro segnale a certi ambienti. Basta ricordare quello che andava dicendo Marcello Dell’Utri, l’ambasciatore azzurro presso le cosche: “Io ho un evidente conflitto d’interesse, ma si dovrebbe modificare la legge sui pentiti” (novembre 2009). Del resto la Lega in Sicilia sta attingendo all’esperienza gattopardesca dell’universo di Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione condannato pure lui per mafia. L’ultimo caso è recente e lo ha rivelato il Fatto il 30 maggio scorso: Benedetto Mineo, già capo di gabinetto di Cuffaro e proveniente da una storica famiglia democristiana, è stato nominato nuovo segretario generale dello Sviluppo Eeconomico. A intestarsi Mineo è stato il ministro Giancarlo Giorgetti, di fatto il numero due della Lega nonché il fautore di un consociativismo eterno alla Gianni Letta.

Piemme e mafia. Ma anche condannati. La normalizzazione berlusconiana di Salvini riguarda il crescente numero di condannati e inquisiti della Lega. Non è una novità, senza contare che il suocero in pectore del bevitore di mojito è Denis Verdini, già regista del renzusconismo e oggi agli arresti domiciliari per la bancarotta della sua banca toscana. E la recente sentenza milanese di primo grado sui contabili della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, investe le radici del nuovo partito di Salvini, che ha mollato giuridicamente la vecchia struttura bossiana per il noto mistero dei 49 milioni spariti e truffati allo Stato, secondo le varie inchieste in corso.

Di Rubba e Manzoni sono stati condannati, rispettivamente, a 5 anni a 4 anni e 4 mesi per il caso della fondazione regionale Lombardia Film Commission e i due avrebbero preso soldi come “ricompensa per rischiosi servizi”. Salvini ha incassato la sentenza facendo finta di nulla e approfittando della rinnovata gazzarra trasversale su garantismo e gogne mediatiche. Il clima ideale, peraltro, per coltivare silenzi inciucisti e crociate contro la magistratura. Enrico Letta, per esempio, ha smentito chiamarsi di “Salvetta” per i punti di contatto tra la riforma della giustizia che vuole il Pd e le rivendicazioni leghiste. Oggi a dividerli è il referendum, ma domani chissà. Il draghismo è un fenomeno indecifrabile e quello che succederà nel febbraio del prossimo anno, per la successione a Mattarella, non è prevedibile. Nel frattempo Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si tornano ad amare ed è il secondo ad assomigliare sempre più al primo.

“Ci fu trattativa Stato-mafia. Condannare Dell’Utri & C.”

“Ci fu trattativa Stato-mafia. Condannare Dell’Utri & C.”

di Saul Caia e Giuseppe Lo Bianco | 8 GIUGNO 2021
Ufficiali dei carabinieri e politici del calibro di Marcello Dell’Utri “hanno intavolato una illecita interlocuzione con esponenti di vertice di Cosa Nostra per interrompere la strategia stragista, e questa è una verità inconfessabile che è dentro lo Stato e che tuttavia non scrimina esecutori e mandanti istituzionali perché come ha detto il presidente della Repubblica, o si sta contro la mafia o si è complici”. Pronunciate dal procuratore generale Sergio Barbiera nell’aula bunker di Pagliarelli, le parole del capo dello Stato Sergio Mattarella arrivano a sigillo di tre udienze di requisitoria concluse dalla richiesta alla Corte di assise di appello di confermare le pesanti condanne di primo grado nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia: 28 anni per il boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, 12 anni per l’ex senatore Marcello Dell’Utri (fondatore di Forza Italia con Silvio Berlusconi), e Nino Cinà, medico dei padrini Riina e Bernardo Provenzano. E per Mario Mori e Antonio Subranni (12 anni), e Giuseppe De Donno (8 anni), gli ufficiali dei carabinieri che rivolgendosi a Vito Ciancimino nel giugno del ’92 avviarono la trattativa dagli esiti, per i due pg, Barbiera e Giuseppe Fici, devastanti: “Le stesse menti raffinatissime che avevano sostenuto la coabitazione tra il potere criminale e le istituzioni, avviando la trattativa, consentono a Riina di dire che lo Stato si è fatto sotto – ha detto Fici – ma questo induce ulteriore violenza. Poi una volta arrestati Riina e i fratelli Graviano (le stesse menti raffinatissime, ndr) garantiscono una latitanza protetta per lo ‘zio’, Bernardo Provenzano. Nel frattempo nasce Forza Italia”. Il cui fondatore, Dell’Utri, per i due pg ha un “ruolo decisivo”: “In questa situazione di convivenza gattopardesca – ha aggiunto Fici – Dell’Utri che ha curato la tessitura dei rapporti tra Cosa Nostra e ’ndrangheta con il potere politico. E lo stesso Berlusconi chiamato a testimoniare sull’argomento quando era premier, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un suo diritto, ma di certo ci si aspettava un contributo diverso su questo argomento”.

Per spiegare ai giudici quella “convivenza gattopardesca” Fici parte dalle indagini sull’omicidio Impastato e dai rapporti dell’ex generale Subranni con “gli esattori mafiosi Ignazio e Nino Salvo”, “Vito Ciancimino”, “Calogero Mannino” e dal rapporto “intenso con il presidente del Consiglio Giulio Andreotti”. È stato il pentito Franco Di Carlo a dire che “Subranni era stato interessato a svolgere in una certa maniera le indagini sulla morte di Peppino Impastato su sollecitazione dei cugini Salvo”. Indagini, ha ricordato il pg, archiviate con l’ipotesi che Impastato fosse rimasto ucciso durante un atto terroristico da lui stesso compiuto. “Giusto per restituire l’onore che merita l’Arma”, il pg ricorda la nota redatta dall’ex colonnello Andrea Castellani che nel 1984 aveva chiesto di “riaprire le indagini” sulla morte di Impastato, come un “impegno d’onore che deve riscattare la serietà e professionalità portando chiarezza”. “Serietà e professionalità – ha aggiunto Fici – che era andata a farsi benedire nei giorni in cui avrebbe dovuto essere espressa al massimo livello”.

E se la vicenda “mafia e appalti” ritenuta “poco significativa” dai giudici di primo grado viene considerata “poco necessaria” anche dall’accusa in appello, i due pg sottolineano un comportamento “inspiegabile” dei giudici del processo Mannino, che quella vicenda considerarono, al contrario, determinante ai fini della doppia decisione assolutoria dell’ex ministro: al centro un’ordinanza del gip di Caltanissetta che avrebbe dovuto confutare la teoria della “doppia refertazione” del noto rapporto del Ros, consegnato il 20 febbraio 1992 a Falcone, ancora in Procura a Palermo e in procinto di trasferirsi a Roma, in via Arenula.

Quell’ordinanza “non era agli atti”, eppure, ha detto Fici, “il giudice di primo grado si è pronunciato anche sulla base di quell’atto”. E la Corte d’appello “paradossalmente ha ritenuto quell’ordinanza a tal punto rilevante che ha interrotto la requisitoria del pg, peraltro senza alcun intervento della difesa di Mannino che non aveva interesse a enfatizzare la discussione, formulando un invito alle parti a produrre l’ordinanza, sostenendo che l’atto in questione ‘inspiegabilmente’ non era agli atti. Ma non ha ritenuto inspiegabile che il giudice di primo grado si sia espresso su un atto che non era in atti”. Alla fine la Corte ha invitato le parti a produrre il documento, “e se il pg non aveva potuto adempiere alla richiesta, – ha aggiunto Fici – fortunatamente era a disposizione della difesa dell’on. Mannino. Da tale ordinanza si ha palmare contezza della doppia refertazione”. E ha concluso: “In questa vicenda più che le testimonianze contano i documenti. Nella relazione depositata da alcuni pm di Palermo alla commissione antimafia del 1998 (che riproduce una prima relazione del ’92 inviata al Csm) emerge chiaramente che nella prima informativa del Ros erano stati omessi i nomi dei politici, Rino Nicolosi,dell’allora ministro Calogero Mannino e Salvo Lima che poi sono apparsi solo un anno e mezzo dopo”.

 

 

 

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)