Napoli. Ricorda ‘Don Camillo e Peppone’ la ritrovata corrispondenza fra un parroco e L’Unità

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Difficili, gli anni ’70… A Napoli, successe qualcosa che fa tornare alla memoria la celebre coppia del Cinema:

Don Camillo e Peppone.

Ritrovato il carteggio tra il parroco della Chiesa dell’Immacolata al Vomero, padre Oreste Maria, frate minore conventuale, al secolo Aldo Lorenzo Casaburo, e la redazione cittadina del quotidiano L’Unità:

Napoli, 26-X-I976 – Spettabile Reazione cittadina dell’UNITA’ e PAESE-SERA

Meraviglierà forse che un povero parroco scrive a voi; non avrei di­sturbato né osato rubarvi tempo prezioso se non ci fosse un motivo serio e delicato, anche se non grave. Davanti alla nostra parrocchia, da due domeniche si son messi dei giovani i quali vendono i vostri giornali ai fedeli che entrano o escono dalle cerimonie religiose. Capirete che non tutti gradiscono o condividono opinioni, scritti e metodi altrui, compresi i nostri; in questi tempi sempre tesi è già difficile evitare conflitti, tutto degenera facilmente. Molti si sono lamentati con me ed hanno chiesto il mio intervento. Pregai i gio­vani di allontanarsi a una certa distanza, in modo da non infastidi­re e non offrire occasione a reazioni spiacevoli. Non mi soffermo sulle risposte che ne ebbi, tralascio intemperanze e offese; affer­marono che, essendo su suolo comunale, erano liberi di fare quel che volevano, la mia era una provocazione, intolleranza …

Sono giovani, oggi tutti li aizzano o strumentalizzano la loro ingenua generosità. Così, la cosa finì e sembrò evitato il peggio. L’altro ieri, Giornata Missionaria mondiale, con i debiti permes­si, avevamo gli  Scouts sul sagrato e in piazza; avevamo rinunciato a mettere in piazza Medaglie doro una tenda, per evitare episodi di in­tolleranza civica… Ed ecco che davanti al cancello, quattro giovani pubblicizzavano ad alta voce i giornali Unità e Paese-sera, mescolati agli Scouts che invece chiedevano offerte per le Missioni! Al mio rinnovato intervento, sono stato letteralmente investito da intemperanze e clamori. – Perché scrive a noi? – mi direte. Perché a un certo punto essi mi hanno detto: – “La redazione dell’Unità ci ha incaricati…”. Sono ragazzi, si sa, ed è facile che si rifacciano a ordini su­periori per farsi forti e imporsi. E io non credo che abbiano det­to esattamente la verità. Non posso credere che, proprio voi comu­nisti vogliate rovinarvi la reputazione, a torto o a ragione, pro­curatavi con anni di oculata tattica riguardosa e pacifica, inca­ricando i giovani più esuberanti di andare a vendere il giornale a un centimetro dal sagrato delle chiese, e non vi rendiate conto che questa è provocazione ed abuso di diritti bella e buona. In più, i vostri giornali hanno una tiratura tanto vasta e mi­lioni di lettori e simpatizzanti sicuri, i vostri Festivals di rinomanza internazionale non risultano deficitari, forse solo i vostri giornali godono di ampi margini attivi e non si vedono co­stretti a limiti o licenziamenti … Perciò non ho creduto. Pur ritenendoli nel giusto ‘ad apicem juris’,  ho cercato di far capir loro che il diritto non può intendersi ed applicarsi rigidamente ma che oltre alla lettera vale e ben di più lo spirito della legge; chi lo osserva è veramente degno di rispetto, quindi non potevo dar credito a loro… Parole vane! Perciò mi rivolgo a voi direttamente, perché sappiate che, vo­stro malgrado, potreste essere ritenuti mandanti di provocazione, e sperando che vogliate dar disposizioni in merito ai vostri troppo ardenti volontari di frenare l’impeto e usare riguardo ai diritti e opinioni altrui, più realmente e meno letteralmente usando dei diritti che credono loro riconosciuti dalla legge. Spero di non aver riposto invano fiducia nel vostro squisito senso civico e di non restare deluso. Rinnovando le mie scuse, in anticipo ringrazio, Obbligatissimo.

Il riscontro:

L’Unità – Organo del Partito Comunista Italiano – REDAZIONE DI NAPOLI – VIA CERVANTES, 55

Napoli, 29 Ottobre ’76 – Redazione: Tel. 322923 – 321921 – Uff. Diff. : Tel. 322544

Per padre Oreste Casaburo parroco della B.M.V. Immacolata Frati Minori Conventuali, piazza dell’immacolata al Vomero – NAPOLI

Gentile parroco, la sua lettera (davvero insolita) ci pone davanti ad un problema che pensavamo – tutto sommato – superato dalla maturità dei tem­pi e delle coscienze, specie in una città come Napoli che tanti passi avanti ha compiuto negli ultimi anni. Eravamo convinti – cioè – che fraternamente, fianco a fianco e senza urtare alcuna suscettibilità, si potesse diffondere (la Domenica o in qualunque altro giorno) un giornale che esprime una opinione democratica accanto ad un altro che esprime altra opi­nione, pur essa democratica. Perché, appunto, questo è il fondamento di una società pluralista e rispettosa di ogni opinione,per la quale noi ci battiamo. D’altra parte ho avuto la convinzione che la sua lettera (come dire?) riflettesse non personali preoccupazioni, ma forse un senso di disagio e di malcontento di qualche gruppo di fedeli, gelosi del le proprie convinzioni al punto da non tollerare le altrui. Non è un fatto di “lettera” della legge – lei dice – è un fatto di spirito e ciò vale per tutti.

Se quella presenza dei nostri volenterosi compagni può rappresentare per qualcuno una forma di violenza (magari soltanto psicologica), la reazione sa tanto – me lo conceda – di chiusa intolleranza, perché vede io sono più che convinto che non trovano niente di strano a fare due cose per loro care andare in chiesa e comprare l’Unità, il giornale che da anni (con coerenza) lotta dalla parte di chi vuole una società più giusta.

Sono, appunto, i tanti che non trovano nulla di strano ad essere, insieme, comunisti e cattolici, trovando probabilmente molti “segni” in comune tra le due convinzioni.

Lei dice; “avete tanti mezzi” perché insistete a vendere il giornale? Perché non è vero che abbiamo tanti mezzi: nè fondi segreti, né finanziamenti dei petrolieri, né “soldi sporchi” di corruzione.

Siamo – se si può dire – come una parrocchia onesta, che vive del sostegno continuo della gente, non imponendo (certo) niente ad alcuno, ma sollecitando sempre a chi lavora il contributo per un giornale dei lavoratori.

Un giornale – lei lo sa bene – costa moltissimo, soprattutto se vuole essere e rimanere un giornale “pulito”, non legato agli interessi di gruppi potenti e spregiudicati e l’Unità (ancora oggi) è un giornale discriminato, specie nella pubblicità che incide profonda mente sui bilanci.

Ciò detto – anche per aiutarla ad un giudizio più corrispondente alla nostra situazione – vogliamo rassicurarla che parleremo con i nostri compagni, per vedere se è possibile che essi manifestino il loro apprezzabile impegno in modo da non creare, in alcun modo, motivo di tensione o addirittura di scontro e per vedere anche se è possi­bile trovare – lì sul posto – un pacifico accordo.

Per il resto (e per ogni altra cosa) ci consideri sempre a sua disposizione, perché – ci creda – il nostro rispetto per le idee che lei rappresenta non è tattico o contingente, non è una furbizia insomma, ma è parte integrante delle cose per cui lottiamo da anni. Cordiali saluti. – Il capocronista Rocco Di Blasi,

Si conclude qui la corrispondenza tra il parroco padre Oreste e il capocronista Di Biasi. Ognuno rimase fermo sulle proprie posizioni, pur rispettandosi reciprocamente. Bei tempi andati: come quelli di Peppone e Don Camillo, appunto!

(Fonte: Lo Speakers Corner – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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