Quale futuro per l’ospedale di Maddaloni?

Maddaloni. Il covid hospital di Maddaloni, dopo 15 mesi di lavoro intenso in prima linea nella lotta al covid si sta lentamente svuotando. Qualche reparto dei 4 realizzati  per l’emergenza è stato già chiuso e lo stesso vale anche per le terapie intensive.
Dal 1° giugno anche l’hub vaccinale, finora allocato nell’ex pronto soccorso è stato spostato nella caserma Magrone.
Nonostante altri ospedali continuino a mandare gli ultimi pazienti per chiudere definitivamente i loro reparti covid e ripristinare l’ordinarietà, a Maddaloni ora c’è un ospedale in una posizione strategica, con personale formato per le emergenze pandemiche oltre che per l’ordinario, reparti completamente rimessi a nuovo da poco più di un anno e spazio da utilizzare.
Ma, al momento, nonostante già si fosse ipotizzata la tanto agognata riconversione e l’apertura di un reparto di riabilitazione post covid, che, nei fatti, è già attrezzato, tutto tace. Eppure quanto sopra descritto, è stato concordato con i vertici di Caserta.
Perché tutto è fermo? Perché non ci si adopera per ripartire quando ci sono tutti i presupposti?
Di questo, così come della questione del personale OSS che chiede stabilizzazione, si stanno interessando il consigliere comunale e provinciale Angelo Campolattano in sinergia con il consigliere regionale Vincenzo Santangelo che sta preparando un’interrogazione da portare al prossimo consiglio regionale sulla questione.
Abbiamo intanto raccolto una dichiarazione del consigliere Campolattano, che ha postato anche sui suoi profili social, e che di seguito riportiamo:

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“Dal primo giugno sarebbe dovuta partire la riconversione parziale dei posti letto dell’ospedale Covid di Maddaloni con il ripristino di alcuni reparti alla luce della riduzione del numero dei positivi e dell’incremento della campagna vaccinale. A partire, da quella data sarebbero dovuti essere attivi dieci posti letto di riabilitazione respiratoria e dieci posti letto tra day hospital e Pacc. Va detto che la direzione generale dell’Asl ha ridotto, visto l’alleggerimento della pressione del virus, il numero dei posti letto Covid da 70 a 40 dei quali solo 25 sono occupati attualmente. La riconversione dei posti letto Covid con il ritorno parziale all’attività ordinaria dell’ospedale rappresenta un punto focale per garantire presente e futuro alla nostra struttura ospedaliera e per salvaguardare i livelli occupazionali dei tanti lavoratori “stabilmente precari” che lavorano al suo interno. Risulta invece che, proprio alla vigilia del ripristino dei venti posti letto, la direzione dell’ospedale abbia posto una pregiudiziale su tale operazione rispetto alla coabitazione dei pazienti Covid con quelli ordinari. In tal senso la normativa è estremamente chiara, nel senso che, qualora le strutture garantiscano percorsi separati tra pazienti Covid e pazienti ordinari è possibile la loro coabitazione. Tenuto conto che tale condizione sussiste nell’ospedale di Maddaloni, non ci sono problemi affinché si possa procedere all’apertura di tali reparti. Chiediamo pertanto al direttore generale dell’Asl dott. Ferdinando Russo se rispetto alla decisione di riconvertire i venti posti letto siano intervenuti fattori ostativi a tale operazione e se sì, quali. L’ospedale di Maddaloni, non è mai superfluo ripeterlo, è una struttura strategica per un territorio ampio di oltre centomila abitanti che si spinge nel beneventano e nell’area nolana. Dopo il sacrificio fatto in un momento storico terribile, è giusto restituirlo a queste comunità nel pieno delle sue funzioni. Per farlo è necessario che il travaso avvenga in maniera graduale, man mano che l’emergenza Covid si affievolisca fino a sparire. Questo lo dobbiamo ad una comunità che ha fatto dei sacrifici e ai lavoratori delle cooperative che da decenni garantiscono assistenza agli ammalati, ma che incredibilmente, mantengono lo status di precari. Le dimissioni, auspicabili, di tutti i pazienti Covid in caso di mancata apertura di nuovi reparti per loro vorrebbe dire finire in mezzo ad una strada.”

Risulta paradossale, ma certo non possiamo augurarci una perenne pandemia per tenere in piedi struttura ospedaliera e posti di lavoro. La salute è un diritto, ed è un diritto sacrosanto di cittadini e lavoratori avere un ospedale pubblico a cui rivolgersi per cure e ricoveri, oltre il covid.

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