‘Autoritratto presso il Golgota’ (di Paul Gauguin): analisi morfopsicologica del dipinto

C’era stato un periodo molto lungo di inattività causato da problemi di salute. Morirà nel 1903 perché affetto da sifilide contratta anni addietro per le sue frequentazioni con prostitute. Siamo al secondo periodo di permanenza a Tahiti, terra che lo illudeva a risolvere tutti i suoi problemi. La belleza ed il fascino di quelle terre lontane erano una attrattiva formidabile, un inno alla felicità che lui rincorreva. La sua irrequitezza aumentava giorno dopo giorno, ma alla fine dovette arrendersi.

Questo Autoritratto sta a significare proprio un uomo che si considera ormai un perdente senza alcuna speranza di risorgere o dare una risposta ai suoi interrogativi, anche esistenziali.

É da considerarsi una opera che esprime, dunque, una intensa angoscia di chi sta per effettuare un salto nel buio e nell’aldilà nebuloso  e drammatico.

La sua intenzione era quella di non vendere questa opera. Doveva essere un “testamento spirituale” da conservare per sé. Fu, infatti, acquistata solo dopo la sua morte.

Analisi Morfopsicologica

Si coglie uno stato di rassegnazione e di sconfitta di un uomo che ormai aveva perso la vittoria sulla vita. Il suo sguardo non mostra il minimo della vitalità ed interesse di quanto succedeva attorno.Vestito con un camice di ospedale ci dà subito la sensazione del Cristo che sta per  affrontare la morte sul Golgota, pur non avendo alcuna colpa.

Gauguin, infatti, aveva sempre accusato la società, gli altri o certe condizioni ambientali quale causa dei suoi problemi.

Quale è in questa fascia d’età il suo morfotipo?

Non è più prevalente quello a rientranze e sporgenze come descritto nelle precedenti opere.

Stranamente i tre piani del viso  risultano più armonici tra di loro con minori contraddizioni morfologiche e, quindi, psicologiche.

Infatti, nel piano cerebrale la fronte  appare più rotondeggiante, meno ritratta con minore profondità delle rughe.

Come se si fosse attenuata la tendenza all’eccessiva interiorizzazione e speculazione filosofica-teologica. Riusciva a condurre una analisi più serena e rilassata degli avvenimenti che si susseguivano.

Era prevalente, dunque, un senso di rassegnazione e di inevitabilità degli eventi. Gli stessi occhi, inespressivi, con sopracciglia calate su di esse danno la sensazione di un arresto di tutte le turbolenze psicologiche che l’avevano tormentato.

La radice del naso non fa registrare quell’affossamento presente nelle altre foto.

Il filtro neocorticale per le spinte emotive era divenuto più efficiente. Nel piano affettivo persino quella gobba sul dorso del naso sembra essersi attenuata, segno di raggiungimento di un certo equilibrio. Permane, tuttavia, la ritrazione latero-nasale, quindi isolamento e chiusura.

Lo stesso piano istintuale  ci appare più rotondeggiante e rilassato. E la bocca mostra labbra più aperta e carnose. Siamo di fronte ad elementi morfologici di Dilatazione-estroversione.

In conclusione, in questa fascia di età, Gauguin è come se avesse presagito una sua scomparsa non troppo lontana, anche perchè le sue condizioni di salute si aggravavano giorno dopo giorno.

Era stato ormai segnato da troppi elementi negativi (distacco dalla moglie e figli, morte della figlia Aline, ma soprattutto fallimento sul piano esistenziale ed artistico).

Aveva dovuto ammettere di essere un perdente e “come un agnello mansueto” si avviava verso la fine della sua esistenza.

Infatti è di questo periodo una sua opera che va considerata il suo Testamento Spirituale: Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?

(di Bartolomeo Valentino, già Professore di Anatomia Umana II Università di Napoli * Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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