Prostituta e “pappone” in Tribunale: una storia inverosimile

Santa Maria C.V. Estorsione aggravata con uso delle armi e sfruttamento della prostituzione: questi i capi di imputazione per  il Signor I., residente a Caivano,  dipendente di una ditta di trasporti.

L’udienza si e’ svolta venerdì 30 aprile 2021 presso la Sezione Penale Collegio A del Tribunale di Santa Maria C.V. ed ha avuto come protagonisti una prostituta ed il suo ” datore di lavoro”,

Ma procediamo con ordine.

I protagonisti di questa vicenda sono la signorina K. di origine albanese

I protagonisti di questa vicenda sono  una prostituta, la Signorina K. di origine albanese, che vive e “lavora” in Italia da qualche tempo e il suo “protettore”, per l’appunto, il Signor I. (Caivano).

I due si sarebbero incontrati un anno fa in un centro commerciale di Treviso e si sarebbero,poi , innamorati. Felici della loro storia d’amore  avrebbero deciso di  trascorrere  le vacanze a Napoli.

“Siamo rimasti a Napoli per due mesi”- dice I.-  Io dovevo  realizzare  dei lavori edili a casa dei miei e lei è andata a trovare la sorella a Giugliano (NA).Ma solo dopo ho scoperto che faceva il lavoro di strada.”

“Eravamo innamorati- dichiara dinanzi alla Corte la Signorina K.- lui mi ha aiutata. Mi ha trovato lavoro.”

La domanda e’ quanto mai spontanea: quale sarebbe il lavoro della signorina K. al quale sarebbe stata iniziata dal fidanzato Signor I.? La risposta non e’ chiara.

Ai Carabinieri, intervenuti al seguito di una lite tra “colleghe” avvenuta in S. Angelo In Formis, lei avrebbe dichiarato, l’estate scorsa, di fare la “meretrice” da qualche tempo.

All’udienza del 30 aprile 2021, pero’,  la Signorina K, in presenza del P.M.  e del Presidente Dott. Caparco, ha smentito  tutto. ” I Carabinieri hanno sbagliato-dice-io mi sono prostituita solo quel giorno.  I. non c’entra niente con questa mia esperienza”.

Ma I. è accusato di estorsione aggravata con l’uso di armi. Si presuppone che il Signor I. sia intervenuto nell’ambito della  sopracitata lite a Sant’Angelo in Formis   con una pistola tra le mani.

Questi i fatti come dichiarati da K. nella sua deposizione  ai Carabinieri per la vicenda di Sant’Angelo in Formis. Tuttavia la donna, nell’udienza del 30 aprile scorso, si sarebbe contraddetta varie volte nelle sue dichiarazioni  fi suscitando l’ira del Presidente Caparco e diverse contestazioni da parte del P.M.

Chiaramente in sede d’esame processuale, I. ha negato tutti gli addebiti cercando di sottolineare la propria estraneità ai fatti. “Non ho mai fatto questo alle donne- ha affermato l’uomo- – Massimo rispetto per le donne. Giuro su Dio non so nemmeno usare una pistola. Sono un camionista e niente di più.”

Forse e’ solo un dettaglio che l’uomo sia  stato in prigione 25 anni fa , a detta sua ” scasualmente”,

Una vecchia storia che ritorna?

Il Collegio A prima sezione penale ha chiuso l’istruttoria e rinviato per la discussione a successiva udienza.

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