Il Racconto, Dipendenza

Potrei tranquillamente fare a meno… Smetto quando voglio… Convinti di avere tutto sotto controllo, ci si ritrova schiavi di una vera e propria dipendenza

di Giovanni Renella

Ormai non c’era bisogno di ulteriori conferme: quel processo di assuefazione era irreversibile!

Come ogni dipendenza degna di questo nome, i suoi aspetti patologici erano preoccupanti.

Non poterne disporre temporaneamente provocava uno stato d’ansia, che degenerava in una vera e propria crisi di astinenza in caso di mancato uso prolungato nel tempo.

Agli inizi nessuno avrebbe scommesso, ma neanche immaginato a dire il vero, che l’utilizzo potesse trasformarsi in abitudine, per degenerare infine in dipendenza.

I costi proibitivi dei primissimi tempi facevano pensare ad un prodotto di nicchia riservato ad una clientela facoltosa; ma in tanti, pur di non farne a meno, si erano addirittura indebitati.

Poi, nel giro di un decennio, da elitario si era trasformato in consumo di massa, grazie a prezzi ormai accessibili a tutti.

Certo, i più facoltosi potevano continuare a permettersi quanto di meglio proponesse il mercato, ma l’offerta era così ampia da riuscire a soddisfare la brama di tutte le tasche.

Ciò che annichiliva l’osservatore più disincantato era invece l’uso che se ne faceva.

Dall’ostentazione del primissimo esordio, quando l’esibizione sopravanzava l’utilità, si era giunti all’utilizzo frenetico, parossistico, tipico di una dipendenza ormai conclamata.

E hai voglia a dire “potrei tranquillamente fare a meno”, o “smetto di usarlo quando voglio”: tutte bugie consapevoli, pronunciate sapendo di mentire.

Bastava un niente e l’impellenza dell’uso tornava, prepotente, a dettar legge e a riaffermare la sudditanza anche dei caratteri più forti.

Ma fu con l’introduzione sul mercato di una variante dal curioso nome inglese che la situazione finì con il degenerare irrimediabilmente.

Un uso disinvolto del nuovo prodotto, il cedimento dei freni inibitori e il progressivo venir meno di ogni forma di controllo e repressione, finirono con il mettere seriamente a rischio l’incolumità delle persone.

Sempre più spesso capitava, infatti, che il coglione di turno, in preda a chissà quale crisi d’astinenza comunicativa, non pago di violare il codice della strada con l’utilizzo del cellulare durante la guida, giungesse a distrarsi ulteriormente fino a distogliere lo sguardo dalla strada per leggere, digitare, ascoltare o registrare su whatsapp quegli inutili messaggi con cui cercava di dare un senso alla sua insulsa giornata.

Giovanni Renella, nato a Napoli nel ‘63, vive a Portici. Agli inizi degli anni ’90 ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI. Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata  “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017). Nel 2017 con il racconto “Bellezza d’antan” ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” e nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea con il racconto “Sovrapposizioni”. Altri suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018). Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni. Il libro ha meritato il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Internazionale Città di Latina. Nel 2020 il racconto “Vigliacco” è stato inserito nell’antologia “Cento Parole” e il racconto “tepore” è stato inserito nell’antologia “Ti racconto una favola”, entrambe pubblicate dalla Casa Editrice Kimerik. Inoltre, con il racconto “Come un dito nel culo”, pubblicato dalla Giovane Holden nel volume n. 7 “Bukowski. Inediti di ordinaria follia”, è risultato finalista al Premio Bukowski. Sempre, nel 2020 i suoi racconti“Il sogno”, “Innocente evasione” e “Mamme!”sono stati premiati e inseriti nell’antologia “Io resto a casa e scrivo” edita dalla Kimerik. I suoi due racconti “L’invito” e “La Notizia, sono stati inseriti nell’antologia “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2021)

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