Aversa “Per ogni donna”/ Le violenze non denunciate

Aversa– Salutiamo con il numero del 21 aprile della rubrica ” Per ogni donna” tutti i lettori di Belvederenews. La rubrica, ideata dalla dottoressa in giurisprudenza e criminologa, Speranza Anzia Cardillo, oggi propone un approfondimento su un tema molto sentito e attuale: le violenze non denunciate.
Nell’ultimo anno c’è stato un netto aumento di violenze domestiche praticate per lo più sulle donne, che non sono state segnalate alle autorità.

Introduzione della dottoressa Cardillo. Durante questo ultimo anno di convivenza forzata c’è stato un netto aumento di casi di femminicidio e anche di violenza domestica. Nonostante ciò, ci sono state sicuramente meno denunce e di conseguenza vittime senza giustizia e colpevoli senza una giusta pena. Spesso si tratta di illeciti commessi contro le donne che sono sempre le più colpite in ambito familiare e coloro che meno si ribellano davanti a certi atteggiamenti Tutto ciò  alimenta la spirale di violenza che le avvolge e rafforza il costante controllo sulla vita della vittima da parte individui guidati da coscienza e volontà di compiere determinati reati. Per tale ragione, quindi, ogni sua nuova azione, ogni comportamento offensivo si aggiunge ai precedenti, comportando  una sorta di sudditanza psicologica. Il più delle volte il susseguirsi di tutti questi atti si conclude con un tragico epilogo proprio perché il ciclo degli illeciti dell’aggressore non vengono fermati in tempo. Spesso ci si chiede quali siano i fattori che impediscono alla vittima di denunciare e di compiere, cioè, il cosiddetto ” atto di coraggio”. Le cause più frequenti sono la soggezione psicologica, la dipendenza affettiva, la mancanza di autostima (distrutta proprio dall’aggressore) e ,in altri casi, ancora la dipendenza economica della donna, accentuata dalla crisi economica di questo ultimo anno. Proprio la pandemia infatti ha colpito non poco il settore lavorativo femminile, aggravando la sua condizione di debolezza a livello economico in ambito familiare. Abbiamo chiesto un parere sull’argomento all’avvocato Giulio Amandola, civilista, penalista e cassazionista, nonché Presidente dell’Osservatorio
Giuridico Italiano e al dottor Luca Cacciapuoti, sociologo e sempre sensibile a tematiche di grande rilevanza sociale.
Intervento dell’avvocato Giulio Amandola.
Nel caso specifico della violenza di genere è importante prima di tutto precisare che i segni premonitori di un’esplosione dell’inclinazione delittuosa dovrebbero essere percepibili nell’ambito di un immediato programma di protezione della vittima, al concretizzarsi del primo segnale di allarme da questa lanciato, in modo da trasformare in obiettivo di legittima indagine e di giusta sanzione colui che abbia mostrato di voler braccare la preda. È di estrema importanza, quindi, l’obbligo del questore, previsto alla luce degli importanti decreti e leggi riguardanti la materia, di provvedere a verificare il possesso di armi di chi sia soggetto alla già vigente procedura di ammonimento. Un certo tempismo è garantito anche da un maggior protagonismo delle forze di polizia previsto sempre dai decreti e leggi in materia, che hanno reso obbligatorio l’arresto in flagranza per il delitto di atti persecutori. Va comunque ribadita, anche in questo caso, l’esigenza che, a monte dell’intervento coercitivo da parte della polizia, vi sia stata un’azione di indagine e di controllo. Si osserva come la violenza maschile, in un nuovo spessore di antagonismo e di resistenza all’evoluzione civile, stia aumentando in stretta correlazione con la crescente emancipazione femminile all’interno della coppia, della famiglia, dell’ambiente di lavoro e della vita politica. Tuttavia, nonostante le leggi siano valide e a tutela delle donne sarebbero necessarie più denunce e una ancor più incisiva rivoluzione culturale che operi in questo senso.

VIDEO INTERVISTA DOTT. CACCIAPUOTI

Video intervista Cacciapuoti

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