Sanremo. Al festival ‘I Maneskin’, per Giacomo Bove gruppo ‘rock che picchia piano’

Inauguriamo una rubrica mensile che dà spazio alla musica, denominata  “Armonicamente”, a cura di Giacomo Bove.

Studente di scienze politiche, è cresciuto in un ambiente musicale ha sviluppato sin da subito la passione per la musica, teoricamente e praticamente. In particolare, è un appassionato di Blues, Rock (in tutte le sue forme) e country.

Per il primo numero si è occupato del festival di Sanremo e dei Maneskin 

Il settantunesimo festival della canzone italiana si è da poco concluso e, come da tradizione, l’eco delle canzoni in gara si allontana con lentezza tra i mille pareri e le mille posizioni del pubblico.

Molti i concorrenti in campo, ciascuno con la propria personalità e ciascuno con le proprie sonorità; da una più tradizionale Orietta Berti fino ad artisti di più recente comparsa come Fasma, i Coma_Cose, Willie Peyote ed i vincitori: I giovanissimi Måneskin, in merito ai quali vale la pena di spendere qualche parola in più.

Formatisi a Roma nel 2016 in seguito ad una collaborazione tra il frontman Damiano David e la bassista Victoria De Angelis, iniziano da subito a riscuotere un certo consenso prendendo parte e vincendo il Pulse – High School Band Contest dello stesso anno. A rappresentare la svolta decisiva nella carriera della giovane rock band è però, senza dubbio alcuno, l’undicesima edizione del noto talent X-Factor al termine della quale si ritrovano sul gradino di mezzo del podio con addosso gli occhi di gran parte del pubblico italiano imprevedibilmente attratto da quelle sonorità, retaggio della “golden age” della musica mondiale, con cui Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan hanno da sempre sporcato il loro sound.

Questo il percorso, arricchito dalla pubblicazione del loro primo album inedito “Il ballo della vita” e da ben quattro dischi di platino per la ballad “Torna a casa”,  ha condotto i Måneskin al prestigioso Leoncino d’oro e, ormai è noto, al palco dell’Eurovision 2021.

Un grido pregno di rabbia figlio tanto della frustrazione quanto della rassegnazione, squisitamente rappresentato dalla voce rotta di Damiano, dal groove e dalle frenetiche esibizioni della band, il grido delle nuove generazioni che meglio di altre conoscono questi sentimenti, il grido di chi si è sentito dire, per l’ennesima volta, di stare zitto e buono, il grido di chi ha deciso che quella sarebbe stata l’ultima. Così si presenta “Zitti e buoni”, il brano con cui i Måneskin hanno deciso di calcare per la prima volta il palco dell’Ariston.

Sonorità rock, tipicamente anni Settanta, su cui si muove in maniera abilmente nevrotica un cantato figlio delle ultimissime generazioni musicali italiane; questa la struttura messa e tenuta in piedi dai giovani artisti nel corso delle cinque serate di Sanremo 2021 e questa la chiave della loro musica, del loro rock che picchia piano alle porte dello scenario musicale italiano per non spaventare un pubblico ormai disabituato per cui lo spirito di Woodstock si esaurisce nei racconti dei propri genitori, per avvicinarlo ed incuriosirlo attraverso sonorità a lui più familiari, picchiando però sufficientemente forte da farsi aprire.

Così i Måneskin, dal palco di Sanremo, spalancano le mani e lasciano libera la bianca colomba del rock forse finalmente pronta per un nuovo volo sulla nostra penisola.

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