I conti di Conte (di Stelio W. Venceslai)

I conti di Conte (di Stelio W. Venceslai)

  Il travaglio del Movimento 5Stelle merita rispetto. Cresciuti sotto l’impulso di un voto popolare convinto dai loro slogan, si è trovato all’improvviso al centro del potere, senza alcuna reale preparazione ai suoi compiti.

            Divenuti maggioranza, hanno partecipato a tutti i governi, grazie alla loro forza parlamentare, che fossero di destra, di sinistra o di centro. Arrivati al potere, andava bene allearsi con chiunque, pur di restarci. La mancanza di una qualunque linea politica e ideologica ha permesso ai grillini di diventare uomini di Stato.

            Il fatto è che uomini di Stato non si diventa così, e i risultati si sono visti. I governi con i grillini sono stati tra i peggiori della Repubblica.  Ma non è colpa loro. Sono innocenti e di essi si sono fatti schermo le forze politiche presenti in Parlamento. Non si possono trascurare, perché hanno la maggioranza relativa, ma servono a poco.  La loro esperienza governativa improvvisata è stata fallimentare. Basterà pensare al Toninelli, a suo tempo ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, al Di Maio, giù ministro congiunto dell’Industria e del Lavoro e, ora, per ben due volte, ministro degli Esteri, al molto discusso Buonafede, ministro della Giustizia, al ferocissimo Morra, all’ineffabile cancelliere Crimi, per non parlare dell’Azzolina, ex ministro per l’Istruzione e così via.

            Sono saliti al potere muniti di slogan risibili: uno vale uno, ad esempio, apriremo il parlamento come una scatola di acciughe, un solo mandato o incarico parlamentare per volta, il cambio dei capi-gruppo ogni sei mesi, la rappresentanza diretta del popolo, con la risibile piattaforma Rousseau, e così via. Una sequela di stupidaggini in gran parte tramontate.

            La rivoluzione auspicata, per fortuna, è mancata. È subentrata, invece, un’istituzionalizzazione parziale, spesseggiata da vistosi voltafaccia: la Torino–Lione, le trivelle, la lotta contro l’immigrazione votata con un governo e dismessa con un altro, sempre con i voti di 5Stelle. La coerenza, diciamolo pure, non è stata il loro forte. La progressiva perdita dei consensi, a giudicare dai sondaggi, ne è testimone.

            Trovato il Mediatore nella persona dell’avv. Prof. Conte, hanno navigato da un governo di centro-destra a uno di centro-sinistra con la stessa faccia e con gli stessi uomini. La coerenza non è il loro forte. Sono coerenti solo nei loro interessi: stare al potere.

            Adesso, con il nuovo governo Draghi, sono anche loro della partita. Non se ne può fare a meno, come il prezzemolo nel sugo. Ma qui sono cominciati i problemi. I duri e i puri  hanno dissentito. Una scissione è nell’aria.  Chi se ne va contesta tutto: l’alleanza con Lega, dapprima, con il PD, più tardi e, ora, il consenso alla soluzione Draghi, l’emblema del sistema bancario e finanziario che hanno sempre avversato.

            L’emorragia è notevole e la già maggioranza relativa rappresentata dal Movimento si sta liquefacendo. Il salvatore, pare, potrebbe essere l’ex Presidente Conte, con la benedizione del comico Grillo.

            Conte è una persona seria che si è trovato, un po’ per caso, a dirigere due governi e a sedare i contrasti. Il suo aspetto civile, pacato, il suo argomentare non urlato, gli hanno procurato molte simpatie. Conosce i congiuntivi, anche se abbonda un po’ troppo nei gerundi: stiamo facendo, stiamo pensando, stiamo lavorando. È il signore del rinvio. Può essere la carta vincente per un Movimento in crisi palese che dovrebbe, secondo Di Maio, diventare un partito  liberale, europeista e progressista. Un’altra Democrazia Cristiana dei sobborghi.

            Conte aveva più volte giurato che finita l’esperienza di governo, sarebbe tornato a fare il professore e l’avvocato. Naturalmente non ci pensa neppure.

            In questa sagra delle contraddizioni, il festival del mai (mai con il PD, mai con la Lega, mai con Berlusconi, mai più l’euro) è in buona compagnia. Sono tutti dei bugiardi matricolati e se non facessero di continuo dichiarazioni avventate, sarebbe molto meglio.  Solo nella politica italiana si può dire  tutto e il contrario di tutto due giorni dopo. Altrove, una volta sputtanati, se ne stanno rinchiusi a casa loro. Da noi, invece, spopolano sui media. Una dichiarazione dopo l’altra, l’ultima che smentisce la prima e così via.  Il fatto è che non hanno nessuna idea (tranne quella di restare aggrappati alle poltrone) hanno scarsa preparazione e molta iattanza.

            Per fortuna Draghi è stato molto chiaro: nessuna dichiarazione o esternazione improvvisata.

            Conte ha dinanzi a sé un compito difficile. O si fa un partito per conto suo, sfruttando la popolarità che ha conquistato in quasi tre anni di governo, oppure la mette a disposizione di un Movimento in agonia, cercando di apportare consensi e di riattare un edificio molto traballante.

            In un certo senso, è più facile utilizzare un vecchio arnese che forgiarne uno nuovo, ma dovrà fare i conti con una serie di ostacoli. Il primo è il comico Grillo, che imperversa con le sue scemate (ultima: il casco spaziale portato addosso a Roma), con Casaleggio, il misterioso factotum della piattaforma Rousseau, con le velleità degli ex ministri e con le nostalgie ideologiche di quelli che se sono andati.

            I puri e duri invocano la loro “storia”, un po’ scarsa, in verità, ma auspicano un ritorno alle origini, un po’ barricadiere, quelle che simpatizzavano con gli attentati nella Val di Susa, quelle che inducevano il nostro ministro Di Maio a simpatizzare con i gilet gialli in Francia e con la Cina, a dispetto delle nostre tradizionali linee politiche. Vorrebbero rientrare, ma dovrebbe cambiare tutto. Se non rientrano, il Movimento è quasi dimezzato. Significa salire su un cavallo perdente.

            Tuttavia, le simpatie per Conte hanno fatto risalire le quotazioni del Movimento. Il bello è che di concerto, sono scese quelle del PD fino al 14%. Questo è un altro partito che, da tempo, cerca una giustificazione alla propria esistenza, facendo sedute spiritiche invece di congressi. Non gliela danno certo le esternazioni pseudo intellettuali del suo Segretario, Zingaretti, attaccato ai 5Stelle come una sanguisuga. Se cade la connessione, non c’è più intesa. Il PD, da solo, finisce sull’attaccapanni, come un vestito smesso perché ormai fuori moda. Altro che progressista! Solo arsenico e vecchi merletti ingialliti.

            In questo spazio vuoto cavalca indifferente Draghi. Lentamente, cominciano a vedersi dei segnali incoraggianti. La sostituzione di Arcuri, al momento, è il più clamoroso.

Roma, 02/03/2021



(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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