In memoria di Norina, vittima del marito che l’ha uccisa 2 anni fa

“Al primo schiaffo bisogna denunciare”. La grande Loredana Bertè, ieri sera, dal palco dell’Ariston, lancia questo messaggio chiaro e forte. Ieri 2 marzo, coincidenza ha voluto ricorre anche l’anniversario della morte della giovane Norina, una vita spezzata ingiustamente 2 anni fa a Melito di Napoli.
Il suo omicidio passò quasi in secondo piano a causa della cattura di Marco Di Lauro, ma nessuno oggi dimentica Norina Matuozzo. L’omicidio, infatti, diede inizio ad una giornata conclusa con l’arresto del super latitante Marco Di Lauro, boss dell’omonimo clan. Per l’omicidio Tamburrino è stato condannato lo scorso 3 febbraio all’ergastolo dal Gup del tribunale di Napoli Nord.
La giovane donna fu uccisa dal marito Salvatore Tamburrino nella casa dei genitori della donna.
Il marito esplose tre colpi di arma da fuoco contro la madre dei suoi figli. La donna aveva chiesto il divorzio e si era rifugiata a casa dei suoi genitori dopo aver scoperto – pare – un tradimento con un’altra donna. Il marito la incontrò a casa dei genitori proprio il 2 marzo promettendo un “chiarimento”. Invece la uccise senza pietà.
Riportiamo in sua memoria la lettera pubblicata ieri sulla sua pagina Facebook:

“Oggi 2 marzo sono trascorsi ormai 2 anni dalla mia morte e come me quante volte chi mi ama ha rivissuto quel giorno…
So bene che quelle scene difficilmente verranno cancellate dalle menti specie dei miei figli e dei miei genitori.
Ogni volta è come rivivere un flashback e nonostante conoscevano bene i miei dolori non credo si aspettassero quello che poi è successo! Il 2 marzo 2019 sono stata uccisa dall’uomo che amavo, padre dei miei bambini, in casa dei miei genitori… quante volte avrete sentito la mia storia e quante altrettante volte sono stata uccisa sentendo il mio nome associato a qualcosa che NON mi appartiene!Mi hanno uccisa molte volte con l’indifferenza, quando erano in pochi a urlare giustizia per me… In quelle stesse strade dove da viva camminavo e mi sentivo felice, mi hanno uccisa quando il mio non era descritto come FEMMINICIDIO ma “omicidio di Camorra”. Mi hanno uccisa e come me quante altre DONNE hanno ucciso, quando una sentenza non era quella adatta!
Ma poi un giorno mi hanno dato GIUSTIZIA quella che meritavo e che meriterebbero TUTTE LE VITTIME.
Un giorno io ho creduto nello Stato che ha spedito il mio assassino in CARCERE A VITA condannandolo così come è giusto che sia per la vita la stessa che mi ha strappato facendo diventare i miei figli orfani sia di madre che di padre!
Da quel giorno ho cominciato a credere che il sistema possa cambiare e insieme a me quante Donne hanno cominciato a credere nella Giustizia. Oggi nonostante io sia solo un ricordo, so che la mia storia che aleggia nelle vostre vite vi è da insegnamento sia per chi ha paura di reagire ad un mostro che sempre più spesso è troppo vicino… sia per chi ha perso fede nella giustizia.
Oggi anniversario della mia morte colgo l’occasione di ringraziare lo Stato che ha condannato il mio carnefice all’ergastolo e sono sicura che il 10 marzo in appello gli confermerà ciò che è stato dato nella prima udienza!
In memoria di me e di tutte le vittime di femminicidio. Grazie!”

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