Movimento 5 Stelle: espulsioni per tutti i dissidenti annunciate dal reggente Vito Crini

Una vera e propria scissione all’interno del Movimento cinque Stelle in Parlamento, ma cerchiamo di capire o di ricostruire quello che sta accadendo all’interno del gruppo parlamentate pentastellato.

I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi: lo ha comunicato giovedì mattina, con un post su Facebook, il portavoce del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi.

Lo smottamento annunciato nella squadra grillina trova quindi compimento: fuori la senatrice pugliese Barbara Lezzi, sostenitrice della prima ora di Grillo e Casaleggio, oggi molto vicina ad Alessandro Di Battista; fuori anche Nicola Morra, Rosa Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Fabrizio Ortis e Vilma Moronese.

Sono loro i “frondisti” che hanno sfidato la linea del Movimento, organico al Governo Draghi, e detto no alla fiducia votata al Palazzo Madama

Sono stati dunque in tutto 15 i senatori Cinquestelle ‘frondisti’ a palazzo Madama.

Risultano assenti, scorrendo i tabulati della votazione, altri 6 pentastellati che però non risultano né in congedo né in missione.

I voti contrari sono stati dei senatori: Rosa Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Barbara Lezzi, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Nicola Morra, Fabrizio Ortis, Vilma Moronese.

Gli assenti sono stati: Giuseppe Auddino, Elena Botto, Antonella Campagna, Emanuele Dessì, Vincenzo Garruti, Simona Nocerino. In congedo per M5s risulta Orietta Vanin, in missione Francesco Castiello.

Tra gli assenti figura anche il senatore di Forza Italia Renato Schifani.

Sono poi 6 i no alla fiducia dei senatori del gruppo Misto: Lello Ciampolillo, Elena Fattori (componente Leu), Mario Giarrusso, Carlo Martelli, Paola Nugnes, Gianluigi Paragone; due gli astenuti: Tiziana Drago (Misto) e Albert Laniece (Autonomie). Hanno votato no anche tutti i senatori di Fratelli d’Italia.

Per ora sono loro a pagare, mentre è incerta la sorte degli altri 4-5 che tra astensioni e assenze strategiche hanno evitato di votare sì a Draghi e al governo di unità nazionale.

Il lato assurdo e beffardo della storia è che a esporsi contro una fiducia a priori a Draghi sono stati due big del Movimento come Danilo Toninelli e Licheri, che ha addirittura ammonito in aula il premier a “non dare per scontato il voto di fiducia del Movimento”, mentre l’ex ministro dei Trasporti, a modo suo, ha comunque ribadito che la fiducia sarà data di volta in volta e “misura per misura”.

L’unica differenza tra loro, Lezzi e Morra è che questi ultimi hanno portato coerentemente alle estreme conseguenze la loro diffidenza e i loro dubbi di fondo.

E ora? La scissione è a un passo, con la concreta possibilità di formare un gruppo autonomo a Palazzo Madama visti i numeri delle epurazioni.

A inquietare, però, è soprattutto l’esito fuori misura della rivolta interna, perché nelle ore precedenti al voto c’era chi scommetteva che il dissenso sarebbe rientrato e limitato a pochi cani sciolti, al massimo 10.

Invece, al contrario, è lievitato fino a gonfiarsi fino a sforare quota 20.

E la spia che nel Movimento sta franando un po’ tutto è data anche dalla votazione tra gli attivisti per dare l’ok al comitato direttivo, sorta di cerchio magico chiamato a dirigere il futuro politico dei 5 Stelle.

Hanno partecipato solo 12.000 militanti: “uno su 10 degli aventi diritto, poco più del 6% degli iscritti totali”, sottolinea il Corriere della Sera.

Un comitato direttivo di fatto nato morto e già congelato da Beppe Grillo, che di fronte a questo collasso non ha esitato a calpestare anche la volontà di chi ha speso un minuto per votare.

Ma la ‘frondista’ più arrabbiata non poteva che essere lei, Barbara Lezzi. Che da settimane guida il fronte del no parlamentare a Draghi  e punta alla creazione di un gruppo parlamentare autonomo.

I numeri ci sarebbero, la volontà politica anche mentre la strada dell’opposizione al governo Draghi per ora vede come compagni di viaggio solo i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Politicamente c’è una prateria aperta, a cominciare dai ristori solo alle aziende in grado di sopravvivere.

E lei potrebbe mettersi a capo della protesta. Ricordando tutte quelle battaglie che ha cavalcato in questi anni. Certo, perdendole tutte però.

Ma chi è la senatrice  Barbara Lezzi… Nata a Lecce nel 1972, Lezzi è al secondo mandato parlamentare con il M5s, eletta sempre in quella Puglia che è stata sempre al centro dei suoi pensieri. Insieme alla famiglia, visto che la prima volta che fece parlare di sé fu nel 2013, quando dovette ammettere pubblicamente in seguito agli attacchi degli attivisti locali di aver assunto come collaboratrice parlamentare la figlia del suo compagno (nel frattempo diventato marito: insieme hanno un figlio nato nel 2016 e che si chiama Cristiano Attila) e poi si difese: “Non ho violato il regolamento.

Il Senato vieta di assumere collaboratori fino al quarto grado di parentela.

Il codice di comportamento del M5S, poi, non prevede limiti sull’assunzione dei collaboratori personali.

Le regole riguardano le assunzioni negli uffici legislativi, per le quali si chiedono i curriculum”.

Prima era già diventata famosa per aver portato in parlamento il famoso apriscatole con cui i grillini volevano aprire l’emiciclo “come una scatoletta di tonno”: come è andata a finire si sa.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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