L’acqua che vogliamo: progetto dell’UNESCO per i giovani di tutto il mondo

La Rete Mondiale UNESCO-IHP ha avviato nel 2020 il concorso a premi per studenti dai 6 ai 18 anni dal titolo The Water We Want (TWWW – “L’acqua che vogliamo”). 30 paesi coinvolti in tutto il mondo hanno aderito: i ragazzi hanno realizzato disegni, foto e video e tra i tanti, ne sono stati scelti 6 da premiare, 2 per categoria nelle 3 d’istruzione. Il progetto si è concluso con una mostra digitale, contenente una selezione dei lavori, promossa a livello globale attraverso i vari mezzi di comunicazione e diffusione.

Obiettivo del concorso è stato sensibilizzare le nuove generazioni nei confronti dei patrimoni acquatici naturali e culturali dei propri territori , con particolare riferimento alle acque dolci e ai modelli d’uso sostenibile di questa risorsa elaborati dalle culture e dalle civiltà più diverse”.

Uno dei  membri  dell’Ufficio Stampa del Global Network of Water Museums (UNESCO)” è il giornalista maddalonese Domenico Letizia.

I giovani ambasciatori dell’acqua, con diverse forme espressive e abile uso dei linguaggi multimediali, hanno espresso in modo chiaro un messaggio quasi univoco:

Urge rivedere i modelli di sviluppo in chiave sostenibile, in modo da eliminare il fenomeno  plastiche e microplastiche riversate nei fiumi e di conseguenza negli oceani (che generano le ormai tristemente note isole di plastica) e ridurre drasticamente l’  inquinamento diffuso che cancellano la biodiversità e ogni forma di vita acquatica.

Altra tematica emersa è l‘acqua come diritto umano, carenza che ancor oggi miete nei Sud del Mondo milioni di vittime, in particolare tra i bambini.

Sono emerse interessanti proposte che coniugano l’utilizzo e le invenzioni  dei popoli del  passato con la ricerca e l’innovazione contemporanea. Utili spunti che, pur sfruttando l’acqua, hanno tutelato paesaggio e biodiversità.

Per citare qualche esempio si va dagli armoniosi paesaggi terrazzati per le coltivazioni di riso in Indonesia e in Cina a quelli della costiera amalfitana per la produzione di agrumi; dalle huertas di Valencia, gestite con sofisticate tecniche irrigue, alle oasi create dall’uomo nei deserti del Nordafrica; dalla costruzione di canali d’acqua navigabili e multifunzionali, che hanno reso possibile la rivoluzione industriale nel nord Europa alle visioni tese a promuovere l’uso accorto di un bene esauribile e sacro, così ritenuto dadiverse  popolazioni indigene di mezzo mondo.

Forte del successo ottenuto la Rete Mondiale dei Musei dell’Acqua, che ha curato la campagna di comunicazione dell’UNESCO con 22 video sui social, campagna diffusa in lingua inglese, cinese e a breve anche spagnola, si appresta ora a lanciare la II edizione del concorso per l’anno 2021, aprendosi a nuove collaborazioni con altre istituzioni e realtà italiane impegnate sui temi dello sviluppo sostenibile.

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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