Inquisiti da rimpasto: Matteo, Maria Elena e i fondi illeciti Open e processi in arrivo per Eni, Lega e Aspi: un 2021 di indagini e processi. L’agenda giudiziaria di quest’anno

Inquisiti da rimpasto: Matteo, Maria Elena e i fondi illeciti Open

L’ipotesi del rimpasto, nella tela che Matteo Renzi sta tessendo da oltre un mese, secondo le indiscrezioni più insistenti potrebbe prevedere la sua presenza accanto a quella di Maria Elena Boschi nella futura squadra di governo guidata da Giuseppe Conte. Il mandato dell’eventuale Conte-ter, se aspirasse come ovvio a chiudere la legislatura, scadrebbe nel 2023 ed è sufficiente incrociare questa data con le attività giudiziarie della Procura di Firenze per comprendere che l’ipotesi in questione – Renzi e Boschi ministri – risulta piuttosto problematica: nei prossimi due anni, e verosimilmente anche prima, i due massimi esponenti di Italia Viva rischiano di vedersi notificare una richiesta di rinvio a giudizio. Non soltanto, quindi, il Conte-ter sceglierebbe di imbarcare due indagati ma – se non fossero archiviati – si ritroverebbe a governare con due imputati. E le contestazioni che la Procura guidata da Giuseppe Creazzo muove nei loro riguardi sono peraltro di natura espressamente politica: il reato ipotizzato a loro carico è quello di finanziamento illecito alla (ormai ex) fondazione Open che viene considerata dagli inquirenti una articolazione della componente renziana del Pd. Una ricostruzione sulla quale già una volta la Cassazione ha però espresso più d’una perplessità. Se non bastasse, lo scorso dicembre, la Procura di Firenze – e proprio motivando a Renzi, che la contestava, la competenza territoriale – ha aggiunto che sta indagando anche per un’ipotesi di corruzione senza però specificare a carico di quale indagato e quindi, per il momento, dobbiamo considerarla ancora un’ipotesi verso ignoti. L’inchiesta fiorentina riguarda il periodo dell’ascesa di Renzi da sindaco di Firenze a premier. Vediamo di che si tratta.

Il 29 novembre 2019 la Procura di Firenze dispone la perquisizione di due uomini molto vicini al cosiddetto Giglio Magico: l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open e Marco Carrai. Sono entrambi indagati per finanziamento illecito e, nell’atto di perquisizione, la prima delle informative citate – l’indagine è stata delegata alla Guardia di Finanza – risale al 14 giugno 2019. L’inchiesta è quindi iniziata nella prima metà del 2019 e, da allora, sono già trascorsi 18 mesi. Il dato temporale lascia immaginare che l’inchiesta, già in fase avanzata, si chiuderà – con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio – entro la fine della legislatura in questione. Nel decreto di perquisizione a Carrai si legge, già nel novembre 2019, l’ipotesi sulla quale lavora la procura di Firenze: “La fondazione Open ha agito da ‘articolazione’ di partito politico: si vedano i riferimenti alle ‘primarie’ del 2012, al ‘comitato per Matteo Renzi segretario’, alle ricevute di versamento da ‘parlamentari’”. E ancora: “La Fondazione Open ha rimborsato spese a parlamentari e ha messo a loro disposizione carte di credito e bancomat”. In totale sarebbero circolati contributi per 7,2 milioni di euro, incassati dalla Open tra il 2014 e il 2018, per i pm in violazione della normativa sul finanziamento ai partiti.

Sin dalle prime battute l’inchiesta si concentra anche sui rapporti tra Bianchi, Carri e il gruppo Toto Costruzioni: “le operazioni dal gruppo Toto a Bianchi e da Bianchi alla Open appaiono in effetti dissimulare un trasferimento diretto di denaro dal gruppo Toto alla Fondazione Open”. Concetto espresso anche il 24 dicembre scorso dal tribunale del Riesame di Firenze – al quale la Cassazione, dopo aver annullato la perquisizione di Carrai, aveva nuovamente inviato gli atti – quando annota: “Toto Costruzioni ha ritenuto di schermare il finanziamento in favore della Open per l’importo di 400.838 euro mediante un incarico professionale a Bianchi”. Incarico che riguardava un contenzioso che Toto Costruzioni aveva in corso con Anas. È questo il contesto in cui Renzi e Boschi – e anche Luca Lotti – sono indagati per concorso in finanziamento illecito. Il 24 novembre scorso nessuno dei tre si è presentato alla convocazione disposta dalla procura. Boschi e Renzi hanno motivato la propria assenza con il legittimo impedimento che derivava dalla loro attività parlamentare per le sedute in corso. Parliamo senza dubbio dell’esercizio legittimo di un diritto. E senza dubbio, anzi a maggior ragione, sarà utilizzabile se Renzi e Boschi diventeranno ministri.

Fonte: di Antonio Massari | 12 GENNAIO 2021/ Il Fatto Quotidiano

Eni, Lega e Aspi: un 2021 di indagini e processi. L’agenda giudiziaria di quest’anno

Cosa ci aspetta – Dalla sentenza per l’Ad della più grande azienda del Paese alla richiesta di giudizio immediato per i professionisti vicini al partito di Salvini: tutti gli appuntamenti

Alcuni processi si stanno dibattendo in aula (Covid permettendo), altri sono alle battute finali e nel 2021 arriveranno a sentenza. Come quello che vede imputato Claudio Descalzi, l’amministratore delegato della più strategica delle aziende italiane, l’Eni, imputato, con altri, di corruzione internazionale. A sentenza arriverà anche il processo a Siena a carico di Silvio Berlusconi, accusato di aver pagato i testimoni di quelle cene passate alla storia per essere state particolarmente “eleganti”. Ci sono poi le indagini, quelle alle battute iniziali e quelle ormai agli sgoccioli. In casa Lega Nord. C’è l’inchiesta della Procura di Milano sui commercialisti Di Rubba, Manzoni e Scillieri, c’è poi l’indagine per finanziamento illecito contestato a Giulio Centemero, il tesoriere del partito di Matteo Salvini per alcuni contributi ricevuti in passato dalla onlus “Più Voci”: a Roma per Centemero c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio dei pm, a Milano si è già a processo. Sotto inchiesta anche il leader di Italia Viva, con l’indagine della Procura di Firenze sulla Fondazione Open (i pm hanno iscritto nel registro degli indagati Matteo Renzi per finanziamento illecito). Ecco dunque che cosa ci aspetta nell’anno appena cominciato.

Fontana I camici del cognato e il conto svizzero

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è indagato dalla Procura di Milano per frode in pubbliche forniture. È l’inchiesta sulla mancata consegna di camici da parte della società Dama di Andrea Dini (cognato di Fontana) ad Aria, la centrale acquisiti della Regione. Dini assieme all’ex dg di Aria è accusato anche di turbata libertà nella scelta del contraente. Il fascicolo nasce dopo una segnalazione per un’operazione sospetta legata a Fontana che nel maggio scorso tenta un bonifico di 250mila euro al cognato. Al centro dell’indagine, la fornitura di 75mila camici per 513mila euro. Ne saranno consegnati 49mila. Da qui l’accusa di frode in pubbliche forniture. L’ultima nota della Gdf sulle chat acquisite dai telefoni fornisce nuovi dettagli. A breve la Procura chiuderà le indagini sui camici. Resta invece aperto il filone sul conto svizzero della madre di Fontana e che il governatore (non indagato) ha dichiarato nel 2015. A rendere opaco il caso ci sono due trust che dal 2005 hanno gestito 5 milioni poi scudati come eredità. In base a una nota della Finanza, che sarà depositata a breve, la Procura deciderà se inviare una rogatoria in Svizzera.

Davide Milosa

Carroccio I commercialisti e l’affaire ‘Film Commission’

Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, già responsabili dei conti della Lega, sono indagati a Milano nella vicenda sulla fondazione regionale Lombardia Film Commission. Sono accusati di evasione fiscale e peculato. Con loro anche il commercialista Michele Scillieri e l’imprenditore Francesco Barachetti. Dopo il patteggiamento a 4 anni e 10 mesi di Luca Sostegni, prestanome accusato di tentata estorsione, nei prossimi giorni la Procura chiederà il giudizio immediato per i cinque. Chiuso questo capitolo, si proseguirà sul fronte dei finanziamenti al partito. In casa Lega qualche grana la ha invece Giulio Centemero. A Roma il tesoriere del partito è indagato per contributi per 250 mila euro erogati tra il 2015 e il 2016 dalla Immobiliare Pentapigna srl, società in passato riconducibile all’imprenditore Luca Parnasi, finiti nelle casse della “Più voci”, che i pm ritengono un’associazione “riconducibile alla Lega”. Centemero, accusato di finanziamento illecito, ha spiegato che quei versamenti erano regolari e mai un centesimo è arrivato alla Lega. I pm capitolini hanno chiesto il rinvio a giudizio. Il tesoriere deve anche affrontare un processo a Milano (prima udienza 26 gennaio), dove è accusato di finanziamento illecito per 40 mila euro versati alla “Più Voci” dalla Esselunga (che ha iscritto a bilancio l’erogazione).

Dav. Mil. e Vinc. Bisb.

Autostrade Ponte e barriere: le accuse all’ex ad Castellucci

Il 2021 sarà un anno decisivo per l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. Dopo due anni e mezzo la svolta è arrivata poco prima di Natale: è stata depositata la perizia sulle cause del disastro, che tra gennaio e febbraio sarà discussa nell’incidente probatorio. Il viadotto, secondo i periti, ha ceduto per mancanza di manutenzione. Era il passaggio atteso dalla Procura e dalla Finanza per depositare l’immensa mole di materiale raccolto e chiudere le indagini in primavera. Saranno chiusi anche i filoni sulla falsificazione dei report sulla sicurezza dei viadotti e sull’installazione di barriere fonoassorbenti fallate. Sono 71 gli indagati tra manager di Autostrade per l’Italia, Spea Engineering e del Ministero delle Infrastrutture, tra cui l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci. Per il quale è appena iniziato l’Appello a Napoli per i 40 morti del bus precipitato dal viadotto di Acqualonga. Castellucci è stato assolto in primo grado. Il 28 gennaio, udienza sulle istanze di rinnovazione del processo. Potrebbero essere acquisite le intercettazioni di Genova dell’ex manager Paolo Berti (condannato ad Avellino a 5 anni e mezzo), ascoltato mentre dice di aver mentito ad Avellino per proteggere Castellucci.

Mar. Gras. e Vinc. Iur.

Ruby Ter A Milano, Roma e Siena: Berlusconi resta ancora imputato

Nel processo Ruby 3, l’imputato Silvio Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari (insieme a una ventina di coimputati), per aver pagato i testimoni dei processi Ruby 1 e Ruby 2, affinché non raccontassero che cosa succedeva nelle “cene eleganti” di Arcore, ai bei tempi del bunga-bunga. Ora il processo si è diviso in tre tronconi. A Milano quello principale, con Berlusconi e Karima El Mahroug, che da minorenne frequentava le feste come Ruby Rubacuori: le udienze riprendono il 27 gennaio, dopo molti stop. A Roma quello con imputato Mariano Apicella, il cantante che allietava le “cene eleganti”, accusato di aver ricevuto, per tacere, 157 mila euro da Berlusconi: il processo è ancora nella fase iniziale, perché il difensore Franco Coppi ha chiesto lo stop per la campagna elettorale, poi per il Covid, infine per i “seri problemi cardiologici” dell’imputato. Il dibattimento partirà sul serio solo a maggio 2021. A Siena il troncone in cui è processato Danilo Mariani, il silenzioso pianista delle serate del bunga-bunga: nelle prossime settimane si dovrebbe arrivare a sentenza.

G.B.

Siri Il senatore e le due ipotesi di corruzione

Quest’anno il senatore della Lega Armando Siri saprà se verrà prosciolto o meno dall’accusa di corruzione per esercizio della funzione. I pm di Roma hanno chiesto il rinvio a giudizio. Per i pm, nel suo ruolo di senatore e sottosegretario, Siri avrebbe asservito i propri poteri a interessi privati “proponendo e concordando (…) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare e di iniziativa governativa di rango legislativo, ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il ‘mini eolico’”. In cambio avrebbe ricevuto la promessa di 30 mila euro dall’imprenditore Paolo Arata. Intanto prosegue a Milano l’inchiesta (non legata a quella di Siri) sui 65 milioni di dollari che per i pm dovevano finire alla Lega attraverso una compravendita di petrolio come confermerebbe, secondo la Procura, l’audio registrato all’hotel Metropol di Mosca. Tra gli indagati per corruzione internazionale: Gianluca Savoini, ex referente Lega per i rapporti con la Russia.

Da. Mil. e Vinc. Bisb.

Eni Tangenti in nigeria, Tocca a Claudio Descalzi

Nelle prossime settimane le repliche del pubblico ministero, poi si arriverà a sentenza. Eni, Shell, alcuni loro manager (tra cui l’amministratore delegato Claudio Descalzi) e alcuni mediatori internazionali sono accusati a Milano, dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dal sostituto Sergio Spadaro, di corruzione internazionale per aver ottenuto la concessione del campo d’esplorazione petrolifero Opl 245, in Nigeria, pagando una tangente di 1,3 miliardi di dollari che, secondo l’accusa, sono finiti nelle tasche di politici nigeriani, oltre che degli intermediari e di manager delle compagnie petrolifere. La Procura di Milano prosegue intanto, con il procuratore aggiunto Laura Pedio e il sostituto Paolo Storari, l’inchiesta su altre presunte tangenti petrolifere in Congo: imputati di corruzione internazionale alcuni manager Eni; Descalzi accusato di aver omesso la comunicazione del conflitto d’interessi per gli affari con Eni delle società della moglie. Pedio e Storari stanno per concludere anche l’inchiesta sul cosiddetto “complotto” che sarebbe stato ordito per cercare di bloccare le indagini milanesi su Eni.

Gianni Barbacetto

Renzi Open, Matteo nei guai insieme a Boschi e Lotti

È ancora in corso l’indagine della Procura di Firenze sulla Open, la fondazione che i magistrati ritengono essere un’articolazione politico-organizzativa della componente renziana del Pd. La Open ha raccolto dal 2014 al 2018 circa 7,2 milioni di euro, denaro che secondo i pm è stato ricevuto violando la normativa sul finanziamento ai partiti. Per questo per concorso in finanziamento illecito sono indagati Matteo Renzi, ma anche gli ex ministri Maria Elena Boschi e Luca Lotti, l’ex presidente della Fondazione Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai. Il senatore di Rignano, come la Boschi, tramite i legali ha presentato ricorso chiedendo di trasferire l’indagine a Roma o a Pistoia. I pm hanno rigettato l’istanza, così i legali hanno fatto ricorso in Cassazione che si è espressa in linea con la Procura. Intanto nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha confermato la legittimità della perquisizione e del sequestro di documenti a carico di Carrai che la Cassazione aveva invece annullato con rinvio degli atti alla Procura. I legali dell’imprenditore hanno annunciato ricorso.

Vincenzo Iurillo

L’ex ministro In aula: sequestro dei migranti

È attesa per il 20 marzo la decisione sul rinvio a giudizio di Matteo Salvini per il caso Open Arms. Prima della conclusione dell’udienza preliminare verranno ascoltate le parti civili, la difesa dell’ex ministro dell’Interno e la procura di Palermo. Che ha chiesto di mandarlo a processo con l’accusa di sequestro aggravato di persona e omissione di atti ufficio per aver ritardato lo sbarco dei migranti, tra cui alcuni minori, soccorsi all’inizio di agosto 2019 dalla nave della ong spagnola in acque Sar libiche. Dopo alcuni giorni di attesa a largo di Lampedusa vennero fatti scendere i bambini (il 18 agosto), mentre tutti gli altri il 20, ma solo per ordine della magistratura. Nel corso dell’udienza dello scorso 9 gennaio a cui era presente anche Salvini (atteso nell’aula bunker dell’Ucciardone anche il 20 marzo), il suo avvocato Giulia Bongiorno ha ottenuto di acquisire i documenti di bordo della Open Arms e la deposizione fatta dall’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Catania. Dove lo scorso 12 dicembre si è svolta l’udienza preliminare per il caso Gregoretti: l’accusa ipotizzata dal Tribunale dei ministri a carico di Salvini è quella di sequestro di persona aggravato per aver impedito lo sbarco tempestivo nel porto di Augusta dei migranti recuperati in mare dalla nave della Guardia costiera italiana a luglio 2019. Il 28 gennaio i magistrati etnei saranno a Roma per sentire il presidente del Consiglio.

Ilaria Proietti

Palamara Caos toghe, L’8 febbraio davanti al Gup

Il caso Palamara quest’anno entra nel vivo della sua fase processuale. L’8 febbraio è prevista una nuova udienza preliminare dinanzi al gup della Procura di Perugia che nei prossimi mesi dovrà decidere se rinviare o meno Luca Palamara a giudizio con l’accusa di corruzione per aver ricevuto dall’imprenditore Fabrizio Centofanti il pagamento di alcuni viaggi e altre utilità (la ristrutturazione della casa di una persona a lui cara). Il reato contestato – non viene individuata una condotta specifica – è corruzione per l’esercizio della funzione di componente del Csm. In questa sede si valuterà anche l’ipotesi del rinvio a giudizio per rivelazione del segreto d’ufficio nei riguardi dello stesso Palamara, dell’ex procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, dell’ex pm di Roma, ora giudice a Tivoli, Stefano Fava.

Si attende invece l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura guidata da Raffaele Cantone, per lo stesso Fava, accusato di accesso abusivo alla banca dati. Un terzo e ultimo fascicolo, con Palamara indagato per altri episodi di corruzione, è in fase d’indagine preliminare.

Antonio Massari

di Barbacetto, Bisbiglia, Grasso, Iurillo, Milosa e Proiettia | 12 GENNAIO 2021/ Il Fatto Quotidiano



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