S.Maria C.V. Crimini irrisolti: Ferdiando Terlizzi incontra il fondatore del Centro Studi Investigazione Criminale

Intervistiamo il professor Carmelo Lavorino Direttore del CESCRIN: dal Giallo di Arce a quello di Via Poma, dalla morte di Viviana Parisi e Gioele Mondello alle morti equivoche, agli omicidi camuffati da suicidi, ai cold cases.

Il prof. Lavorino parla come fondatore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale), un Centro Specialistico ed Elaborativo di dati investigativi-criminologici nonché Polo di Formazione Europea che ha come valore e finalità prevalente lo studio sistemico e l’insegnamento delle scienze investigative, criminalistiche, criminologiche sotto il profilo squisitamente forense.

Oltre a lui ci sono il dott. Antonio Della Valle, responsabile dell’area delle scienze medico-forensi, il dott. Enrico Delli Compagni, responsabile dell’area di psicologia clinica e forense, il perito informatico Gaetano Bonaventura, il medico legale Salvatore Scialdone, il referente CESCRIN per la Sicilia Tony Carbone esperto in sicurezza, il tanti altri professionisti e specialisti che derivano dalle più disparate aree tecniche fra cui ingegneri, genetisti, geologi, archeologi, chimici e investigatori.

Professore, in cosa siete impegnati per il 2021?

Per il 2021 abbiamo quattro processi molto duri che già ci hanno visti e ci vedono quotidianamente tutti impegnati a formulare dati obiettivi che fanno e faranno chiarezza su tanti aspetti e che offriranno alla giustizia elementi ponderali a nuove prospettive di esame:

1) l’omicidio di Serena Mollicone noto come il “Giallo di Arce”, dove costituiamo il pool dei consulenti dell’ex comandante della caserma CC di Arce, il m.llo Franco Mottola, la moglie Annamaria e il figlio Marco; collaboriamo con gli avvocati Francesco Germani e Piergiorgio Di Giuseppe difensori dei tre imputati

2) la morte di Marcella Leonardi, avvenuto a Ciampino nel 2007, dove siamo i consulenti della famiglia della vittima e sin dal nostro intervento abbiamo indirizzato le indagini verso l’attuale imputato; collaboriamo con l’avvocato Daniela D’Apice;

l’omicidio del pusher palermitano Francesco Manzella dove siamo i consulenti dell’imputato Pietro Seggio; qui gli Inquirenti, in modo oserei dire inquisitorio e poco probatorio, hanno erroneamente ritenuto che la Fiat Panda guidata dall’imputato viaggiasse a velocità supersoniche, circa 500 km orari (ed anche di più), in modo da percorre 1700 metri in poco più di dodici secondi, e su questa indefinibile “svista di omessa verifica” hanno basato tutte le accuse ed i capi di imputazione contro Seggio; collaboriamo con l’avvocato palermitano Giovanni Castronovo.

Siamo altresì impegnati in due processi di revisione molto “tosti”di cui, per motivi di opportunità, non possiamo fornire ulteriori notizie.

4) la morte del giovane Roberto Antonetti, malato terminale spirato in un ospedale della Bergamasca nel 2016; siamo i consulenti della sua famiglia.

Infine, ho un debito d’onore con Pierangelo Gorni, figlio di Floriano, ucciso con due colpi d’arma da fuoco (un fucile da caccia e una pistola Smith & Wesson) l’8 aprile del 2004 nella zona di Brescia, in un appezzamento di terreno. Il caso è maledettamente complicato e, purtroppo, molte tracce e diversi reperti non esistono più perché risultano distrutti o scomparsi inopportunamente. Comunque il caso è in corso della nostra revisione totale, con il reale e fondato intento di risolvere l’enigma. Un caro ed affettuoso saluto a Pierangelo.

Il processo di Arce! Qui lei ha messo il dito sulla piaga: sono 20 anni che Serena Mollicone è stata uccisa, ora, finalmente, ci sono cinque imputati. Cosa prevedete per il processo?

Il processo per l’omicidio Mollicone dovrebbe naturalmente durare circa un anno con una cinquantina di probabili udienze; basti pensare che ci sono attualmente cinque imputati, due Pubblici Ministeri ed almeno quattro parti civili. Ci saranno molti e tanti testimoni, diversi consulenti e tanti possibili confronti di logica scientifica ed investigativa.

Non dimentichiamo che molti anni fa facemmo assolvere il carrozziere Carmine Belli, imputato anch’egli di avere ucciso la povera Serena Mollicone. Belli si fece ingiustamente 18 mesi di carcere preventivo per poi, alla fine, essere assolto. Ora gli Inquirenti stanno basando e “simulano” le loro accuse su un fattoide non dimostrato e indimostrabile, che Serena il 1° giugno 2001 sia salita, spontaneamente, nella caserma dei CC di Arce per ignoti motivi e lì uccisa da uno della famiglia Mottola: un’ipotesi congetturale senza riscontri che deriva da fonti basate sulle tardive, contraddittorie, forzate e stranissime dichiarazioni del brig. Santino Tuzi rilasciate dopo sette anni, ad epilogo di induzioni deduttive da parte di terzi il 28 marzo del 2008, ritrattate senza mezzi termini il giorno dopo e l’8 aprile 2008 e poi incredibilmente e magicamente confermate il 9 aprile dopo un drammatico “interrogatorio”. Però, Tuzi si suicidò due giorni dopo con la pistola d’ordinanza, sparandosi al cuore.

L’ipotesi accusatoria è nata quasi morta, senza movente, senza prove, senza riscontri scientifici e testimoniali, senza nulla! Hanno puntato come “arma del delitto” o “superficie d’urto della testa della vittima” una porta della caserma, dimenticando che non vi alcuna compatibilità fra l’altezza della ferita, che dista cm 146 dal suolo e il foro sulla porta, che dista cm 154 dal suolo. Inoltre, vi sono almeno una dozzina di elementi che distruggono questa ipotesi senza costrutto.

Parlando di delitti irrisolti non si può non pensare al Giallo di Via Poma, il Giallo numero uno in Italia. Cosa ci dite a riguardo?

Per Via Poma credo che la soluzione arriverà nel 2021, proprio in virtù di alcune iniziative molto incisive, forti, importanti e incrociate che stiamo assumendo a diversi livelli e in modo organico al caso. Comunque non è possibile ed è scandaloso che “le secrete cure dell’animo umano”, gli strabismi investigativi e la “sindrome del pavone” e la voce grossa delle istituzioni impediscano la soluzione del caso. Certo è che in Via Poma ci furono un terribile INGANNO STRUTTURALE e l’abilissima MANINA MANIGOLDA DEL BURATTINAIO INVISIBILE, e di questa accoppiata infernale è rimasta vittima la VERITÀ, il futuro di chi ha perso la vita, la quotidianità dei suoi familiari e di tutti coloro che sono, poi, stati ingiustamente rinviati a giudizio.

Noi riteniamo che l’assassino di Simonetta Cesaroni l’abbia colpita per 30 volte usando solo la mano sinistra, che abbia il sangue gruppo A DQAlfa 4/4, che abbia goduto delle coperture di un soggetto pulitore-rassettatore territoriale, che si sia salvato grazie agli errori degli Inquirenti ed a depistaggi speciali di altissimo livello orditi non per salvare l’assassino, ma per tutelare gli interessi occulti di alcuni soggetti legati ai servizi segreti.

Voi siete esperti anche in morti equivoche, e spesso e volentieri avete contestato le conclusioni degli Inquirenti. Cosa prevede per il 2021?

Le morti equivoche se non sono risolte chiamano giustizia e gridano vendetta, morti che trovano in condotte investigative discutibili e censurabili le vere cause. Faccio solo tre esempi.

Il caso del brig. Salvatore Incorvaia – un cold case scandaloso e incredibile (risale al 1994) – dimostra con grande evidenza che si tratta di omicidio e, purtroppo, in tale caso gli Inquirenti dell’epoca si ostinano nell’affermare il contrario… per non perdere la faccia e per difendere gli errori di casta e di équipe.

Un altro caso molto forte è la morte della giovane Glenda Alberti, accaduta il 24 giugno 2005 a Millesimo, provincia di Savona. Qui siamo i consulenti della signora Maria Pia Giacosa, madre di Glenda Alberti, Il caso venne improvvidamente e alacremente archiviato come suicidio, more solito e tanto per cambiare, noi, invece, abbiamo la certezza logico-scientifica che si tratta di omicidio. Purtroppo anche in questo caso vennero commessi errori di anticipate e precipitose conclusioni e ci fu anche qualche depistaggio che noi abbiamo demistificato.

Comunque la madre della vittima ha doverosamente nell’esercizio dei suoi pieni diritti presentato un esposto alla Procura di Savona, indicando anche una persona ben precisa e tutti gli elementi di imputabilità contro di essa.

Poi, ultimo ma solo in ordine temporale, il giallo di Caronia, cioè, la morte di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele Mondello: qui temiamo che gli Inquirenti vogliono chiedere l’archiviazione per “omicidio-suicidio”, mentre noi siamo, correttamente e giustamente, dell’idea che non ci troviamo di fronte ad un infanticidio perpetrato dalla madre né che, poi, la stessa si sia suicidata; quindi, riteniamo che gli Inquirenti siano entrati senza mezzi termini in una vasta palude di confusionarie deduzioni improprie e che ora nel loro vagare vogliano indicare a tutti gli altri e, soprattutto, ai familiari improbabili rotte di navigazione.

 

(DI FERDINANDO TERLIZZI – Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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