Rubrica “Per ogni donna”/ la quarta storia giunta in redazione

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Aversa-Salve a tutti i lettori che ci seguono! Siamo al quarto numero della rubrica “ Per ogni donna”, curata dalla dottoressa Speranza Anzia Cardillo, giurista e criminologa e dalla dottoressa Iolanda Vassallo, psicologa e criminologa. La storia di ogni, dal titolo “Nel bel mezzo della bufera” riproduce una realtà molto triste e molto frequente.

La storia giunta in redazione 

Ero ancora una ragazza quando conobbi L. – inizia così il racconto di C. – ed eravamo entrambi molto innamorati. Avrei fatto di tutto per lui. Ero felice in sua compagnia al punto di non notare i suoi difetti. Ero fiduciosa e ingenua da credere a tutte le sue bugie. La mia famiglia non sapeva di questo legame e non mi permetteva spesso di uscire, ma io inventavo qualsiasi scusa pur di vederlo. Un giorno, avevo da poco compiuto diciotto anni, e dopo aver trascorso qualche ora insieme, L. si rifiutó di riaccompagnarmi a casa nonostante io mi opponessi al suo proposito di portarmi a casa sua. Mi disse che per dimostrare il mio amore dovevo assecondare la sua decisione . Passarono giorni ed io, non tornai più a casa mia, anche se i miei genitori mi pregarono di non fare sciocchezze. Dopo alcuni mesi nacque il mio primo figlio e poi dopo qualche anno il secondo. L’unione con il padre dei miei figli non fu mai ufficializzata per volere di entrambi. Nel mio caso io cominciavo ad avere seri dubbi sulla validità di un rapporto fatto di prepotenze continue che vedevo compiere dall’uomo con cui vivevo. Tutti atteggiamenti ampiamente giustificati dai suoi familiari con i quali, purtroppo, continuavo a condividere lo stesso tetto. Ero completamente sottomessa anche da loro, i quali non approvavano mai nulla di quello che io facessi . Spesso mi rendevo conto del fatto che l’abuso di alcolici da parte del padre dei miei figli era deleterio per tutti.
Un giorno riuscii a farmi dire da lui la verità sul farei che  aveva questo problema fin da adolescente. Fu allora che decisi di scappare dai miei genitori che mi accolsero nella loro casa insieme ai miei figli. Credevo di aver trovato un po’ di tranquillità ma non fu così perché all’improvviso L. si presentó sotto casa dei miei genitori per insultarmi a voce alta e per attribuirmi colpe che non avevo. Questi episodi si ripeterono ed io per vergogna tornai di nuovo a vivere con lui, ma i problemi continuarono e un bel giorno mi picchió  facendomi pentire di essere tornata. Fu allora che decisi di denunciarlo e di trasferirmi in una città lontana in cerca di lavoro per dare una svolta alla mia vita. Ora sono una donna che ha riacquistato la sua autostima e un posto in società e tutto ciò lo devo solo alla mia forza d’animo
”.

Il Commento della dottoressa Cardillo:

Realtà come quella narrata dalla protagonista della storia di oggi sono molto frequenti e spesso si sviluppano in contesti in cui l’incapacità di gestire, accettare e affrontare determinate problematiche è ancora più grande del problema della dipendenza stessa. Purtroppo esistono ancora contesti di questo tipo in cui soggetti che fanno uso di droghe o alcool credono di uscirne da soli, cioè senza seguire un programma di recupero. Nulla di più sbagliato! Anche giustificare ,poi, comportamenti inaccettabili, così come nel racconto facevano i familiari dell’autore di certi gesti, è un po’ come negare l’esistenza del problema.
Minimizzare, inoltre, comporta il rischio di non tutelare abbastanza anche i minori, che, in questo caso, erano i figli della persona con problemi. Le violenze,in casi come questo, sono commesse con molta frequenza ed è impossibile, senza un valido sostegno che il soggetto con problemi possa continuare a rapportarsi con gli altri normalmente. Impensabile quindi , in simili casi, e cioè quando l’intossicazione è addirittura cronica, che il danno ormai esistente a livello celebrale e comportamentale possa essere ignorato. Le donne, poi, che si trovano a subire maltrattamenti da persone affette da simili problematiche, sono tenute a denunciare non solo per proteggere se stesse da grandi rischi, ma anche per salvaguardare la salute psichica e fisica dei propri figli 

Commento della dottoressa Vassallo

Dipendenza , alterazione, allucinazione e delirio sono le caratteristiche di chi assume sostanze stupefacenti ed abusa di alcolici per poi sentirsi il dominatore del più debole, cioè della sua stessa donna, abusando di lei sia psicologicamente che sessualmente ,trattandola come un oggetto inanimato. La violenza sulle donne è anche il risultato del letale mix di sostanze stupefacenti e alcolici. La cronaca nera riporta sempre più giovani coinvolti in incidenti stradali, in episodi di criminalità e soprattutto come carnefici di violenza domestica.

Chiunque lavori in uno dei Dipartimenti per le politiche antidroga può confermarlo: mai come oggi i tossicodipendenti hanno problemi sistemici, sviluppano malattie mentali, che poi hanno come conseguenza la violenza domestica. 

Sono nata donna, siamo nate donne , e nessuno deve permettersi di metterci le mani addosso, darci schiaffi, offenderci.
Abbiamo bisogno di carezze, di baci e tanto amore.
Invito tutte le Donne a denunciare gli episodi di violenza, dobbiamo subito parlarne, senza minimizzare la faccenda con frasi del tipo:

Ma no, è stato solo uno schiaffo”,

“Non l’ha mai fatto prima”,

“Si è scusato”,

“Non lo rifarà più”,

“Lei se l’è cercata”,

Diciamo No alla violenza sulle Donne.

Siamo Donne e come tali , per le nostre peculiarità e differenze, dobbiamo essere rispettate ed amate. 

(Fonte: BelvedereNews – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

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