Il Marchese delle carrozze

Il nostro autore questa domenica ci parla di una figura mitica di Portici, Il marchese d’Alessandro, e del suo amore per cavalli e carrozze

di Lucio Sandon

Don Nicola Maria d’Alessandro, nacque a Pescolanciano il 15 ottobre 1857 e dopo aver frequentato il regio collegio di Mondragone, si sposò con Carolina Gaetani dell’Aquila d’Aragona. Visse fino al 1887 nel suo palazzo di Corso Vittorio Emanuele a Napoli, ma si spostò poi a Bellavista per amore di sua moglie, nella sontuosa Villa Pescolanciano, ombreggiata da un parco di almeno settemila metri quadrati e munita di galoppatoio e scuderie. Alla villa, costruita tra il mare e la collina e circondata da uno stupendo giardino all’italiana con molte palme e alberi secolari, si accedeva per mezzo di un cancello abbellito da due imponenti colonne da via Nuova Bellavista, l’attuale via Diaz.

Don Nicola Maria contribuì con altri benefattori alla costruzione della chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, donando anche una parte del parco della villa.

Don Mario, il più piccolo dei figli maschi del duca Nicola, divenne in seguito famoso come Il Marchese delle carrozze a causa delle sue frequenti passeggiate dalla residenza di Bellavista e a volte fino a Posillipo, a bordo di lussuose vetture trainate da splendidi esemplari napolitani. Impossibile per il nobiluomo dai folti baffi bianchi passare inosservato nella Napoli del secondo dopoguerra, quando nel traffico crescente di piccole auto, una splendida vettura tirata a lucido e trainata da bellissimi cavalli con un cocchiere in livrea e tuba, catturava la curiosità dei passanti. Chi lo riconosceva, ed erano in molti, gli rivolgeva calorosi applausi e lo salutava al grido di “Viva o’ marchese!”.

Numerose erano le carrozze con le quali Don Mario era solito passeggiare, ma il coupé dei fratelli Bottazzi era la sua preferita, essendo la prima vettura che aveva acquistato e che simboleggiava i suoi anni gagliardi, quando alla passione dei cavalli aveva cominciato a preferire quella per il mezzo di trasporto più antico.

Mario d’Alessandro peraltro aveva avuto i natali da un antico casato che vantava un’affermata scuderia di cavalli, nota nel Regno di Napoli da molti secoli, e una tradizione equestre giunta alla sua massima espressione nell’opera settecentesca “dell’Arte del Cavalcare” del duca poeta Giuseppe d’Alessandro. Il marchese fu assistito per la sua collezione dal nonno materno, Onorato Gaetani dell’Aquila d’Aragona, tra i pionieri dell’ippica napoletana e titolare anch’egli di una delle più fornite scuderie del mezzogiorno. Nella rimessa  della villa di Portici vennero parcheggiate anche vetture inglesi quali la Mail Coach della ditta Laurie and Marner (una carrozza adibita al trasporto della posta), e il cosiddetto Ragno di Lawton e London.

La dimora rimaneva aperta per incontri tra appassionati di corse di ippica e di collezionisti di carrozze noti per famosi attacchi, quali il Pignatelli, il Romanazzi, il Sirignano, il Barracco e il Moliterno. Don Mario d’Alessandro invitava a Portici gli amici per ammirare ogni nuovo acquisto: ora l’elegante Haknel, oppure il parigino Binder, ora la pregiata carrozza dei napoletani fratelli Solano, o la Canestro, una carrozza in vimini per le passeggiate mattutine, oppure la Dog Kart scoperta a quattro posti.

All’epoca fece poi scalpore il viaggio in Molise da Portici a Campobasso, organizzato nel 1955 con gli amici barone Iannitti, il duca Vasaturo, e il cocchiere Vincenzo Cavaliere. Una diligenza trainata da quattro cavalli, fu equipaggiata con una ghiacciaia, una toilette, e delle brandine smontabili. L’impresa si concluse dopo tre giorni e dopo aver raggiunto vari paesi, ove vennero sempre accolti con calorosi festeggiamenti.

Nel 1958 l’ultima passeggiata in carrozza per il Miglio d’Oro del marchese con a seguito la moglie Ernesta Visentini, venne immortalata dalle cronache dei quotidiani locali e dei rotocalchi nazionali. Mario d’Alessandro, marchese di Civitanova, nel 1962 donò la sua collezione di 21 carrozze, 60 finimenti e 98 fruste, al museo civico di villa Pignatelli alla riviera di Chiaia, che per l’occasione inaugurò nelle antiche scuderie della palazzina Rothschild un padiglione museale delle carrozze sue e quelle di altri collezionisti, tra cui il marchese Spennati, il conte Dusmet, il conte Leonetti di Santojanni e lo Strigari.

Attualmente dell’immensa villa Pescolanciano di Bellavista non è rimasta traccia.

Al suo posto sono rimaste la chiesa del Sacro Cuore e una serie di villette e anonimi palazzi costruiti nel secolo scorso.

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019. Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.                                                                                                                       Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come:

  • Vincitore per la sezione Narrativo al “Premio Talenti Vesuviani”;
  • Miglior romanzo storico al prestigioso XI “Concorso Letterario Grottammare”;
  • Best Seller al “Premio Approdi d’Autore” della Graus Edizioni;
  • Vincitore alla sezione Romanzo Storico al “Premio Nazionale Alberoandronico”;
  • Vincitore per la sezione Romanzo Storico all‘IX “Premio Letterario “Cologna Spiaggia”.

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