Maddaloni. Al Covid Hospital i guariti superano ampiamente i decessi, ma molti preferiscono la critiche

Se il Covid fosse una semplice influenza non saremmo da nove mesi in emergenza sanitaria a causa di una pandemia.

Il coronavirus è stato capace di fermare il mondo, inchiodarci in casa, stravolgerci la vita proprio per la sua contagiosità e per la sua pericolosità.

Un virus subdolo, insidioso, mortale, ma soprattutto sconosciuto. I primi effetti positivi degli studi e di terapie efficaci li abbiamo avuti proprio in Campania a partire dal dottor Paolo Ascierto, che ha fatto da apripista con una cura efficace e risolutiva, subito adottata anche a Maddaloni.

Il Covid hospital di Maddaloni è stato il primo ospedale ad essere convertito, iprimo punto di riferimento, in provincia e non solo, specializzato nella cura dei pazienti Covid.

Quelli che nella prima fase tutti acclamavano come eroi, sono gli stessi medici, infermieri, operatori sanitari contro cui oggi si sta puntando l’indice per alcuni decessi avvenuti nell’ospedale.

Oggi l’ospedale ha 85 posti letto, di cui 15 di terapia intensiva e 70 di terapia subintensiva, medicina e pneumologia, e ospita molti di più pazienti di marzo.

Se un paziente muore in ospedale, in linea generale è perchè, nonostante le cure somministrategli, la malattia è stata più forte delle cure. Questo non vuol dire che i medici non abbiano fatto il proprio dovere.

Ma un morto di Covid col titolone attira visualizzazioni, e a chi interessano i like, a scapito dell’informazione corretta e obiettiva, quelli bastano.

Non importa poi se generano panico o diffamano gratuitamente. Se i parenti di un paziente deceduto denunciano alle autorità, la magistratura accerterà le responsabilità. Detto con estrema crudezza, i morti fanno notizia, i guariti no.

I social network non sono tribunali né luoghi deputati a questo. Se un medico si ammala esercitando il proprio lavoro, perchè deve far notizia che venga curato?

Non è forse il medico, prima di essere medico, un cittadino come gli altri? Se il medico non guarisce, come curerà altri pazienti?  Possibile che semplici cittadini sappiano di terapie e protocolli da applicare più dei medici stessi?

In periodo di campionato si diventa tutti allenatori e presidenti di società di calcio;  oggi che il covid è l’argomento dominante, siamo tutti medici ed esperti in pandemie. Lasciamo che chi ha competenze faccia il proprio lavoro: se poi qualcosa non ci convince, si abbia coraggio di adire a vie legali e la pazienza per attendere gli esiti. Loro come noi sono esseri umani, loro come noi possono sbagliare, loro come noi meritano rispetto.

Meritano rispetto le vittime e i loro parenti ai quali va data solidarietà e non pretesti per innescare guerre tra tutti noi che siamo vittime, operatori sanitari compresi. Ora serve competenza, freddezza, coraggio , lungimiranza e risorse economiche per affrontare e vincere questa battaglia.

I contagi sono cresciuti notevolmente negli ultimi mesi sia perchè si effettuano un maggior numero di tamponi e sia perchè si contrae il virus  con più facilità conducendo tutti una vita abbastanza regolare, seppur in zona rossa. Da marzo a maggio siamo stati tutti chiusi dentro. Ma è bene ricordarlo.

Queste sono cose che sanno tutti, ma qualcuno forse a volte le dimentica.

Passiamo ora ai numeri veri, reali, noiosi, che fanno meno scalpore, ma fotografano la realtà. Questi numeri riguardano i reparti di  terapia sub – intensiva, medicina e pneumologia.

Da marzo ad oggi il covid hospital di Maddaloni, che, dopo il Cotugno, è il secondo ospedale più grande in Campania, e ad oggi conta 70 posti letto ha ricoverato e curato 450 pazienti.

Di queste, solo 18 sono decedute, il 4% circa del totale, un dato nettamente inferiore alla media nazionale.

Di questi 70 posti letti, 30 sono di terapia sub – intensiva: in questi mesi, in questo reparto, sono stati curati i casi più gravi, provenienti da diversi ospedali del territorio.

Questo aspetto non è secondario: è bene sapere che i pazienti arrivati a Maddaloni non sono stati “scelti” in base alla gravità, anzi proprio i casi più gravi che giungevano nei vari pronti soccorsi, venivano trasferiti a Maddaloni.

Passiamo ora a chiarire la questione plasma iperimmune, che tanto clamore mediatico ha creato. Premesso che il primario dottor De Lucia è il responsabile in provincia di Caserta del protocollo TSUNAMI, protocollo che prevede la cura dei pazienti con plasma iperimmune, a Maddaloni diversi pazienti vengono curati con tale plasma già da diversi mesi.

Le terapie vengono applicate in base alla gravità del paziente. I protocolli li detta l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco). Un malato di covid può essere inserito nel protocollo TSUNAMI se rientra in determinati parametri stabiliti.

Per fare ulteriore chiarezza, pazienti ventilati e /o intubati non possono essere curati con la terapia del plasma. Non si sceglie certo per simpatia. Fare i medici è una professione che richiede anni di studio, e ha come scopo ultimo, lo ricordiamo ancora, di salvare vite umane.

Anzi approfittiamo per fare ancora una volta un appello ai guariti di covid a donare il plasma iperimmune, perchè ce ne è una grande necessita, e non tutti i pazienti negativizzati possono donarlo.

Per quanto riguarda la terapia intensiva, ci riserviamo di notiziarvi in un successivo articolo.

Ci auguriamo di aver fatto un pò di chiarezza per i lettori e per i cittadini: è giusto che tutti conoscano i dati e le dinamiche nel modo più chiaro possibile.

Passi in avanti ne sono stati fatti, a Maddaloni ancor di più proprio grazie a questo avamposto sanitario operativo dal primo momento nella lotta al Covid.

Non ne siamo ancora fuori, ma rispettando le regole ed il lavoro di chi rischia, ancora oggi, nonostante il fango che gli si getta addosso spesso e volentieri, di contrarre il virus per curarci, possiamo iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel.

Ma per questo serve lo sforzo di tutti.

Dal Covid hospital di Maddaloni, per il momento è tutto.

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