Omaggio postumo a Diego Armando Maradona: l’intera storia ‘in pillole’ del ‘pibe de oro’

La morte di Diego Armando Maradona ha fatto il giro del mondo: un arresto cardiaco improvviso ha portato via un grande campione che dopo l’abbandono al rettangolo verde ha comunque avuto una parabola discendente ed una fine che ha lasciato sbigottiti tutti coloro che amano un pallone.

Proviamo a ripercorrere la sua carriera, della quale si è detto e scritto di tutto, forse anche troppo.

Nato in Argentina nel quartiere povero di Villa Fiorito il 30 ottobre del 1960, non lontano da Buenos Aires, cresce nella povertà più assoluta, ma quel bambino con una palla di pezza tra i piedi, che in un video romantico in bianco e nero palleggia, si accorge subito di avere un dono particolare, il pallone non cade. In una breve intervista lui dichiarerà di avere due sogni 1) giocare ai mondiali 2) di vincere el mundial, mai parole si rivelarono più esatte.

Maradona, el pibe de oro

Già idolatrato dai compagni di gioco per le sue doti mirabolanti, da subito gli viene appioppato il soprannome di “El pibe de oro” (il ragazzo d’oro), che gli rimarrà affibbiato anche quando diverrà una celebrità. Preso atto del suo talento tenta la strada del calcio professionistico: la sua carriera inizia nello “Argentinos Juniors”, già all’eta di 16 anni, per poi proseguire nel “Boca Juniors“, sempre in Argentina.

Le sue straordinarie capacità non potevano non essere notate e al pari del suo grande predecessore brasiliano Pele’.
A soli sedici anni è già precettato per giocare nella nazionale Argentina, bruciando in questo modo fulmineamente tutte le tappe. Menotti ,però, commissario tecnico argentino d’allora, non lo convoca per i mondiali del 1978 ritenendolo comunque troppo giovane per un’esperienza forte e importante come quella e lo lascia davanti alla tv di casa.

Nella cultura di massa

Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport (lo sportivo è infatti un mito “democratico”, in quanto pone le sue basi nella gente comune: è infatti rappresentante del popolo e dei suoi valori).

Maradona incarnò perfettamente questo spirito, date le sue umili origini e la sua originaria bassa condizione sociale: i molteplici guadagni non gli fecero perdere i modi di esprimere e il vocabolario proprio della frangia meno agiata della popolazione. A ciò si aggiunse il suo schierarsi contro i “poteri forti”: in particolar modo con i napoletani che lo videro come un rappresentante degli “oppressi” del Sud Italia che lottava contro lo “strapotere” delle squadre del Nord. Numerose furono anche le “battaglie” combattute contro i “poteri forti” come la FIFA (e il suo presidente Havelange), e la AFA presieduta da Grondona.

 

Fu anche per questo e non solo per le sue prodezze nei campi di calcio che Maradona venne in pratica idolatrato sia dagli argentini che dai napoletani. A Rosario, in Argentina, i suoi tifosi fondarono nel 1998 la Iglesia Maradoniana (Chiesa di Maradona), dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: il suo quarantatreesimo compleanno, nel 2003, rappresentò l’inizio dell’anno 43 d.D. – después de Diego (dopo Diego). Se alla sua nascita la chiesa contava 200 membri, i fedeli raccolti anche tramite il sito ufficiale raggiunsero gli 80.000, tra cui alcuni giocatori famosi come Michael Owen, Ronaldinho e Juan Roman Riquelme. Il 26 dicembre 2003 la sua prima squadra, l’Argentinos Juniors, decise di dedicargli il nuovo stadio La Paternal a Buenos Aires, chiamandolo Estadio Diego Armando Maradona: il nome fu ufficializzato il 10 agosto 2004. Inoltre ha un monumento situato nel museo del Boca Juniors, all’interno della Bombonera, una statua nella cittadina di Bahia Blanca e numerose altre sculture in diverse parti del mondo.

 

L’altarino dedicato a Maradona, in via San Biagio dei Librai a Napoli 

A Napoli, in una via pubblica, gli fu dedicato addirittura un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. L’11 maggio 1991 fu celebrato nella città partenopea un convegno in onore di Maradona, intitolato Te Diegum, al quale presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Il report di questa esperienza (oltre che della sua preparazione) è riportato in un libro omonimo, pubblicato nello stesso anno.

Il 15 agosto 2005 debuttò come conduttore del programma televisivo argentino La Noche del 10, durato una sola stagione, che ricevette un consistente successo.

Oltre a ciò e alla sua autobiografia Yo soy el Diego, pubblicata nel 2000 e subito diventata un bestseller, Maradona è stato citato in numerosi libri, fumetti e film, oltre ad aver recitato in diversi camei in serie televisive. A lui furono dedicate diverse canzoni da artisti più o meno famosi, come Rodrigo Bueno, che interpretò La mano de Dios. Altri furono i Mano Negra con Santa Maradona, CharlyGarcia con Maradona blues, i Teflon Brothers con Maradona (kesa), gli Attaque77con Francotirador, Manu Chao con La vida tombola, Pino daniele con Tango della buena suerte, Thegiornalisti con Maradona y Pelè altri.

Frasi su di lui

«Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia.» Michel Platini
«I hate everything that comes from the United States. I hate it with all my strength.» (IT)«Odio tutto ciò che viene dagli Stati Uniti. Lo odio con tutte le mie forze”»
(Diego Maradona 

‘Io non sono una macchina per la felicita’  D. Maradona

Maradona iniziò a giocare a calcio nella squadra del padre, l’Estrella Roja, di cui Diego era il talento più apprezzato. L’acerrima antagonista era la squadra del miglior amico di Maradona: Goyo Carrizo. Fu proprio questi a farlo partecipare ad una selezione nelle giovanili dell’ Argentinos Juniors. Entrò così a far parte delle Cebollitas (Cipolline), la squadra giovanile dell’Argentinos, il 5 dicembre 1970 a 10 anni. Il suo primo allenatore fu Francisco Cornejo, che all’inizio non credette alla giovane età di Maradona (gli fu addirittura richiesto un documento, che però non aveva con sé al momento del provino). Con lui e Carrizo in rosa, la squadra giovanile raggiunse una striscia di 136 risultati utili consecutivi.

Maradona iniziò la sua carriera da professionista nell’Argentinos Juniors nel 1976, debuttando con la maglia numero 16 il 20 ottobre nella partita contro il Taller, dieci giorni prima di compiere sedici anni diventando il più giovane di sempre a esordire nella prima divisione argentina record battuto da Aguero nel 2003. Poco prima di farlo esordire l’allora allenatore dell’Argentinos Juniors, Juan Carlos Montes, disse a Maradona: “Vai Diego, gioca come sai“. In tutta risposta, Diego fece subito un tunnel al primo avversario che gli si parò davanti, Juan Domingo Patricio Cabrera. L’Argentinos perse 1-0, tuttavia Maradona iniziò a giocare spezzoni di partite fino a diventare titolare. I primi gol nell’Argentinos arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta al San Lorenzo. Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti, di cui una dal dischetto di centrocampo dopo il fischio d’inizio.

Nel 1979 e nel 1980 vinse il Pallone d’oro del  Sud America, il premio che spetta al miglior giocatore del continente. Sempre nel 1980 mise già a segno uno dei più bei gol della sua carriera nella partita contro il Deportivo Pereira disputata il 19 febbraio. Lui stesso ha affermato che si tratta del più bel gol in assoluto da lui realizzato.

Un giovane Maradona esultante al Boca Juniors nel 1981

Trasferitosi al Boca juniors la squadra per la quale tifava il padre, nella trattativa, oltre a un conguaglio pari a 2 milioni di dollari, hanno fatto il percorso inverso Salinas Santos Bordon Zanabria e Randazzo. Per il passaggio alla nuova squadra fu organizzata un’amichevole con l’Argentinos, il 20 febbraio 1981. Maradona giocò il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con il Boca Juniors. L’amichevole finì 3-2 per l’Argentinos, con un gol di Maradona. Due giorni dopo il debutto ufficiale alla Bombonera, il Boca vinse contro il Talleres per 4-1, con doppietta di Maradona. Un infortunio lo fermò per quattro giornate, e al suo rientro segnò 28 gol in 40 partite e guidando il Boca Juniors alla vittoria del campionato Metropolitano di Apertura 1981.

L’anno successivo, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona, non essendo in grado di pagare il suo trasferimento definitivo (Maradona era arrivato in prestito). Si fece quindi avanti il Barcellona, con l’offerta di un milione e duecentomila peseta spagnole (pari a circa dodici miliardi di lire). L’ufficializzazione poté arrivare solo dopo i Mondiali del 1982, disputati proprio in Spagna e per i quali Maradona – al contrario di quattro anni prima – venne convocato.

In un’intervista del 2013 ha raccontato: “Prima che io andassi al Barcellona la Juventus mi ha contattato attraverso Omar Sivori, ma io in quel momento ero troppo piccolo e non avevo voglia di andarmene dall’Argentina, e poi l’avvocato Agnelli aveva un grosso problema con la Fiat, e portare un giocatore come me, con quello che costavo, poteva far restare male tutti gli operai della Fiat e non ne abbiamo parlato più. Sono rimasto in Argentina”.

Barcellona

Il 5 giugno 1982 diventò un giocatore del Barça dell’allora presidente Nunez, rimediò diversi infortuni sino a che un’  epatite lo allontanò dai campi per oltre tre mesi. In Coppa delle Coppe i catalani furono eliminati ai quarti di finale dall’ Austria Vienna, e Maradona poté giocare solo la partita di ritorno allo stadio Camp Nou di Barcellona a causa dell’epatite che ancora lo debilitava. A fine annata il Barça ottenne il quarto posto nel campionato spagnolo, vincendo la Coppa del Re, sconfiggendo il 4 giugno 1983 in finale il Real Madrid, e la Copa de la Liga nella doppia finale sempre contro il Real Madrid (2-2 all’andata il 26 giugno 1983 e 2-1 al ritorno il 29 giugno 1983), con un gol di Maradona in entrambe le partite.

 

Maglia autografata di Maradona al museo del Barcellona

La  stagione del 1983 – 84, con Menotti sulla panchina del Barça, cominciò meglio: a settembre, alla prima partita di Coppa delle Coppe contro la squadra tedesca del Magdeburgo, Maradona segnò una tripletta e la partita terminò 5-1. Alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, mentre la partita era sul 4-0 a favore del Barça, Maradona subì un infortunio per un fallo del difensore dell’Athletic Goikotchea. Durante il suo infortunio il Barça vinse la Supercoppa di Spagna nella doppia finale con l’Athletic Bilbao (1-3 all’andata il 26 ottobre 1983 e 0-1 al ritorno il 30 novembre 1983).

Rientrato all’inizio del 1984, grazie alle cure del suo medico di fiducia Ruben Dario Oliva, Maradona condusse il Barcellona a sei risultati utili consecutivi, fino a quando una sconfitta di 2-1 contro il Real Madrid fermò i blaugrana. Intanto a marzo riprese la Coppa delle Coppe: il Barcellona contro il Manchester United vinse 2-0 la gara d’andata, ma il 3-0 del ritorno per gli inglesi lo condannò all’eliminazione.

La stagione 1983-1984 vide di nuovo il Barça lontano dal primo posto nella Liga. Maradona giocò 16 partite in cui segnò 11 gol. A maggio si tenne la finale di Coppa del Re fra Barça e Athletic Club, gara che segnava l’occasione per Maradona per rincontrare Goikoetxea. Alla fine della partita, vinta dal Bilbao per 1-0, Maradona si avventò contro il giocatore basco, innescando una rissa tra le due squadre. In seguito si scusò personalmente in un incontro ufficiale con il re Juan Carlos.

Ripresosi completamente dall’infortunio, al termine di una complessa trattativa, Maradona fu ingaggiato dalla società italiana del Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire. Il contratto fu firmato senza che il Napoli avesse la liquidità per regolarizzare l’acquisto; il denaro venne versato solo in un secondo momento.

Vittorie con il Napoli

 

Maradona fa il suo ingresso in un San Paolo gremito gremito per la presentazione come nuovo acquisto del Napoli, 5 luglio 1984.

Il 5 luglio 1984 Maradona venne presentato ufficialmente all’impianto di Fuorigrotta e fu accolto da circa ottantamila persone, che pagarono la quota simbolica di mille lire per vederlo.

Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l’anno successivo ottenne il terzo posto.

Sotto la guida dell’allenatore Ottavio Bianchi, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986/87, stagione in cui batté dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Il 10 maggio 1987 il club partenopeo pareggiò per 1-1 la partita casalinga con la Fiorentina, aggiudicandosi aritmeticamente il suo primo scudetto. Il Napoli vinse anche la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l’ Atalanta. L’ accoppiatascudetto/coppa fu un’impresa che fino a quel momento era riuscita solo al grande Torino e alla Juventus.

Nella stagione 1987 -1988 il Napoli di Ottavio Bianchi partecipò per la prima volta alla Coppa Campioni, da cui fu eliminato dopo un doppio confronto con il R. Madrid. In campionato il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, quindi si fece superare dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Maradona fu capocannonoiere del torneo con 15 reti all’attivo. Nel 1994 un pentito camorrista sostenne che Maradona e compagni avessero venduto lo scudetto su pressioni del clan Giuliano a Forcellache, in caso di vittoria dello scudetto da parte dei partenopei, avrebbe perso decine di miliardi nelle scommesse clandestine, accuse che successivamente si riveleranno infondate.

 

Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’ Inter dei record, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa Uefa (terzo titolo internazionale) dopo aver battuto nella doppia finale lo Stocccarda (2-1 all’andata e 3-3 al ritorno). Durante l’estate del 1989, Maradona fu quasi sul punto di trasferirsi all’Olympique Marsiglia: aveva già firmato il contratto, ma poi il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, bloccò la trattativa.

Nella stagione 1989/90 a Bianchi subentrò Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione e venne sostituito da Gianfranco Zola, rientrando presto in squadra. Il campionato fu riconquistato dal Napoli con Maradona pronto a presentarsi al mondiale di Italia 1990 fregiandosi del titolo di campione d’Italia.

Ultima stagione italiana

La stagione 1990-1991 cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana del 1990 ottenuta battendo la Juventus per 5-1. Nelle prime tre partite di campionato, invece, la squadra ottiene un punto. In Coppa dei Campioni, dopo la doppia vittoria sugli ungheresi dello Ujpest, al secondo turno il Napoli incontrò lo Spartak Mosca; l’andata al San Paolo finì in parità, 0-0, e in occasione della partita di ritorno in Russia Maradona non partì con la squadra, bensì noleggiò un aereo privato ed arrivò a Mosca solo la sera successiva; il caso fu ampiamente affrontato dalla stampa italiana, che tra l’altro riportò alcune dichiarazioni di luciano Moggi (allora dirigente del Napoli) e Albertino Bigon. Maradona entrò in campo solo nel secondo tempo, l’incontro finì 0-0 anche dopo i supplementari e i russi vinsero la partita ai rigori (nonostante Maradona avesse siglato il suo).

 

Maradona, capitano del Napoli, solleva la Supercoppa Italiana anno 1990

L’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo 1991 dopo un controllo antidoping al termine della partita di campionato Napoli-Bari (1-0) che diede il responso di positività alla cocaina – il Napoli chiuse la stagione 1990-1991 al settimo posto.

Nel 2000 il Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona.

Nel 2004, a causa del fallimento e della successiva iscrizione al campionato di Serie C1 e per il regolamento della numerazione delle maglie di quest’ultima, il Napoli fu comunque costretto a ristampare la maglia con quel numero, fino al nuovo ritiro nel 2006, grazie alla promozione in B.

Aneddoto: memorabile la sfida al portiere Gatti del Boca Junior che in una conferenza stampa pre partita lo accusò’ di essere solo un piccolo ‘chiattone’ o gordito nella lingua spagnola:  il giorno dopo Maradona si vendicherà bucandolo quattro volte.

Palmarès

Club

Competizioni nazionali

Boca Juniors: Metropolitano 1981
Barcellona: 1983
Barcellona: 1983
Barcellona: 1983
Napoli: 1986-19871989-1990
Napoli: 1986-1987
Napoli: 1990

Competizioni internazionali

Napoli: 1988-1989

Individuale

1978 (22 gol), 1979 (14 gol), 1980 (25 gol)
1979 (12 gol), 1980 (18 gol)
19791980
  • Calciatore sudamericano dell’anno secondo il Centro dei Giornalisti Accreditati dalla AFA (CEPA): 3
1979, 1980, 1981
Giappone 1979
1979, 1980, 1981, 1986
  • Olimpia de Oro al Miglior Sportivo argentino dell’anno – 1979, 1986
  • Miglior calciatore sudamericano dell’anno per la rivista El Mundo, di Caracas: 6
1979, 1980, 1986, 1989, 1990, 1992
1984-85
1986
1986
1986, 1987
1985, 1988
1987-1988 (15 gol)
1987-1988 (6 gol)
1990
  • Eletto “miglior calciatore argentino di tutti i tempi” dalla AFA: 1
1993
1995
  • Olimpia de Platino al miglior sportivo argentino del secolo
  • FIFA Player of the Century come miglior calciatore del XX secolo attraverso un sondaggio ufficiale aperto dalla FIFA via web a livello mondiale:
2000
2000

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