‘É morto il Re, viva ‘O Rre’; mondo calcisitco sgomento per la morte del campione assoluto

Napoli e il mondo dei comuni mortali piangono per la morte

 del loro rappresentante terreno: è morto il Re, viva ‘O Rre!

Domenica una TV trasmetteva per l’ennesima volta un filmato su Maradona. Mio figlio, guardando quei gesti magnifici, quelle parabole quasi impossibili, mi ha chiesto: “Papà ma davvero Maradona era così forte?” Gli ho semplicemente risposto: “Sì, era così forte che a parole non riesco a spiegartelo.”

Muore un campione, rinasce una Leggenda. Lui, il papà putativo di tanti Diego nati a Napoli e dintorni; dopo la sua venuta nessuno che ama il calcio e l’azzurro dei partenopei voleva rinunciare a un pezzo di Maradona, e, almeno rinnovandogli il nome, attraverso i propri figli, lasciavano intendere quanto amore c’era verso quest’uomo piccolo, tarchiato, che arrivava da lontano, da una vita fatta di povertà come tanti di noi, fatta di sacrifici oggi inimmaginabili, così simile alle tante facce di Partenope, del Sud povero, uno che non può essere paragonato a nessun altro, perché ha vinto in quegli angoli della terra dove non si vince mai, ha vinto a Napoli non a Barcellona o Madrid o Monaco di Baviera o Liverpool, ha vinto con l’Argentina reduce come nazione, dalla sconfitta delle Isole Falkland, ha vinto umiliando e sbeffeggiando come uno scugnizzo delle “4 giornate”, i forti inglesi, gli imbattibili figli di Albione, ha vinto quasi da solo, contro i giganti, un uomo piccolo e sgraziato, che quando accarezzava la pelota era un tutt’uno con lei, un mago, una goduria quasi lussuriosa vederlo muoversi sul rettangolo verde. Il calcio è a lutto, solo chi non ama il pallone al di là del tifo, non sta piangendo, solo chi non ha anima fanciulla non comprende tutto ciò.

Muore un capopopolo, un vero rivoluzionario, muore un Angelo terreno, con le sue debolezze, con il suo bagaglio pieno zeppo di stravaganze, dettate dalle sue origini umili, che però proprio per questo il mondo, quasi tutto il mondo, ma di sicuro quelle sacche di gente povera, gli ha sempre perdonato tutto. Muore l’eroe degli ultimi, per questo ancora più grande.

Adios cabecilla, ti ho sempre considerato la reincarnazione di don Josè Borjes, tornato a Napoli per completare il lavoro di liberazione che non poté finire il grande caudillo catalano.

 Una notizia terribile, la sua morte, confesso candidamente che ho pianto ininterrottamente, durante tutto il periodo che i tabloid trasmettevano notizie e immagini del Pibe, del Pelusa, del grande DIOS.

Io non piango solo il capitano del mio Napoli , anche se davanti agli occhi mi passano le immagini senza tempo della punizione contro la Juve di Trapattoni, il dribbling pazzesco contro i belgi ai mondiali messicani, il gol al Verona da centrocampo, la rabona contro l’Arezzo in coppa Italia, la rovesciata da terra contro il Pescara, il gol al Bologna da 40 metri e mentre tira indica al padre in tribuna, che è per lui, la faccia di mio cognato interista, che rimane stupito quando lo vede dal vivo per la prima volta, il colpo di magia di testa al Milan di Sacchi, ma piango soprattutto un momento che fissa la fine di un’epoca, fatta di poesia, di magia vera, un mondo non edulcorato, piango la fine del sogno.

Vai Maradò ti stanno aspettando in cielo, si sente già il coro da qui “ O mamà, mamà, mamà sai perché mi batte el corazon? Ho visto Maradona…ho visto Maradona, ue Mammà innamorato sò “

Ciao Diego

Con te scompare un calcio romantico e irripetibile.

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