Portici. Passeggiata virtuale a Bellavista, località cui si ispirò la famosa canzone ‘Pasqualino Marajà’

Una domenica sui generis, quella ci propone il nostro autore: una passeggiata a Bellavista, dove c’era la figlia di un marajà che ispirò una famosa canzone. 

 

 

Un certo Pasqualino pescatore/ Viveva in assoluta povertà/ Pero’ sentiva sempre in fondo al cuore/ Qualcosa che diceva “un dì verra’”/ E un bel dì giunse a Sorrento/ Una principessa indiana/ Sopra un grosso bastimento/La bellissima kalì/ Pasqualino la guardò/ E Kalì s’innamorò/ Ed in india lo portò.

Pasqualino marajà/ A cavallo all’elefante/ Con in testa un gran turbante/ Per la jungla se ne va

Pasqualino marajà/ Non lavora e non fa niente:
Fra i misteri dell’Oriente/ Fa il nababbo fra gli indù ulla ulla ulla la

Cento casse di diamanti/Grossi grossi/ Mentre principi potenti/Gli s’inchinano davanti/ Lui si fuma il narghilè/ eh! Eh! Eh! Eh! Eh! Eh!

Pasqualino marajà/ Ha insegnato a far la pizza/ Tutta l’India ne va pazza/Solo pizza vuol mangiar
Pasqualino marajà/ Ha imparato a far l’indiano/ Ma, da buon napoletano/ Chiama tutti:
“Ué, paesan!”/ Ulla ulla ulla la, ulla la la la

(Testo di Franco Migliacci, musica di Domenico Modugno)

Non è l’India di Salgari o quella di Kipling, nè tantomeno quella delle grandi religioni che influenzarono la cultura hippie. Quella cantata da Modugno è un’India immaginaria di fine anni cinquanta, che sa tanto di Napoli, e come tale viene rappresentata con ironia e affetto. Questa canzone però, fu ispirata da una storia vera, una vicenda che intorno al 1957 riempì le pagine dei rotocalchi e dei cinegiornali dell’epoca.

 

La vicenda riguardava Gennaro Ottieri figlio del ben più noto Mario, di una famiglia agiata di Portici (lui era ingegnere, non un pescatore come si dice nella canzone) il quale durante una vacanza a Capri conobbe una bellissima principessa indiana. I due ricchi giovani si innamorarono, sposandosi in seguito con grande sfarzo e seguito di folla e paparazzi, nella chiesa di San Francesco di Paola a piazza del Plebiscito, alla presenza dell’allora sindaco di Napoli Achille Lauro.

La principessa indiana si chiamava non Kalì ma Seeta Kumarì, la splendida figlia del marajà di Palitana nel Guyarat, e fece scalpore a Napoli quando facendo visita più di una volta in diversi negozi di piazza Municipio, acquistava articoli di lusso e numerosi orologi preziosi, senza chiedere neanche il prezzo, sempre avvolta in una serie di veli multicolori e con un codazzo di accompagnatrici, anch’esse vestite con il sari, mentre in strada attendevano pazienti autista e guardie del corpo.

 

Questa donna dagli occhi ammalianti e misteriosi non passò certo inosservata ai napoletani, tanto che il maestro Domenico Modugno dedicò al potente personaggio porticese e al suo amore esotico la sua celebre canzone. Nel contempo i porticesi coniarono alcune sagaci battute sui novelli sposo: «Si è punto ieri notte, perché la sua bella ha la fica d’India» e anche «Si è beccato anche lui l’asiatica!» perché all’epoca nel mondo imperversava un’epidemia di influenza chiamata proprio “Asiatica”… Oibò!

Mario Ottieri, il padre del marajà partenopeo era un costruttore edile locale che divenne consigliere comunale a Napoli, durante il primo governo dell’armatore Achille Lauro, passando poi a fare l’assessore ai Lavori Pubblici nella stessa giunta. Durante il suo mandato ebbe inizio la radicale trasformazione edilizia della città: a Ottieri saranno addebitati la costruzione sul territorio di duecentomila vani in soli due anni, duecentomila tonnellate di cemento armato e cinquantamila tonnellate di ferro. Fu opera sua anche parte dello scempio urbanistico ancora oggi visibile nella parte più alta del Vomero, quella serie di palazzi altissimi fondati direttamente sul versante scosceso della collina, ricordato nella storia della città come la Muraglia Cinese Napoletana.

Il fenomeno, identificato come il sacco edilizio di Napoli, venne simbolicamente descritto nel film Le mani sulla città, diretto da Francesco Rosi.

A Portici invece si racconta ancora che sotto l’influsso della famosa canzone che fantasticava di intere casse colme di diamanti a disposizione del novello marajà di Bellavista, alcuni suoi operai tentarono di aprire un baule diretto alla casa dei giovani sposi. Enorme fu la loro delusione quando i maldestri scassinatori si ritrovarono sommersi da una montagna di piccantissimi peperoncini, della specie esotica preferita dalla bella Seeta.

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di GrossetoCuori sui generis” 2019. Sempre nel 2019, il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.                                                                                                                       Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come:

  • Vincitore per la sezione Narrativo al “Premio Talenti Vesuviani”;
  • Miglior romanzo storico al prestigioso XI “Concorso Letterario Grottammare”;
  • Best Seller al “Premio Approdi d’Autore” della Graus Edizioni;
  • Vincitore alla sezione Romanzo Storico al “Premio Nazionale Alberoandronico”;
  • Vincitore per la sezione Romanzo Storico all‘IX “Premio Letterario “Cologna Spiaggia”.

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