Esclusiva Licenziato dall’interporto: la storia surreale di C.

Ometteremo il nome per questione di privacy e vi riportiamo il racconto incredibile della vicenda lavorativa di Carlo ( nome di fantasia), licenziato in tronco a 54 anni e oggi disoccupato con una famiglia da mantenere. Una storia che ha dell’incredibile. Carlo chiede giustizia e lavoro, toltogli, secondo il suo racconto, ingiustamente, nel mese di gennaio.
Oggi, la sua causa, è stata rinviata per i problemi legati al covid. Naturalmente siamo in possesso della documentazione fornitaci dal signor Carlo a supporto della sua dichiarazione:
“Il signor Carlo ha iniziato a lavorare  18 anni fa all’Interporto Sud Europa ( che da questo momento in poi abbrevieremo con ISE) nell’istituto di vigilanza che costituiva un ramo d’azienda dello stesso. Ha ricoperto il ruolo di RSU. Il capo della sicurezza del tempo, superiore di Carlo dal 2002 al 2008 viene allontanato con l’accusa di favoritismi e va a dirigere una ditta esterna all’interporto.

Ritorna nel suo ruolo nel 2012, pur non avendo, al momento del rientro, i titoli di studio richiesti (master per la sicurezza). Intanto i vigilanti sono passati da un contratto full -time a un contratto part- time di solidarietà. Ciò nonostante, in quel periodo, ci furono assunzioni di persone: loro a part-time ed altri entravano a lavorare. Dopo qualche anno, tra il 2017 e il 2018, il signor Carlo si dimette da RLS ( responsabile per la sicurezza dei lavoratori) ed inizia a denunciare discriminazioni sul luogo di lavoro, mancata trasparenza sul computo delle ore di servizio effettuate, gestione non condivisa dei turni, richiesta di coprire colleghi assenti nonostante per loro non fosse prevista reperibilità: in una parola accusa di mobbing il suo superiore. Dopo i noti eventi di arresti di amministratori nel settembre del 2019, e i cambi ai vertici dell’ISE, il signor Carlo, ancora RSU, lamenta l’assenza totale di incontri con le parti sindacali, nonostante le richieste.

Finalmente, il 13 gennaio 2020 viene convocato un tavolo a cui è invitata la triplice ( CGIL,CISL, UIL) in quanto firmatarie di contratto. All’ordine del giorno ci sono 18 esuberi. Il signor Carlo, da sindacalista, chiede di partecipare. Gli viene concesso, ma solo come uditore. A  quel punto, lascia la riunione, accusa un malore e viene chiamato il 118. Con l’arrivo dei soccorsi avviene un diverbio verbale, con toni particolarmente accesi, tra il signor Carlo e il suo superiore. Immediatamente, senza poter dare le sue motivazioni, gli viene tolto il porto d’armi. Carlo chiede dei giorni di malattia per riprendersi e sarebbe rientrato al lavoro il 9 febbraio. Il giorno prima del rientro chiama il collega per conoscere il turno di lavoro per il rientro e, dopo varie telefonate in cui gli viene comunicato di essere stato messo in ferie, scopre di essere stato cancellato dai turni e di essere stato licenziato il 24 gennaio, mentre era in malattia. A marzo il suo superiore sarebbe stato messo in cassa integrazione forzata perchè non avrebbe firmato provvedimenti disciplinari nei confronti del cognato

Ad  oggi Carlo non sa perchè è stato licenziato in quando la società non lo ha mai chiamato per fornire spiegazioni in merito.

Carlo lancia un appello agli uffici competenti affinchè possano fare chiarezza su tale , sgradevole situazione.

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