Il Sito Strategico di Portici

La Reggia borbonica di Portici, ovvero come spezzare le reni ai nemici, farsi la villa al mare con i loro soldi e vivere da re …

di Lucio Sandon

Pietro Colletta, Diego Rapolla, Giovanni Chiarini, Beniamino Ascione e molti altri studiosi hanno variamente ipotizzato circa le ragioni che spinsero Carlo di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia, figlia del re di Polonia Augusto III, a costruire una residenza a Portici.

Nei testi di tali studiosi emergono le caratteristiche del territorio come fattore determinante per tale scelta, e cioè innanzitutto l’amenità del luogo, poi la salubrità del sito. Non da ignorare l’incanto e il profumo del mare e dei suoi giardini, l’abbondante cacciagione, soprattutto di quaglie e fagiani e infine l’eccezionale pescosità della zona.

Pietro Colletta in Storie del reame di Napoli narra che i sovrani di ritorno da Castellammare rimasero invaghiti della contrada di Portici. Rapolla, rifacendosi alla supposizione del Colletta, affermò che nel 1738 il re insieme alla consorte, di ritorno con una nave da Castellammare, per una forte mareggiata in prossimità all’attuale zona del Granatello, fu costretto a raggiungere terra ed ebbe così modo di conoscere il casale.

Beniamino Ascione fornisce la sua ipotesi basandosi su quanto scritto da Harold Acton, secondo cui alcuni giorni dopo le nozze il Re andò con i suoi reggimenti scelti nell’interno del paese per le manovre, per offrire un nuovo spettacolo alla sua sposa. Venne simulato un attacco contro le fortezze del Granatello che, secondo la prassi si arrese al Re.

Da questa fonte si trae come conclusione che Carlo nell’anno del suo matrimonio già conosceva il sito di Portici. Inoltre risulterebbe un po’ strano come in quattro anni (cioè dall’arrivo a Napoli nel 1734 all’anno in cui si insediò sul trono 1737- 1738) il sovrano non avesse avuto modo di venire a conoscenza o di visitare un luogo così importante da un punto di vista militare e strategico.

È molto probabile invece che la prima conoscenza del sito di Portici da parte di Carlo fosse avvenuta sulle carte militari, quando cinse d’assedio la città di Napoli per la cacciata degli austriaci. Di sicuro Portici era insieme alle altre località della costa e per la sua posizione baricentrica rispetto all’arco del Golfo, tra le piazzeforti di maggiore importanza strategica.

A questo punto è lecito domandarsi il motivo della scelta del sovrano, ma voler dare una risposta unicamente legata alla bellezza del sito, alla sua vicinanza agli scavi di Ercolano, alla passione venatoria del re, significherebbe considerare soltanto marginalmente i veri motivi di tale scelta, data la presenza di altri fattori che ispirarono re Carlo a realizzare a Portici la sua Reggia preferita.

All’arrivo di Carlo di Borbone nella capitale, molte famiglie nobili napoletane non avevano inteso di rendere omaggio al re, il quale invece attraverso due bandi impose ad esse e ai rappresentanti della città di Napoli, delle fortezze e delle ville, di rendergli omaggio, pena la confisca dei loro beni.

Per prima cosa allora egli “acquistò” due ville: quella di Tommaso d’Aquino principe di Caramanico, e quella del principe Santobono con gli annessi terreni.

Il giardino annesso a Palazzo Caramanico nelle mappe del duca di Noja sembra avere la forma di una croce latina, ma a fronte di una minuziosa analisi, è stato rilevato che la geometria dei viali riproduceva simboli massonici, tra cui è evidente il classico dodecaedro, ovvero l’emblema dei Rosacroce, poi un giardino a forma di caelum stellatum, una cupola, una squadra, e un compasso.

Carlo di Borbone sapeva che la villa del principe dei Caramanico era una delle più importanti sedi massoniche del Regno, per cui si presume che la scelta di ubicare proprio sulle sue proprietà una reggia, sia stata spinta dalla volontà di contrastare la base massonica che in quel territorio aveva sede.

La riunificazione delle logge locali venne in seguito operata dal principe di Sansevero, Raimondo de Sangro, fondatore della Rosa d’Ordine Magno, ispirata fortemente alla dottrina dei Rosacroce e composta da duecentottanta affiliati.

La scelta di espropriare tali territori ben prima dell’emanazione dell’editto del 1751 (che prevedeva lo scioglimento delle associazioni massoniche), era probabilmente stata presa dal re per far comprendere che la sua politica assolutistica non avrebbe ammesso mai nascondimenti, intralci ed ostruzioni.

Oltre a motivazioni strettamente politiche che hanno portato alla scelta del sito di Portici per la residenza borbonica, è possibile evidenziare motivazioni urbanistiche, militari e sociali.

A seguito delle sanzioni introdotte durante il periodo vicereale austriaco, che limitavano la possibilità di edificare fuori dalle mura, si verificò un sovraffollamento nella città di Napoli fino a che diventò necessario a un decentramento economico ed amministrativo: vennero introdotte norme che garantivano sgravi fiscali per chi edificava ville e palazzi nelle zone limitrofe alla città di Napoli.

Secondo uno studio condotto dallo storico inglese George Hersey, considerando l’articolazione politica delle mosse poste in essere da Tanucci e da re Carlo, la realizzazione delle regge di Portici e Caserta servì a rafforzare due nuove direttrici di espansione, ponendosi come punti focali ed attrattori di popolazione verso l’esterno della capitale.

La scelta del sito di Portici in particolare, rispondeva, oltre che a ragioni paesaggistiche, ambientali, e politiche, anche a ragioni militari e di controllo del territorio: infatti l’area in cui si insediò il palazzo e gli annessi parchi superiore ed inferiore, occupa una posizione strategica rispetto all’arco del Golfo di Napoli.

Sotto il profilo di un maggior controllo politico interno, la realizzazione della Regal Villa di Portici consentì inoltre l’allontanamento dalla città di Napoli della corte e delle famiglie nobili nell’area porticese ed  ercolanese e favorì anche la delocalizzazione di molte ambasciate straniere al fine di isolarle dalla capitale.

La realizzazione di un possente dispositivo militare costiero e di terra nel tratto di mare che va dal porto di Napoli a Castellammare, con una notevole concentrazione di caserme e siti fortificati, aveva lo scopo di proteggere la costa da eventuali invasioni dal mare e controllare la popolazione in vista di possibili rivolte, costruendo caserme in prossimità della Reggia e degli abitati circostanti.

La Reggia di Portici è candidata per il 2020 ai Luoghi del Cuore del FAI | Fondo Italiano per l’Ambiente.

Si può votare fino al 15 dicembre su https://www.fondoambiente.it/luoghi/reggia-di-portici?ldc

Fonti:

  • Silvia Davino – tesi di laurea in Sistemi Museali
  • Filippo Barbera – La scelta strategica del Real Sito di Portici.

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019. Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109.                                                                                                                       Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come:

  • Vincitore per la sezione Narrativo al “Premio Talenti Vesuviani”;
  • Miglior romanzo storico al prestigioso XI “Concorso Letterario Grottammare”;
  • Best Seller al “Premio Approdi d’Autore” della Graus Edizioni;
  • Vincitore alla sezione Romanzo Storico al “Premio Nazionale Alberoandronico”;
  • Vincitore per la sezione Romanzo Storico all‘IX “Premio Letterario “Cologna Spiaggia”.

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