I misteri della Reggia di Portici

Di questi tempi, è preferibile non allontanarsi troppo: la passeggiata domenicale del nostro autore ci porta tra i misteri della Reggia di Portici

di Lucio Sandon

La Reggia di Portici è un luogo che evoca storie meravigliose e terribili: nel punto in cui è stata costruita, prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. esisteva una villa di proprietà della famiglia dei Ponzi, i condottieri sanniti che avevano guidato i propri eserciti nella battaglia delle forche Caudine.

Lucio Ponzio Aquila era uno dei nobili che accoltellò Giulio Cesare nel senato, e di Quinto Ponzio Aquila erano le iniziali incise sul capitello ritrovato durante gli scavi per le fondazioni della reggia, e che è divenuto il simbolo stesso del comune vesuviano.

Ponzio Pilato era il nipote di Lucio dal pugnale facile.

Ma altri misteri ancora nasconde la bellissima residenza reale, ora candidata a rappresentare la Campania a rappresentare i Luoghi del Cuore del Fondo per l’Ambiente Italiano. E’ possibile votare per la Reggia di Portici ancora fino al 15 dicembre: votate sul sito del FAI

https://www.fondoambiente.it/luoghi/reggia-di-portici?ldc

Da La Macchina Anatomica, di Lucio Sandon – Graus Editore, Napoli

 

Il mio principale e maestro, Juan Antonio Medrano, brigadiere e ingegnere maggiore del regno, era in verità un generale dell’esercito, amico personale di Carlo di Borbone e da lui incaricato di progettare le principali costruzioni che stavano rivoluzionando il panorama di Napoli e dei dintorni. Il re gli aveva già affidato il compito di costruire il teatro di San Carlo e ora anche quello di progettare la reggia di Portici.

Il committente a questo proposito aveva le idee ben chiare circa il luogo dove avrebbe dovuto sorgere il palazzo: località veniva detta Granatello perché si trattava di una collinetta interamente coperta da alberi di melograno e cespugli di mirto, e si erge alle spalle di un porticciolo naturale, poche miglia a sud del capoluogo, lungo la strada che porta alle Calabrie.

A me, in qualità di ultima ruota del carro e architetto aggiunto, era stato affidato l’importante incarico di effettuare il rilievo della zona e di elaborare un primo abbozzo per i futuri giardini reali. Nessuno mi aveva ancora nemmeno accennato ad un’eventuale remunerazione per tale lavoro, e a me d’altra parte sembrava quasi fuori luogo domandare lumi al mio principale, ma per il momento andava bene così.

Non avevo mai avuto problemi economici durante gli anni di studio, e non mi ero nemmeno chiesto come facesse mia madre, umile domestica a provvedermi di vestiti decenti anche se non eleganti, e a non farmi mai mancare qualche soldo nella borsa per andare a far baldoria con gli amici.

Ora però avevo un lavoro, e anche per questo pensavo sempre a Marianna: non le avevo ancora parlato di tale delicato argomento, ma speravo presto di mettere su famiglia. Assorto in tali profondi pensieri, nel mio ultimo giorno da uomo libero, ero intento alla misurazione dei giardini della villa di Giacomo Caramanico, che non sapevo mai come interpellare, infatti mi risultava essere conte di Palena, marchese di Francolise, duca di Casoli e principe di Caramanico. Era stata proprio la sua proprietà a venire acquistata per prima da Carlo di Borbone per costruirvi la reggia di campagna.

In effetti sarebbe meglio dire che era stata espropriata, e infatti don Giacomo non aveva per nulla un’espressione soddisfatta mentre lo osservavo aggirarsi nei suoi possedimenti che presto avrebbe dovuto abbandonare. Da parte mia cercavo di non avvicinarmi troppo al buon conte duca marchese principe: avevo quasi l’impressione di non rimanergli troppo simpatico.

Chissà perché. Forse era di carattere ombroso, o molto più probabilmente non gli andava quella squadra di giannizzeri, se pur mandata dal re in persona, che imperversava nei giardini della sua casa con metrine, palette, teodoliti e quant’altro, pestando i prati e schiacciando le sue elaborate aiuole fiorite. Il lavoro andava avanti già da diverse settimane, i giardini erano enormi, ed effettivamente situati anche in posizione meravigliosa.

La voce che correva all’epoca, era che l’illuminato sovrano si fosse innamorato di quei luoghi dopo essere riparato nel porticciolo distante pochi passi da lì, allo scopo di sfuggire ad un fortunale scoppiato improvvisamente durante una gita in barca nel golfo di Napoli. Ospite insieme alla sua giovane consorte, Maria Amalia di Sassonia, nella casa che il duca d’Elboeuf e principe di Lorena si era fatto costruire sulla spiaggia, re Carlo che era nato a Madrid e vissuto a Parma, rimase affascinato da quel mare e dal panorama che si godeva dalle boscose rive.

Nondimeno sicuramente il giovane sovrano, abile e appassionato cacciatore, già si immaginava protagonista di indimenticabili battute nelle boscaglie che risalivano fino alla vetta del Vesuvio, ottimo terreno per l’agguato alle quaglie e ai fagiani che vi approdavano, stanchi dopo avere sorvolato il Mediterraneo. Questa storiella della caccia e del panorama, oltre che della salubre aria del Vesuvio, l’avevo sentita mille volte, e faceva ridere i polli.

I servizi di propaganda e di sicurezza del neonato regno delle due Sicilie, avevano mezzi e personale pressoché illimitati ed è molto nota la teoria per la quale, quando una bugia viene ripetuta molte volte diventa verità, ma a me personalmente risultava che la realtà fosse completamente diversa.

Da quanto avevo sentito dire dal mio maestro e anche da Raimondo, il re aveva invece deciso di costruire la reggia di Portici proprio sui terreni di alcuni nobili tra cui Marino Caracciolo principe di Santobuono, il marchese Mascabruno e il D’Elboeuf, la cui villa era strapiena di busti di marmo sottratti a Ercolano.

A parte D’Elboeuf, che in qualità di ambasciatore dell’Austria appena sconfitta e tombarolo incallito, stava abbondantemente sulle scatole al re, gli altri, insieme con altri esponenti della nobiltà napoletana, avevano pubblicamente criticato non solo la venuta di Carlo da Parma, ma anche la sua politica.

 

Detto questo, secondo me ci doveva essere anche qualche altro motivo, più grave e più profondo per inimicarsi in quel modo un gruppo abbastanza folto e agguerrito di potenti nobili.

In una bettola di Pietrarsa, lungo la strada tra Portici e Napoli, dove a volte mi recavo a consumare le mie parche colazioni di lavoro, avevo inteso sussurrare una parola che non riuscivo bene a capire e che nessuno mi aveva mai voluto spiegare. “Rosacroce”.

 

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al “Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris” 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019. Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al “Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno”, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al “Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma”. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al “Premio Letizia Isaia” 2019.                                                                                                                       Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come:

  • Vincitore per la sezione Narrativo al “Premio Talenti Vesuviani”;
  • Miglior romanzo storico al prestigioso XI “Concorso Letterario Grottammare”;
  • Best Seller al Premio Approdi d’Autore della Graus Edizioni;
  • Vincitore alla sezione Romanzo Storico al “Premio Nazionale Alberoandronico”;
  • Vincitore per la sezione Romanzo Storico all‘IX “Premio Letterario Cologna Spiaggia”.

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