Un caffè con Luigi Fusco – Un professore identitario al servizio della Storia.

Un caffè con Luigi Fusco – Un professore identitario al servizio della Storia.

“L’epoca pre-unitaria, ci ha fatto pervenire numerosissime testimonianze, dall’età antica al XIX secolo”

Il mio rapporto amicale con il professor Luigi Fusco ha origini lontane ed è nata grazie alla sua collaborazione con il sito telematico del Movimento Neoborbonico; all’epoca ero, come ruolo all’interno dell’associazione di Gennaro De Crescenzo, addetto alle relazioni pubbliche e curatore ufficiale del sito, in quegli anni Luigi collaborò con la realizzazione di interessanti pagine di storia che, ancora oggi, sono manna per chi volesse informarsi sulla gloriosa storia che ci circonda.

Docente di Italiano e Storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado della provincia di Napoli, già professore di Storia dell’Arte. Giornalista pubblicista e Guida Regionale della Campania, ma anche autore di diversi articoli, saggi, libri e monografie dedicati alla storia ed alle testimonianze artistiche della Campania, più in generale del territorio casertano con particolare riferimento alla città di Capua. Critico militante d’arte contemporanea. Il suo rapporto con il meridione, nello specifico con l’intera area campana, è generato dalla forte passione nutrita verso l’attività di ricerca filologica, volta a ricostruire aspetti e fatti spesso dimenticati dalla storiografia ufficiale nazionale.

L’ultimo libro dato alle stampe è “Veduta di Capua di Giovanni Serritelli e il paesaggio capuano nella seconda metà dell’Ottocento”, edito nel 2017.

D) Uno studio scientifico o di cuore, questa sorta di peregrinazione identitaria che ti contraddistingue?

R) Il libro è frutto di una attenta ricerca storico-artistica, in quanto da una semplice veduta della cittadina di Capua, fra l’altro realizzata da Giovanni Serritelli già pittore di corte dei sovrani partenopei, è emerso il dato storico riguardante l’assedio della piazzaforte capuana perpetrato dall’esercito piemontese durante i primi di novembre del 1860. Dall’indagine sono scaturiti nuovi elementi di lettura che hanno rivelato le condizioni della roccaforte di Capua prima e dopo l’età borbonica e di quanto abbia sofferto la città dopo il periodo unitario. Inoltre è stato messo in evidenza il ruolo dell’artista Serritelli che da “cronista di corte” diventa pittore-soldato garibaldino, cronista poi dei fatti dell’esercito piemontese, ma che, durante la fase dell’assedio di Gaeta, sembra già essersi pentito della scelta fatta, mostrando tale suo rammarico, non attraverso le parole, bensì tramite la sua pittura.

Dell’epoca pre-unitaria, ci sono pervenute numerosissime testimonianze, dall’età antica al XIX secolo, tuttora ravvisabili nel territorio di Capua. Molte di esse sono riconducibili, attraverso una sintesi perfetta, all’ultimo periodo del regno di Napoli ascrivibile alla dinastia dei Borbone.

D) Queste continue gocce di informazioni identitarie e territoriali stanno avendo il risultato sperato?

R) Grazie all’impegno di molti ricercatori d’archivio, come il sottoscritto (che, peraltro, ha beneficato in questa sua ricerca anche del lavoro d’insegnante e di guida turistica abilitata), si è sviluppato un’attività di studio ma anche divulgativa, per cui abbiamo oggi l’opportunità quotidiana di poterci confrontare con la storia del passato e con le sue precipue testimonianze artistiche ed è proprio il confronto con esse che ci consente di ribadire importanti concetti legati all’affermazione di primati raggiunti durante l’epoca borbonica, così come, in qualche caso, nei secoli precedenti.

D) Come insegnante invece raccontaci il riscontro, le razioni a certi temi, come reagisce questa generazione?

R) Gli alunni, quando ascoltano le mie narrazioni, restano sbalorditi, perché sin da piccoli sono stati abituati ad apprendere solo alcuni elementi storiografici e del loro territorio conoscono solo le brutture a loro contemporanee.

D) Ma è vera la storia della tesina di un tuo studente che raccontava di Fenestrelle perché ne era venuto a conoscenza attraverso il fatto che era un calciatore alle mie dipendenze di allenatore?

R) Durante la fase dei colloqui degli esami di stato di qualche anno fa, un candidato di un istituto superiore di Caserta si presentò con una tesina dedicata alla Strage di Fenestrelle; per quanto lo studente non fosse stato brillante sia durante la sua carriera scolastica sia nel corso delle prove scritte d’esame, mi stupì molto il lavoro che aveva preparato per sostenere il colloquio. Al momento della verifica, gli chiesi come mai aveva scelto quell’argomento, ma soprattutto dove l’aveva scovato, in quanto non essendo un tema previsto dalle programmazioni di storia e né tantomeno un episodio di storia contemporanea, per lo più conosciuto solo dagli addetti. L’alunno rispose che gliene aveva parlato il suo allenatore di calcio. Io lo fermai subito e rivolgendomi con fare bonario e con il sorriso sulle labbra gli chiesi: “Chi, Fiore Marro?”. Lui mi rispose, “Si, perché lo conoscete?”. Ovviamente, la mia risposta fu si.

D) La storia nostrana trasuda secoli di bellezza, la Nostra Grande Bellezza?

R) I turisti che arrivano in Campania non si aspettano di trovare tanta bellezza. Pertanto, amo il mio lavoro, ma ancor di più amo il raccontar le nostre origini, la storia del meridione e, maggiormente, bramo il continuo desiderio di scriverla, in modo da poter dare il mio contributo alla storia del mezzogiorno.

D) Le tue Due Sicilie, oggi, esistono oppure è una chimera rincorrerle ?

R) Certo che esistono, sono davanti ai nostri occhi, sempre. La Reggia di Caserta, di Carditello, San Leucio, Capodimonte, Portici e poi gli scavi di Ercolano e Pompei e tant’altro ancora, sono le testimonianze tangibili delle Due Sicilie. Sono la memoria imperitura, i contenitori di storie ancora da scoprire e da raccontare. Sono i portali contemporanei che ci consentono di poter dialogare con un passato con cui ancor dobbiamo fare i conti in termini critici e storiografici e che allo stesso tempo ci sostengono nel mantenere fede alla nostra reale identità meridionale medio alle avversità. Insomma, il propellente che rende l’impossibile possibile.

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