AMBC: “Sta per aprire la farmacia “di confine”

MONDRAGONE – Abbiamo ricevuto e pubblichiamo il comunicato stampa fattoci pervenire dall’Associazione Mondragone Bene Comune: ““Fatti più in là”, cantavano Le Sorelle Bandiera. E questa sarà stata la colonna sonora dell’ubicazione della 7^ farmacia a Mondragone. Come si ricorderà, questa 7^ farmacia doveva essere aperta nel quartiere di Sant’Angelo. Ma, più veloce di una “faina” (da noi, “fuinola”), la Giunta Pacifico appena insediatasi cambiò l’ubicazione della sede farmaceutica n. 7 dalla località Sant’Angelo alla località Le Vagnole, ottenendo in men che non si dica la rettifica dalla regione Campania.

L’ex presidente del Quartiere di Sant’Angelo, Antonio Taglialatela, tentò anche di chiedere al sindaco (allora fresco di elezione) il perché di una tale decisione, mai esternata in campagna elettorale, soprattutto agli abitanti di Sant’Angelo. Ma il sindaco, pacifico di nome e di fatto fino ad allora, alla lettura della lettera protocollata da Antonio Taglialatela con la quale si chiedevano spiegazioni di una tale fulminea decisione (sostanzialmente fu il primo pensiero da sindaco!), come ricorderà qualcuno, perse le staffe.

E così Sant’Angelo, il quartiere più antico della città, dopo aver perso lo sportello postale in favore del quartiere Crocelle fu privato anche della farmacia. “Fin dal 1987 ci siamo battuti per informare l’azione amministrativa della città ai quartieri, ha dichiarato GIOVANNI ROMANO di EUROPA VERDE CAMPANIA. E in continuità con l’azione sia mia che di Antonio Taglialatela che mi sostituì -in turnazione- in Consiglio comunale, il Consigliere Verde Giancarlo Burrelli riuscì successivamente addirittura a mettere tale principio e tale metodo -nero su bianco- nello Statuto comunale. Statuto comunale sconosciuto a molti e sistematicamente disatteso.

Eppure, attuare ciò che è previsto dalle norme statutarie a proposito dei quartieri significherebbe dare corso ad una vera e propria rivoluzione in termini amministrativi, una rivoluzione sussidiaria, in grado di decentrare e chiamare al co-governo della città le articolazioni territoriali. Non possiamo lasciare queste importanti innovazioni sulla carta. Nel prossimo futuro, ha concluso ROMANO dI EUROPA VERDE CAMPANIA, ritorneremo su questa straordinaria previsione statutaria, da oltre trent’anni tradita dalle varie amministrazioni che si sono succedute.”

“Ma ritorniamo intanto alla 7^ farmacia, ha dichiarato il portavoce dell’AMBC Pagliaro. Non si tratta di fare una “lotta tra quartieri” e, tuttavia, c’è qualcosa che non va nelle opzioni comunali di allocazione di servizi e strutture pubbliche o d’interesse pubblico sul territorio. Per restare sulle farmacie abbiamo, per esempio: 2 farmacie nel quartiere Piazza (attualmente forse il quartiere meno popolato della città), una ai confini con Porta di Mare; 2 farmacie nel quartiere Mare; 1 farmacia a San Nicola; 1 alle Crocelle e 1, la settima, che aprirà fra poco, in località Levagnole. Quindi, ci sono 2 quartieri con ben 2 farmacie e Sant’Angelo e Pescopagano senza farmacia.

Non si tratta di mettersi con il metro in mano a stabilire le distanze (e anche questo andrebbe fatto) tra una sede e l’altra, ma non si può neppure andare avanti aprendo uffici comunali o autorizzando sedi di servizi pubblici a caso o esclusivamente per le convenienze del momento, trascurando a piè pari i bisogni dei cittadini e il reale sviluppo della città e tenendo presente soltanto gli interessi di parte. Così come non si possono allocare nuove farmacie cercando di non disturbare quelle che già ci sono (“così vicino mi fai turbar…che male che mi fai se sei vicino a me”, cantavano Le Sorelle Bandiera), arrivando addirittura a collocare l’ultima farmacia sulla linea di confine con Sessa Aurunca, in modo da votarla sostanzialmente ad un’utenza in transito lungo la Domiziana (nel tratto mondragonese della Domiziana ci sono 2 farmacie).

Anche sulle attuali articolazioni della città, ha concluso il portavoce dell’AMBC, Gianni Pagliaro, urge una riflessione, sia per una loro migliore definizione che per capire come far passare alcune di esse da “case sparse” (e in qualche caso abbandonate) a reali quartieri con servizi pubblici e privati, spazi pubblici di socialità e pezzi di città”.

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