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Attualità

Il Casino delle Delizie di Ischia

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Questa domenica il nostro autore ci traghetta all’isola di Ischia per farci conoscere e visitare il Casino delle Delizie, la Pagoda e Villa Dohrn 

di Lucio Sandon

Nel 1735 lo stimato medico di corte Francesco Buonocore ebbe l’idea di sfruttare le sorgenti termali di Fontana e Formello che insistevano nella proprietà di famiglia, in modo da adibire l’area che superava i 30.000 metri quadri a stabilimento balneo-termale per i ceti più abbienti della corte e del Regno.

La famiglia Buonocore, tra le più influenti e antiche dell’isola d’Ischia, aveva già ottenuto in enfiteusi perpetua [diritto reale che assegna a un proprietario di disporre di pieni poteri su un fondo, ndr] alcuni terreni alle spalle del Lago De’ Bagni, un cratere perfettamente circolare e colmo d’acqua dolce sulla riva del mare. Fu quest’acquisizione, insieme ad altre successive, la base che consentì al Buonocore di realizzare la sua villa, con l’intento di mettere a disposizione di chi poteva permetterselo le miracolose sorgenti termo-minerali presenti nella sua proprietà.

La famiglia Buonocore era tra le più antiche dell’isola d’Ischia: infatti essa compare nei registri parrocchiali già alla fine del ‘500.  Silvestro Buonocore nel 1648, con l’acquisto di altri fondi, ingrandì la proprietà dando modo a suo nipote Francesco di creare il sontuoso palazzo che si ergeva sulla collina sopra il lago e che veniva chiamato dalla gente del luogo il Casino del Protomedico, o Villa dei Bagni.

Negli anni successivi Francesco Buonocore acquistò altri terreni sulle rive del lago e divenne l’unico proprietario di tutta la zona. Infatti, comprò anche la collina di San Pietro e prese in fitto dal Comune, vita natural durante, il lago. Con questa operazione il medico dava al suo palazzo lo spazio necessario a una piccola reggia.

Il Casino sul lago divenne una clinica di lusso, dove pazienti altolocati trovavano alloggio e cure. Tra le carte di famiglia è stato trovato un inventario degli oggetti presenti nella casa, tra i quali erano segnati ben 200 materassi. Questo dato costituisce una testimonianza indiretta della grandezza della dimora e dell’elevato numero delle sue stanze.

Nel 1783 Ferdinando IV di Borbone si recò ad Ischia per incontrare il conte André Razoumowski, che si trovava nel Casino del Buonocore per una cura termale, e rimase molto colpito sia dalla maestosità che dalla situazione della villa.

Probabilmente il sovrano aveva prove di qualche malversazione del suo medico curante, e in circostanze mai ben chiarite la proprietà passò direttamente dal costruttore alla famiglia regnante. Pare si sia trattato di una donazione coatta, e con ogni probabilità la vicenda potrebbe essere legata almeno in parte alla successiva adesione dell’altro Francesco Buonocore, nipote del defunto protomedico, alla Rivoluzione Napoletana del 1799. Tale partecipazione venne pagata con la condanna a morte, eseguita nella pubblica piazza di Procida (l’attuale Piazza dei Martiri) e che sancì la definitiva estromissione dei Buonocore dal giro dei regnanti.

L’ex Casino del Protomedico entrò in tal modo a far parte delle Reali Delizie, e Jakob Philipp Hackert, il pittore ufficiale di corte ebbe l’incarico di realizzare diversi quadri con vedute dell’isola per lo studiolo della reggia di Caserta, mentre a Carlo Vanvitelli venne dato il compito di elaborare un progetto di sistemazione della nuova proprietà.

Parte dello spazio esterno fu sistemato a vigna e a pomario, mentre nei settori rimanenti si scelse di realizzare un giardino all’inglese con percorsi e sentieri disseminati di busti, statue, urne e reperti archeologici fatti venire da Portici e dal Real Museo Borbonico.

Del grande giardino, nello stesso periodo in cui rinverdì con pini e lecci la distesa lavica della colata dell’Arso, si occupò il botanico di corte Giovanni Gussone che alloggiava nella Casa dei Maestri, una palazzina all’interno del giardino stesso.

Gussone si occupò anche della realizzazione del giardino della Pagoda, padiglione in stile cinese costruito in occasione dell’inaugurazione del porto di Ischia. Quest’ultimo fu realizzato per volere di Ferdinando II che nell’estate del 1853, mentre era in vacanza con la sua famiglia sull’isola, decise di trasformare il lago dè Bagni in un porto, tagliandone con un’impresa ciclopica il bordo vulcanico sul versante nord, e dando così finalmente a tutta l’isola un approdo sicuro in ogni periodo dell’anno.

I lavori di completamento del porto continuarono per alcuni anni, con la costruzione del faro e del telegrafo elettromagnetico. Gli spazi esterni al Casino Reale comprendevano sia il lato destro del porto con la collina di San Pietro che quello sinistro, con il giardino e la Pagoda sistemati quasi all’imboccatura. Nel contempo venivano iniziati i lavori per la costruzione delle antiche terme comunali.

Anche nel periodo in cui Napoli fu governata dai francesi, la dimora venne utilizzata dai regnanti. Dopo Letizia Bonaparte, madre di Napoleone, anche Gioacchino Murat, successore di Giuseppe Bonaparte e re di Napoli per otto anni, si rifugiava spesso nel Casino del Protomedico a Ischia per godere dei suoi rari momenti di tranquillità, e quando nel 1816 dovette fuggire da Napoli, si rifugiò proprio nell’isola, ove rimase per due notti e un giorno prima di andare incontro alla fucilazione.

Francesco I di Borbone utilizzò raramente la dimora ischitana, al contrario di Ferdinando II, re del Regno delle Due Sicilie dal 1831 al 1859.

Dopo la caduta dei Borbone, la Villa reale diventò proprietà del demanio, e rimase per alcuni anni in completo abbandono. Nel 1865 la Casina borbonica delle delizie di Ischia fu trasformata in stazione di cura termale riservata al personale militare e lo stemma borbonico posto sul suo frontone venne sostituito con la croce della sanità militare.

Attualmente tale struttura non ha cambiato destinazione e con il nome di Stabilimento Balneo Termale Militare Francesco Buonocore, in virtù delle sue sorgenti di acque salso-bromo-jodiche, effettua ottimi trattamenti termali. Vi sono praticate balneo e fangoterapia, docce termali, idromassaggio con ozono, sauna secca di tipo finlandese e alcune terapie fisiche.

Alcune pertinenze esterne alla Villa, in particolare quelle sulla riva destra e su quella sinistra del porto, sono invece state trasformate, e la loro destinazione e il loro uso sono stati modificati.

All’inizio del secolo scorso il naturalista prussiano Anton Dohrn, fondatore della Stazione Zoologica di Napoli e assiduo frequentatore dell’isola d’Ischia, decise di costruirsi una casa sulla collina di San Pietro.

Oltre che da casa di villeggiatura della famiglia, la Villa dell’Acquario (così divenne nota localmente) ospitava amici e scienziati ospiti.

Nel 1969 Villa Dohrn è diventata un centro per lo studio dell’ecologia di organismi che vivono a stretto contatto con i fondali marini.

Dei giardini presenti un tempo in tali siti, ossia quello progettato da Carlo Vanvitelli sulla riva destra del porto e quello realizzato da Giovanni Gussone sulla riva sinistra, solo una parte di quest’ultimo, notevolmente modificata rispetto al passato, viene oggi utilizzata come parco pubblico.

 

 

Lo scrittore Lucio Sandon è nato a Padova nel 1956. Trasferitosi a Napoli da bambino, si è laureato in Medicina Veterinaria alla Federico II, aprendo poi una sua clinica per piccoli animali alle falde del Vesuvio.

Notevole è il suo penultimo romanzo, “La Macchina Anatomica”, Graus Editore, un thriller ambientato a Portici, vincitore di “Viaggio Libero” 2019. Ha già pubblicato il romanzo “Il Trentottesimo Elefante”; due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti: “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici: “Il Libro del Bestiario veterinario”. Il racconto “Cuore di figlio”, tratto dal suo ultimo romanzo “Cuore di ragno”, ha ottenuto il riconoscimento della Giuria intitolato a “Marcello Ilardi” al Premio Nazionale di Narrativa Velletri Libris 2019. Il romanzo “Cuore di ragno” è risultato vincitore ex-aequo al Premio Nazionale Letterario Città di Grosseto Cuori sui generis” 2019.

Sempre nel 2019,  il racconto “Nome e Cognome: Ponzio Pilato” ha meritatola Segnalazione Speciale della Giuria  nella sezione Racconti storici al Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, mentre il racconto “Cuore di ragno” ha ricevuto la Menzione di Merito nella sezione Racconto breve al Premio Letterario Internazionale Voci – Città di Roma. Inoltre, il racconto “Interrogazione di Storia”  è risultato vincitore per la Sezione Narrativa/Autori al Premio Letizia Isaia 2109. Nel 2020 il libro “Cuore di Ragno” è stato premiato come Miglior romanzo storico al prestigioso XI Concorso Letterario Grottammare

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