Napoli/Federico II: la lettera di protesta degli studenti di filosofia per il prolungamento della didattica a distanza

Riceviamo dallo studente Diego Moccia la lettera degli studenti e delle studentesse del corso di laurea in filosofia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” in risposta alla delibera del Dipartimento scienze umanistiche 

Apprendiamo con stupore le disposizioni emanate dalla direzione del Dipartimento Studi Umanistici dell’Università degli Studi Federico II, in merito alle modalità in cui si terranno i corsi curricolari dei CdS triennali e dei CdSM magistrali del primo semestre dell’anno accademico 2020/2021.
Come si legge dall’avviso pubblicato sulla pagina web del DSU la didattica curriculare dei CdS e dei CdSM magistrali del DSU si terrà su piattaforme digitali a distanza (…) permettendo così a tutti gli studenti di accedere alle lezioni e al materiale didattico.

Apprendiamo con stupore queste decisioni deliberate dell’Ateneo per almeno due ordini di ragioni:
da un lato, su un piano prettamente esperienziale sono stati notevoli le difficoltà incontrate dalla platea studentesca a seguire i corsi da loro scelti; innumerevoli le occasioni in cui passaggi fondamentali degli argomenti esposti a lezione erano per noi letteralmente incomprensibili a causa di ripetute interruzioni causate dalla connessione Internet; innumerevoli le emicranie causate da 6 ore e più di continua esposizione agli schermi dei nostri dispositivi; innumerevoli le occasioni in cui eventuali richieste di chiarimento sui concetti esposti dai nostri docenti venivano “represse” sia da bug del sistema operativo che impediva l’attivazione del microfono, sia dalla modalità asettica e frontale della didattica a distanza, al netto di uno sforzo costante da riconoscere ai nostri professori .
Dall’altro, volendo affrontare la questione su un piano economico-istituzionale, le migliaia di studentesse e studenti che hanno scelto il nostro Ateneo, piuttosto che altri, lo hanno fatto per poter compartecipare di un processo costituente di saperi, attraverso l’incontro e lo scambio di idee, perché probabilmente affascinati dagli stessi edifici federiciani; compartecipare di questo processo di conoscenza non è certamente gratuito: ciascuno di noi ha speso e continua e spendere cifre nell’ordine delle migliaia di euro in iscrizioni, tasse regionali, libri di testo (senza voler considerare la condizione esosa dei tantissimi studenti fuorisede) a fronte all’assenza completa di erogazione di servizi complementari alla tutela del diritto allo studio, da parte dell’università, del tutto inesistenti quali segreterie e biblioteche.

Ristoranti, discoteche, teatri, cinema, strutture turistico-ricettive (fortunatamente) vanno riprendendo le loro attività; centinaia di industrie ritenute strategiche, per lo più quelle impegnate nella produzione di armamenti e nel settore della distribuzione alimentare e nella logistica delle merci, non si sono mai fermate; decine di migliaia di posti di lavoro sono andati persi. In una situazione così drammatica, che va a giustapporsi a quella ugualmente tragica delle famiglie degli oltre 30mila deceduti a causa del Covid19 e per dolo di una politica sanitaria che dalle nostre parti è stata teatro da un lato, di decenni di tagli lineari e dall’altro, di ingenti speculazioni dell’imprenditoria criminale grazie alla collusione di dirigenti delle aziende sanitarie locali e di una classe politica ignobile.
In questo quadro svilente la speranza della totalità della platea studentesca era quella di tornare a vivere gli ambienti dell’Ateneo, riallacciare legami e relazioni comunitarie che hanno resistito nel tempo alla modalità impersonale dell’Accademia della pandemia.

Ebbene non lasceremo che questa speranza delle studentesse e degli studenti venga così calpestata da una scelta deliberata.
Abbiamo scritto questo testo, pensandolo come un appello all’attivazione di tutti quelli che non accettano di vivere un altro semestre dietro ad uno schermo. Un appello alla mobilitazione di tutti quelli che vivono il disagio dell’assenza delle strutture universitarie per cui continuiamo a pagare.
Se siete dalla nostra parte copiate il testo e condividetelo dai vostri profili personali, diffondetelo nei gruppi di studenti in cui siete presenti; se anche il vostro dipartimento ha deliberato nella stessa direzione prendete parte all’attivazione!
Facciamo sentire la nostra voce già da ora; se le cose non cambieranno entro l’inizio del semestre troveremo le forme e i modi di prendere parola tutte e tutti insieme, dal vivo. Non lasciamoci negare il nostro diritto allo studio!”

Studentesse e studenti di Filosofia, Università Federico II

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