Biodigestore a Caserta: progresso ecosostenibile o pericolo per la salute pubblica?

Caserta. Nonostante le interrogazioni presentate da una parte dell’opposizione e nonostante la manifestazione organizzata dal Comitato ” Caserta grida No al Biodigestore “, neanche ieri, 16 giugno 2020, il Consiglio Comunale ha affrontato e dibattuto la questione del biodigestore a Caserta, in localita’ Centurano.

Innanzi tutto , si potrebbe pensare che   il cambio di sede dell’impianto, che, in un primo momento, avrebbe dovuto essere allocato in localita’ Ponteselice , sia un ” regalo” al Sindaco di San Nicola La Strada, Vito Marotta, il quale fin dall’inizio si era opposto alla realizzazione dell’impianto in quella zona.

Se poi vogliamo pensare male, molto male, potremmo dire che il buon Marotta, sostenitore di De Luca, ” stracandidato alla Regione Campania”, si sia rivolto proprio al Presidente affinche’ il Sindaco Carlo Marino cambiasse location. E, sempre a pensare male, potremmo quasi dire che Marino abbia risposto ” Obbedisco!”. 

Ma stiamo pensando male.

In ogni caso torniamo alle vicende casertane, purtroppo sempre le stesse, senza alcuna soluzione.

Recentemente, il Comune di Caserta ha affidato ad un professionista lo studio per la localizzazione del biodigestore a Caserta.

Le attivitá di verifica sono state svolte nella località di Mastellone, area compresa tra Garzano e il comune di Valle di Maddaloni, ivi difatti, dovrebbe sorgere l’impianto di trattamento dei rifiuti.

Già in passato molte sono state le perplessità sulla scelta di collocare la struttura in un’area urbana,  ritenendola incompatibile con il piano strategico ed urbanistico della città, che dovrebbe tenere conto dei vincoli di salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico, riconosciuti dall’UNESCO.

Va , in ogni caso, ribadita la necessita’   che le comunità locali attivino validi processi per la riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti e per il recupero degli stessi, mediante riciclo, reimpiego o reintroduzione nei circuiti produttivi.

Tuttavia la realizzazione dell’impianto comporterebbe una serie di impegni da parte dell’amministrazione nonché dei pericoli per la salute pubblica.

Innanzitutto l’assenza di una corretta politica dei rifiuti che incentivi la riduzione degli imballaggi, il riuso, il reimpiego, la promozione della raccolta differenziata, azione preliminare per predisporre una qualsiasi strategia di attività in tale settore a livello comunale e sovracomunale, contrasterebbe e limiterebbe i fini di utilizzo del biodigestore.

In secondo luogo, l’imponenza della struttura e la concentrazione delle attività di smaltimento in un’unica sede complicherebbe la soddisfazione ottimale del servizio. Mentre è ormai riconosciuta da tutti l’opportunità di realizzare impianti di dimensioni ridotte al servizio di pochi comuni, in modo tale da rendere più semplice e sicuro il lavoro.

L’attivitá di smaltimento creerebbe, tra l’altro, un evidente impatto sul traffico che deriverebbe dalla circolazione giornaliera degli autocarri per il trasporto dei rifiuti, non sostenibile dalla rete viaria esistente.

La scelta di posizionare il biodigestore nell’area di una cava dismessa, aumenta il carico di analisi e studi che vanno condotti sul territorio. Non solo le condizioni idrogeologiche ma anche il contesto naturalistico e paesaggistico di grande pregio delle ultime propaggini dei colli Tifatini, dovrà essere tenuto in conto ai fini dei fatti.

Infine, osservando le modalitá di smaltimento, possiamo dedurre una serie di rischi di impatto sia per l’ambiente che per la salute dei cittadini, soprattutto per color che vivono in zone limitrofi.

Il biodigestore opera i seguenti processi: trasforma i rifiuti organici e li miscela con dei batteri. Fatto ció si ottiene una miscela detta biogas.

Le operazioni conducono ad una fermentazione, che produce gas, immesso successivamente in delle vasche dove avviene la combustione.

Quello che viene ottenuto in queste centrali, può essere utilizzato per produrre energia oppure in agricoltura, come concime per i terreni.

Questi impianti sono stati presentati come fonti rinnovabili, in quanto ridurrebbero le emissioni di gas serra. 

Secondo l’Osservatorio Ambientale, il biodigestore non sarebbe peró innocuo.

Pare che il processo preveda la produzione di batteri sporigeni anaerobi. Il concime ottenuto sparso sui campi potrebbe avere ripercussioni serie sugli animali.

Inoltre il biogas ottenuto inquina, in quanto gas. La combustione può dare origine a spore. Nel 2011 la Germania fu interessata da una epidemia da escherichia coli. Alcuni ricercatori tedeschi attribuirono l’epidemia alla presenza di centrali biogas.

Il problema legato ai rifiuti e al loro smaltimento si potrebbe risolvere diversamente.

Le possibili soluzioni sono diverse, ma tutto partirebbe da una buona organizzazione di raccolta e smaltimento. Si potrebbe ricorrere al riutilizzo e al riciclo dei materiali tossici. In questo modo ci sarebbe una notevole riduzione nella produzione di rifiuti.

Intanto si fanno sentire, ancora una volta, le proteste dei cittadini e delle associazioni in merito alla costruzione del colosso.

Ieri, come sopra detto,  all’esterno del Palazzo Castropignano il comitato ”Caserta grida no al Biodigestore” ha organizzato una manifestazione di protesta.

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p class=”p1″>Secondo i manifestanti:
“Non è possibile-accettare un insediamento industriale di 40 tonnellate a 50 metri dalle abitazioni,dalle aziende agricole, da agriturismi, da coltivazioni biologiche, da comunità sociali, visto che Caserta ha una produzione annua di 8000t di rifiuti, ed essendo il Biodigestore un impianto a ciclo continuo”.

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