Canova e Righetti, storia di un’amicizia

Itinerari Vesuviani, quest’anno ci arriva attraverso il web: i rapporti tra Antonio Canova e Stefano Righetti

La XXXII edizione, come sempre guidata dall’architetto Celeste Fidora, dal titolo Il Vesuvio le Ville e L’Europa, si sofferma su intrecci, rapporti politici e scambi culturali tra la corte borbonica e le grandi dinastie europee

L’architetto Fidora spiega: «Antonio Canova si recò a San Giorgio a Cremano dai Righetti a villa Bruno e di sicuro la sua presenza ancora aleggia tra le pareti della fonderia della villa, una delle 121 dimore catalogate dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane e inserita nell’elenco delle ville vesuviane del Settecento.
La nobile famiglia dei Pignatelli di Monteleone che aveva il palazzo di città alla calata Trinità maggiore, ne fa la propria villa di delizia fino alla morte del duca Ettore Pignatelli, che l’aveva ereditata e del figlio Diego, tredicesimo duca di Monteleone. La villa e delizie dei Pignatelli di Monteleone iene in seguito acquistata da Gregorio Lieto che vi ospita a più riprese il cardinale Luigi Ruffo Scilla, arcivescovo di Napoli, legato con vincoli di parentela al più noto cardinale sanfedista Fabrizio Ruffo, fino a quando non diventa proprietà dei Righetti che, dopo ampie ricerche sul territorio napoletano, la ritengono adatta per allocarvi la loro fonderia. Righetti trova una grande opposizione, non solo dei confinanti ma anche della città stessa che riteneva l’impianto della fonderia estremamente pericoloso e temeva le conseguenze di uno scoppio delle caldaie durante la fusione. Placate le preoccupazioni, grazie all’intercessione del marchese Berio, ammiratore del Canova, il Righetti acquistò la casa nel 1816 ed allestì la fonderia che lavorò alacremente per il regno.
I contatti dei Righetti con il maggiore artista vivente, Antonio Canova furono stretti ed affettuosi. Nel 1806, non molto dopo la fuga dei Borbone dal Regno, nasce il desiderio di erigere un monumento a Napoleone a Napoli, e il nuovo sovrano, Giuseppe Bonaparte, si rivolge, come era ovvio, tenendo conto della grande stima in cui Napoleone teneva lo statuario, ad Antonio Canova il quale è deciso a realizzarlo in bronzo e non in marmo. Le vicende del decennio francese, la partenza di Giuseppe Napoleone, l’arrivo di Murat e infine, nel 1816, il ritorno sul trono di Ferdinando I, re delle Due Sicilie, cambieranno i programmi della realizzazione dell’opera e al cavallo già commissionato e in parte realizzato, dell’imperatore francese, si provvederà a dargli un nuovo cavaliere, Carlo III. 

Il Righetti acquista la villa nel 1816 ed allestisce la fonderia; tra il 1818 e il 1822, con il figlio Luigi, realizza la statua equestre di Carlo III; nel 1818 Canova si reca a San Giorgio a Cremano per esaminare il risultato della fusione della cera. Il 27 maggio 1819 si accende la fornace e dopo 12 ore inizia la fusione che, in soli 9 minuti, riempì la forma del cavallo. Conclusa la fusione a dicembre dello stesso anno Francesco Righetti muore. Nel 1822 fu commessa al Canova la statua di Ferdinando IV che egli ebbe appena il tempo di ideare poiché morì e nel 1823 fu bandito un concorso per il completamento del progetto della statua, vinto dallo scultore Antonio Calì.
La storia dei cavalli termina nel 1829 quando le due statue equestri di Carlo e Ferdinando di Borbone vennero collocate dinanzi al palazzo reale di Napoli .
Nel 1877 la villa passò ai Bruno ed anche questa famiglia vi impiantò un’attività produttiva: una importante vetreria. Costoro ne rimasero proprietari fino agli anni ’80 quando la vendettero al Comune di San Giorgio a Cremano.»

Stefano Righetti

Il 4 dicembre 1815, Thomas Lawrence delineò il ritratto di Stefano Righetti per poi donarlo a Canova nel 1819, durante il suo viaggio a Roma.
Il dipinto, cui Canova era particolarmente affezionato, passò a Possagno nel 1829, quando monsignor Sartori chiuse lo Studio romano di Canova e trasferì tutti gli oggetti d’arte lì contenuti nella Casa dell’artista. Fu collocato nella stanza natale, accanto alla bacheca degli strumenti di lavoro e delle onorificenze canoviane.

Questo autoritratto, un olio su tela, riporta in basso la scritta A.Canova si dipinse 1799

Da domenica 14 giugno Canova e Righetti è disponibile  sulle pagine Facebook di Fondazione Ente per le ville vesuviane, Associazione Amici delle Ville e dei Siti vesuviani e Celeste Fidora

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