Camorra. Pasquale Zagaria non ritorna in carcere

Casapesenna. Il boss imprenditore del clan dei Casalesi, Pasquale Zagaria, fratello del capoclan Michele, ai domiciliari da aprile per effetto della circolare del Dap del 21 marzo per l’emergenza coronavirus, non torna in carcere.

Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari ha trasmesso gli atti del fascicolo di Pasquale Zagaria – messo agli arresti domiciliari nell’aprile scorso per motivi di salute per l’indisponibilità delle strutture sanitarie sarde, tutte riconvertite e destinate all’emergenza Covid – alla Corte Costituzionale.

Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari ha infatti sollevato eccezione di illegittimità costituzionale del decreto (29/2020), emanato per frenare la scarcerazione di malavitosi durante la pandemia.

I giudici hanno ritenuto non manifestamente infondate le osservazioni dei legali del boss della camorra riguardo al Decreto che disponeva la revisione del provvedimento di concessione dei domiciliari.

Quindi Zagaria non rientra in carcere.

Il motivo è legato all’indisponibilità delle strutture sanitarie della Sardegna, dove e’ detenuto, tutte riconvertite e destinate all’emergenza Covid, di potergli garantire la prosecuzione delle cure per una neoplasia diagnosticata a fine ottobre 2019. Pasquale Zagaria, resta ricoverato in un ospedale lombardo; le sue condizioni si sono aggravate qualche giorno fa.

I giudici hanno accolto la questione avanzata da Lisa Vairo e Andrea Imperato, legali di Zagaria, secondo cui il decreto legge sarebbe incostituzionale perche’ limiterebbe l’autonomia e l’indipendenza dei giudici, riducendo il loro potere di valutazione in merito alla decisione di revocare i domiciliari. Sara’ la Corte Costituzionale a decidere. 

Per il Tribunale sardo presieduto da Riccardo De Vito, il decreto del Governo, ribattezzato “Decreto Bonafede” perche’ fortemente voluto dall’attuale Ministro della Giustizia, violerebbe non solo, come indicato dagli avvocati, principi fondamentali come quelli contenuti negli articoli 3 (principio di eguaglianza), 27 (principio di umanità della pena) e 32 (diritto alla salute) della Costituzione, ma anche gli articoli 102 e 104 relativi all’ordinamento della Giustizia, perche’ realizzerebbe un’illegittima ingerenza del potere esecutivo-legislativo in quello giurisdizionale. “Il magistrato – spiega l’avvocato Andrea Imperato, legale di Zagaria – ha colto i profili specifici di criticita’ della legge, ponendoli in relazione ai diritti fondamentali della nostra Costituzione, penso in particolare al diritto alla salute, che va garantito a tutti i cittadini”.

Pasquale Zagaria, detto ‘Bin Laden’, fratello del capoclan latitante Michele, è considerata la “mente economica” dei Casalesi. Nei primi anni 2000, il clan riesce ad entrare nella gestione degli appalti che partono dal Ministero per le Infrastrutture (a cui capo allora vie era il ministro parmigiano Lunardi) e, attraverso Parma, arrivano alle ditte indicate dai Casalesi. Nel 2009 vengono sequestrati beni immobili per oltre 20 milioni di euro, molti dei quali a Parma, intestati ad Aldo Bazzini, Francesca Linetti e allo stesso Pasquale Zagaria.

 

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