Covid  – 19 Il “Buen retiro” dei nostri esuli dal nord e la speranza vana di un sud migliore

Covid  – 19 Il “Buen retiro” dei nostri esuli dal nord e la speranza vana di un sud migliore

Purtroppo viste le reazioni e con i presupposti che hanno visto partecipi la mia gente o quello che dovrebbe essere tale, per le Due Sicilie c’è poco da stare allegri, anzi.

Ricordo il famigerato fuggi fuggi dalla Lombardia dell’8 e 9 marzo, certamente provocato apposta per alleggerire la Lombardia ma di cui ancora non si conoscono i dettagli e i responsabili.

Ricordo con dolore le reazioni talvolta smodate di taluni di noi, le invettive, gli improperi nei confronti dei nostri in viaggio verso casa, ogni modo, molti istintivamente hanno pensato magari di proteggere il Sud e ad evitare che si realizzasse la squallida profezia di Feltri dell’Italia unita dal virus, concentrati sulla fragilità della sanità delle regioni dell’ex Regno piuttosto che sulla gestione di quell’inevitabile flusso di persone. Talvolta la cattiveria si è spinta fino alla speranza di augurarsi il peggio per questi nostri poveri sventurati concittadini “di stanza” al nord, per lavoro, per studio, non certo per gusto o diletto.

Abbiamo dimenticato subito, in tanti di noi, perfino qualche leader, il nostro “pane quotidiano” di lotta identitaria, inutile nascondere che si è sottovalutato il fascino dell’oscurità.

Anche i cuori più puri sono attratti da esso, come accaduto in questo caso .

Molti dei “miei” collaboratori hanno ragionato così e qualcuno ha anche alzato i toni in modo del tutto fuori luogo.

Mi sono dovuto sorbire le ragioni dei “niet” da parte di chi lavorava in qualche struttura sanitaria, da Napoli a scendere giù, accusandomi di ingenuità e talvolta di qualcosa di molto meno aulico dell’innocenza, per non dire di quelle “neomegere” del nostro cosmo, pronte a confermare catastrofi, che per fortuna non si sono viste.

La mia linea è stata fin dal primo momento quella di guardare oltre il pericolo, meditando il modo di come aiutare quelle persone emigranti e precarie certamente, ma anche aiutare la Lombardia ad alleggerirsi e affrontare meglio la catastrofe.

Mi sono ritrovato, almeno via web, quasi solo, aiutato moralmente da pochissimi intimi, ricevendo aggressioni continue da personaggi da libri pirandelliani in stile “Uno, nessuno e centomila”, condannato perché quel modo di affrontare l’emergenza, purtroppo un caso unico, era l’espressione solo di una grande forza costruttiva.

Quello che invece si vede in giro è purtroppo poco coraggio e tanta pusillanimità, tante chiacchiere inutili, in qualche caso persino odio gratuito. In verità in questa battaglia solitaria non posso non ricordare il coraggio del calabrese Paolo Spadafora del M24A, che è parso uno dei pochi a sposare la mia scelta, anzi lui è stato molto più coraggioso e positivo.

Le sue parole in contrasto con le accuse e le aggressioni che giornalmente ho dovuto sorbirmi, sono state balsamo.

In una nota, Mario Bellotti mio alter ego dei CDS al nord dice: ”Conte lo ha dichiarato a mezza bocca, ma chi ha davvero la forza di affermare che oggi è il Sud che deve diventare trainante per l’economia italiana se la mentalità comune è questa? Se il senso di identità è così debole, confuso e superficiale? Chi crede che l’intero settore dei servizi può essere ripensato ed organizzato spalmandolo sull’intero territorio, arrivando fino ai paesi? Che vanno fatti enormi investimenti nelle infrastrutture meridionali? Chi ha il coraggio di opporsi alla mentalità da bottegai di Confindustria (e lo dico da convinto liberale!) e ribattere che gli industriali del Nord non possono pensare di avere la fabbrichetta dietro al giardino della villa? Chi ha il coraggio di accelerare sulla determinazione dei LEP e poi attuare questa riforma sull’autonomia regionale, che cancella ogni alibi? E infine chi vuole riprendere in mano l’antico progetto di Tremonti di una grande Banca del Sud con S.A. Carlo di Borbone come presidente onorario? “

Purtroppo, notate le reazioni e con i presupposti che hanno visto partecipi la mia gente o che dovrebbe essere tale, per le Due Sicilie c’è poco da stare allegri, anzi.

Forza e onore!

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