Memorie di guerra del preside Sante Grillo, storico ed ‘eroe’ della seconda guerra mondiale

Certa di fare cosa gradita ai lettori appassionati di storia e cultura, 

la redazione di “LoSpeakersCorner.eu” pubblica a puntate le memorie di guerra del preside Sante Grillo, che, durante il secondo conflitto mondiale, nel 1943, era Sottotenente del 454° Nucleo Antiparacadutisti di stanza a Scicli, in provincia di Ragusa.

Dedico questa mia piccola fatica ai miei cari lettori. Pochissimi, per la verità, ma non per questo meno cari e a … coloro che sono oggetto del mio affetto anche se non non tutti, oggi, possono percepirne il calore in questa nostra dimensione terrena (Sante Grillo).

Si va verso il Sud della Sicilia.

Un caporale dell’ufficio mi informò che l’aiutante maggiore desiderava parlarmi: la cosa mi sembrò strana dal momento che, di solito, mi chiamava personalmente usando il telefono interno. Infatti da qualche mese ero stato assegnato all’ufficio matricola ufficiali in sostituzione di un impiegato che nel frattempo si era ammalato. Incarico che mi era piaciuto moltissimo , tanto che quasi subito mi impadronii della situazione ed ero riuscito a rendermi quasi indispensabile. In ogni modo lasciai tutte le carte sulla mia scrivania e salii al piano superiore per  sentire che cosa volesse.

Quando entrai vidi che ero stato preceduto da un certo numero di ufficiali che confabulavano fra di loro. Erano in tutto sei: due tenenti e quattro sottotenenti; io ero il quinto dei sottotenenti. C’era un po’ di sorpresa nel viso di tutti: evidentemente nessuno, come il sottoscritto, sapeva di cosa si trattasse. Per me era una novità in assoluto perché ero spesso chiamato a conferire con il mio superiore diretto, ma non con il aiutante maggiore. Non ci fu altro tempo perché proprio lui in persona entrò e noi lo accogliemmo sugli attenti. Ci salutò, sedette alla sua scrivania e venne subito al sodo.

«Vi ho convocato perché ho un incarico speciale per voi. Da questo momento ognuno di voi comanderà un nucleo antiparacadutisti di formazione e raggiungerà una propria sede come da piano prestabilito. Ogni nucleo avrà un suo numero di riconoscimento ed una sua sede. Vi sarà consegnato subito un foglio di viaggio e ciascuno di voi raggiungerà la sede stabilita per provvedere agli accantonamenti per il reparto. Vi auguro buona fortuna

Non ci fu data alcuna possibilità, non di replica,  ma almeno di richiesta di ulteriori chiarimenti. Forse  non c’erano alternative e i chiarimenti li avremmo ricevuti con successivi ordini, che avrebbero stabilito il perché ed il come.

Ci guardammo per un attimo con un moto di apprensione e uscimmo insieme dall’ufficio

Subito dopo, pur non sapendo ancora  a che cosa si andasse incontro, cosa fosse un nucleo antiparacadutisti, quale fosse il suo compito, al di là delle parole che già lo definivano, venne naturale un grosso sospiro di sollievo: era certo che non stavamo andando in Grecia, che non stavamo per partire per la Russia, che non si andava neppure in Jugoslavia ed ancor meno nell’Africa Settentrionale; restavamo in Sicilia.

Le situazioni erano molteplici e non tutte erano desiderabili.

In Russia la situazione non era delle più brillanti: una quindicina di giorni prima era stato costituito un reggimento di formazione con la partenza di quasi tutti i quadri disponibili ed io non ero stato compreso perché al momento ero impegnato nell’ufficio matricola. Il reggimento aveva assunto il numero 333 e fu subito destinato nelle vicinanze di Catania  dove avrebbe dovuto addestrarsi per affrontare le steppe russe.

Un’alternativa sarebbe potuta essere la destinazione in Jugoslavia in regime di occupazione da parte delle truppe italiane e tedesche. Avrebbe dovuto essere una zona pacifica ma le notizie che giungevano da quel fronte non erano “rose e fiori”. Le truppe italiane erano spesso soggette ad agguati da parte dei cosiddetti partigiani e quelli che non morivano subito erano sottoposti a torture indicibili. Torture che facevano desiderare la morte.

In Africa settentrionale le cose sembravano che andassero meglio: in quel momento le truppe dell’Asse andavano avanti ma dopo ritirate così dette strategiche che non facevano bene sperare in azioni future, visto che il fronte si era spostato spesso ora avanti ora indietro.

Era evidente che qualunque altra alternativa non era appetibile e quindi il nuovo incarico con la nuova destinazione era, diciamo, accettabile. Eravamo destinati tutti nella provincia di Ragusa ed io avrei dovuto raggiungere Scicli. Non l’avevo mai sentita nominare ma non dubitavo che esistesse giù nel profondo della Sicilia.

Il mio primo movimento fu quello di andare a consultare una carta geografica che mi facesse avere una migliore conoscenza circa l’ubicazione del paese  E così ebbi la certezza che bisognava scendere giù, giù in fondo alla Sicilia per riconoscerla in un puntino che spuntava timidamente dalle propaggini dei monti Iblei.

Ci informarono che al ritorno dalla missione esplorativa ci sarebbe stato assegnato il reparto oltre ai materiali indispensabili. Il mio reparto sarebbe stato il 454° Nucleo Antiparacadutisti.

Il viaggio non fu dei più semplici ma poiché eravamo in sette, trovammo il tempo per scherzare e ridere anche se nel profondo dell’animo il nostro pensiero andava inevitabilmente alle nostre famiglie e ad un futuro che non potevamo conoscere per la novità del compito e del territorio nel quale avremmo dovuto operare.

I nuclei in questione erano reparti operativi in modo assolutamente autonomo ed in dipendenza di fatti imprevedibili fra i quali, naturalmente, il lancio di paracadutisti nemici.

Dopo Siracusa cambiammo treno: le vetture erano ancora più antiquate, la velocità,  ridottissima, i binari  sconnessi e cominciò la solfa delle fermate, delle fermatine, dei ritardi, comunque si andava avanti e ad Ispica scese il primo di noi, poi scesi io.

Durante il viaggio avevamo avuto il tempo di sceverare tutte le nostre supposizioni su quanto avremmo dovuto fare con i nostri reparti. Ognuno di noi ci mise la sua nel crogiuolo delle supposizioni e ne venne fuori una miscellanea di considerazioni che spesso non collimavano fra di loro.

Dopo Scicli sarebbero scesi gli altri a partire dalla fermata successiva che sarebbe stata  Ragusa. A guardare bene sulla carta geografica i paesi ai quali eravamo destinati formavano un grande ventaglio con il centro di radiazione nel capoluogo di provincia.

Quando saltai giù dal treno ero un po’ frastornato: ero solo e mi rimaneva la curiosità a tenermi compagnia.

Mi venne incontro un sottufficiale che conosceva il mio nome e che mi accompagnò al Comando del Presidio. Temevo peggio e ritenni il fatto bene augurante ma, guardandomi intorno, il paesaggio era brullo ed il paese  mi parve situato al fondo di un grande tegame: circondato interamente da colline  tufacee con profonde fenditure di roccia e sentivo un caldo pazzesco. Feci spallucce, ero ormai lì e non avevo altra scelta, per il resto si sarebbe visto. – (Fine prima parte)

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