Caiazzo. Comune: niente pubblicità neanche per i milioni di fetidi pannoloni da ospitare!?

Si prospetta di particolare interesse il Consiglio comunale convocato per le ore 16,30 di venerdì 28 febbraio (seconda “chiama” per la stessa ora del successivo lunedì) non tanto per gli argomenti, pur interessanti, iscritti all’ordine del giorno, scaricabile cliccando sulla foto, quanto per la prevista discussione di due importanti interrogazioni, rispettivamente proposte dal consigliere Amedeo Insero e dai suoi colleghi Marilena Mone e Michele Ruggiero, leader del gruppo “Bene Comune”, dopo il ricorso al prefetto per insoddisfazione dello stesso gruppo.

In particolare è l’interrogazione del sempre attento Insero a tenere sulle ambasce numerosi caiatini (ma non solo), probabilmente ignari della seduta, come ormai consueto, non pubblicizzata dall’ente locale e che peraltro si terrà nell’emarginato palazzo Mazziotti ove da qualche tempo, in buona sostanza, è stata relegata la sede comunale nonostante la disponibilità del centrale palazzo Egizi, ex sede scolastica che affaccia su piazza ex Verdi, molto più agevole per l’utenza ma evidentemente non comoda per gli addetti che, non è dato sapere come, hanno stabilito tale dislocazione, purtroppo temuta a lungo termine.

Insero infatti (unico amministratore caiatino?!) stigmatizza l’apprensione della comunità, non solo locale, per la paventata attivazione di un impianto per recupero e manutenzione di “POP”, fuor di (fuorviante) metafora, acronimo di Prodotti Assorbenti per la Persona, cioè -ancor più chiaramente- assorbenti intimi, pannolini e pannoloni, ovviamente pregni di escrementi, orina e quant’altro intuibile e più che sufficiente per allarmare tanta gente che, nel (sospetto) silenzio istituzionale, anche attraverso i social hanno invano esternato grosse preoccupazioni e perplessità tali da far già prospettare il blocco cittadino, sulla falsariga di quanto verificatosi quando altri intendevano regalarci un impianto per la produzione di pelli di pesce, allora come ora, “demetaforizzato” in conceria.

Allora come ora paventando nuovi posti di lavoro, stavolta forse neanche tanto immaginari, atteso che, come sottolineato dall’attento Insero, il paventato impianto dovrebbe soddisfare un bacino prossimo al milione di utenze, quindi escrementi e quant’altro proveniente evidentemente anche da altre regioni.

Forse non tutti avendo ponderato quanti milioni di pannoloni, tampax e similari contenitori di umane “fuoriuscite” verrebbero quotidianamente relegati -e col tempo ammassati- nel comprensorio, finora a vocazione turistico-ricreativa grazie a tenaci imprenditori locali: uno per tutto Franco Pepe, gli eredi del quale magari potrebbero essere costretti a trasformare i forni, sì da poter incenerire defecazioni anziché sfornare le  attuali, arci-famose pizze.

Preoccupa non poco, altresì, che già alcuni Comuni avrebbero assicurato la propria adesione, si presume ben rassicurati di sbolognare (rectius: “scaiazzare“) altrove il proprio merdùme (https://www.dizionario-italiano.it/dizionario-italiano.php?lemma=MERDUME100).

Argomento, quindi, su quale, nonostante il silenzio istituzionale che traspare, opportunamente ha posto l’indice Insero, a sostegno del quale sarebbe auspicabile il supporto non solo dell’intera minoranza, ma anche dei sodalizi, magari non solo cittadini, beninteso, se non politicamente soggiogati come alludono le immancabili male lingue.

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